La mia 6 ore di San Michele 2013

Enrico Vedilei, avuto sentore dell’ira della dea, era corso ai ripari, eliminando la parte sterrata del tracciato ed evitando che i concorrenti s’impantanassero nel fango. Il circuito, previsto di 1288 m, s’è ridotto a poco più di 800 m tutti asfaltati, con la conseguenza che il trail è rimasto soltanto nella denominazione.

Alle ore 13:30, appena i concorrenti si sono adunati in piazza, la pioggia s’è abbattuta sulle quattro case del paese. Percorsi pochi chilometri, è cessata ed un caldo umido e afoso ha reso più dura la fatica nella parte in salita del percorso, mentre c’era vento nella parte in discesa. Quindi, ha ricominciato a piovere; poi, è tornato il sereno; di nuovo, nuvoloni neri carichi di pioggia hanno attraversato il cielo. E’ mancata solo la neve, che la dea, pietosa, s’è limitata a farcela vedere da lontano, sulle alte montagne. Conclusa la gara, la Primavera s’è placata ed il cielo s’è dipinto dei colori tenui del tramonto.

Vendetta eccessiva! Non proprio! Certo, non si aspettava di essere tradita anche dai podisti. Non bastavano le prevaricazioni subite da parte di colori che producono frutta e verdure insipide al di fuori delle stagioni stabilite?

foto 3E’ stato più facile del previsto raggiungere Villa Iubatti: “Abbandonata l’autostrada ad Ortona, girare a sinistra per 700 m; alla rotonda del carro armato, andare verso le montagne per 5 km; alla Conad, voltare a sinistra e dopo 1 km si giunge in quest’agglomerato di case, situato a pochi chilometri dal mare ed ai piedi del massiccio della Maiella, che contiene 200 abitanti”. Dalle luminarie, s’intuisce che il paese è in festa e celebra San Michele, patrono della città. Il nome raffinato del luogo mi aveva fatto pensare ad un grandioso palazzo baronale attorniato dalle modeste case della servitù contadina. Può darsi che il barone ci sia stato un tempo; adesso ci sono poche case in parte abbandonate dai contadini che, progrediti nella scala sociale, si sono trasferiti nelle villette della periferia.

La parte in discesa del circuito, passando per la piazza, spacca il paese in due; la parte in salita avvolge la periferia di un solo lato ed è costeggiata da vigneti ed uliveti.

La mia corsa è stata svogliata e sofferta nella prima ora. Se si fosse disputata nel catino di una pista di atletica, certamente non avrei resistito per sei lunghe ore. Poi, un po’ mi sono assuefatto alla monotonia del circuito, un po’ mi ha distratto la campagna e la visione delle superbe montagne d’Abruzzo, ed ho tirato per ancora due ore. Ormai anestetizzato, la seconda metà è stata tutta in discesa. 52,780 sono stati i chilometri percorsi. Che si vuole di più dalla vita!

Dati i tempi magri, sono stati premiati soltanto le prime 8 ed i primi 15 assoluti.

Non è stato un fatto positivo non conteggiare i metri dell’ultimo giro, con i quali alcuni avrebbero potuto coprire la distanza della maratona. L’imperturbabile Mario Liccardi, distributore di punti maratona, non imiti la dea e sia lieve con loro.

Il Trittico si concluderà in Romagna. Dal paesaggio bucolico ed agreste di Villa Iubatti si trasferisce in quello musivo e barbarico di Ravenna.

Il trio Accorsi-Gozzi-Vedilei corra ai ripari. Plachi l’ira funesta della dea immolando sull’ara cento giovenche.

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