La mia 50 km del Gargano 2013

E’ accaduto che i più veloci della 10 km hanno doppiato i più lenti della 50 km, i quali, invece di fare un altro giro, li hanno seguiti quando questi hanno preso il largo. Sono stati chiamati, richiamati e invitati a percorrere il secondo giro. Niente! Erano diventati sordi! Urge inserire l’esame audiometrico nella visita d’idoneità all’atletica leggera. L’inghippo ha riguardato pochi e non ha influito sulla classifica, ma è deprimente che una gara parta con il piede sbagliato.

foto 2Un’ora dopo, è partita la mezza e la maratona che, dovendo eseguire un solo giro cittadino, non hanno avuto problemi.

I giri in città sono stati il tallone di Achille della manifestazione. E’ difficile per i giudici tenerne il conto; è complicato scarabocchiare sul terreno il percorso, perché le gare in programma non prevedono lo stesso numero di giri. Il chip, oltre che a fare giustizia, sarebbe stato un ottimo deterrente, non era previsto.

Poi tutto è filato liscio, su un percorso entusiasmante da un punto di vista naturalistico, non tutte le gare potendo offrire montagna, mare, non uno ma due laghi, non una sola isola ma un arcipelago.

C’era fresco fino a ieri da queste parti, oggi fa caldo. Sono le ore 15:00, nel cielo non c’è una nuvola, il sole picchia, la luce è abbagliante.

foto 3Completati i due giri piccoli, se ne compie un altro più grande tra gli ulivi secolari della campagna circostante, per passare per la terza volta dalla partenza.

La ricreazione è finita, si comincia a fare sul serio verso l’undicesimo chilometro, dove la strada s’innalza. Ripeto a me stesso di stare calmo, perché 50 km sono lunghi da passare. Ma le gambe vanno, non riesco a trattenerle. Dall’alto, il lago di Varano appare piatto come una tavola tondeggiante; dall’immobile Adriatico spuntano tre ninfe, San Nicola, San Domino, Caprara.

Scompare dalla vista il lago, e anche la salita finisce. Globalmente, l’altimetria va dai 165 m di Cagnano ai 220 m del giro di boa, ma non mancano tratti pianeggianti e discese, nelle quali le gambe si allungano a meraviglia. Il caldo potrebbe presentare un conto salato nel finale, ma i freni della mente, questo pomeriggio, non funzionano.

Anche per tutto il tratto di percorso che corrisponde al panorama sul lago di Lesina, il sistema locomotore prevale su quello nervoso.

foto 4Al 29 km, poco prima che compaiono le prime case di Sannicandro Garganico, bisogna fare dietro front. Prima di volgere le spalle, cerco d’individuare le cime innevate della Maiella e del Gran Sasso. Niente da fare! Il caldo le ha avvolte in un tenue velo di foschia. Per ancora un pò, l’Adriatico appare luminoso ed immenso.

Man mano che il sole va a nascondersi dietro i monti, le acque del mare e dei laghi costieri assumono riflessi rosati. La temperatura più fresca mi mette le ali ai piedi. Verso il 40° km, accuso un senso di oppressione allo stomaco, segno che la benzina sta finendo. “Diamine! Almeno faccio di corsa fino alla distanza della maratona”, dico a me stesso. Errore! Giunto al 42° km, scoppio, e mi faccio tutti al passo gli ultimi 8 km di discesa, ben sfruttata da chi ha saputo dosare le energie.

Non vedo l’ora di giungere al traguardo. Gli unici punti di riferimento sono le bianche case di Carpino e Cagnano, sdraiate sulla collina come pecore addormentate, che sembrano non arrivare mai. Riesco a tagliare il traguardo prima che scenda la sera.

Se la gara ha presentato la sbavatura dei primi chilometri, l’organizzazione del post-gara è stata perfetta, eccezionale per qualità, quantità ed inserita in un contesto di sana baldoria. Pasquale Giuliani si è servito della collaborazione del prete-maratoneta, don Luca, che ha messo a disposizione l’atrio della parrocchia ed ha rinunciato a correre per coordinare il gran lavoro del pasta party.

La cura dei particolari s’è vista già nell’originale grafica del blocchetto dei buoni pasto, inserito nel pacco gara. Tutto quello che è stato servito è stato preparato al momento, sotto gli occhi dei commensali. Non insalata russa preparata giorni prima, messa in frigo e servita il giorno della gara, come ho visto nelle maratone scandinave. Troppo facile essere efficienti in questo modo! E neppure lasagna riscaldata e affettati, come ho visto altrove.

I piatti di pasta erano fumanti, le bruschette condite all’istante con pomodoro fresco coltivato nel Tavoliere, la salsiccia arrostita sui carboni ardenti e proveniente da animali al pascolo come i maratoneti hanno visto lungo il percorso, cozze fresche e piene allevate nei due laghi costieri, dolci fatti in casa, ecc.

Altrove gli accompagnatori pagano. Qui c’era tanta roba per gli iscritti che poteva bastare anche per moglie, figli, nipoti, nonni e suoceri. Da tener conto che i Supermaratoneti hanno pagato 20 Euro d’iscrizione e il più previgente, Ferdinando Gambelli, soltanto 15 Euro. Da ricordare, inoltre, che per essi il ritiro dei pettorali è avvenuto per via prioritaria, non con il sovraprezzo come nella Ryanair, ma con riduzione di prezzo.

Non c’era un’unica fila, ma tante quanti erano i buoni ricevuti. L’attesa era allietata da musica, canti, balli con la pizzica in evidenza, sorteggio premi. Non è stato tutto velocissimo, comprese le classifiche? E’ il bello della diretta! E’ stato piacevole, nel fresco della sera, al chiaro di luna, trattenersi fino alle prime luci dell’alba.

Mi sono attardato sulla qualità del post-gara, stavo dimenticando di riferire che la 50 km è stata vinta da un certo Giorgio Calcaterra e la maratona da un certo Alberico Di Cecco.

Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)

Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)

Clicca qui per le foto (di Pupetta Greco)

Clicca qui per le classifiche

foto 5

foto 6

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche