La mia 6 ore di Teodorico 2013

Non è che tanta riverenza la meritasse, Teodorico. Trattò con disprezzo gli autoctoni, facendo di tutto che non si mescolassero ai Goti. La vecchiaia lo rese sospettoso, vendicativo e fece uccidere Simmaco e Boezio, che erano innocenti. Morì nel 526 a 72 anni, e la leggenda lo vuole precipitato nell’inferno attraverso la bocca di un cratere situato al centro dell’isola di Lipari. Quando, con il permesso dell’imperatore romano d’oriente, si mosse dalla Pannonia, per riportare l’Italia sotto il dominio di Bisanzio, aveva con sé 250.000 uomini. Ne perse 50.000 combattendo contro gli Eruli di Odoacre. I discendenti di quei 200.000 sono distribuiti in tutta la Penisola.

In questo luogo carico di storia e gradevolissimo dal punto di vista ambientale, si è corsa, sabato, 22/06/2013, la 1^ 6 ore di Teodorico, ultima prova del Trittico d’Estate. E’ grazie a quest’ultima gara, disputatasi il primo giorno dell’estate, che il Trittico ha potuto fregiarsi del nome, essendosi svolte le prime due in piena primavera. L’estate incassa, ringrazia e offre doni.

foto 2Ma quali doni poteva dispensare se non il caldo? Al resto hanno pensato gli organizzatori, fissando la partenza alle ore 14:00, che poi erano le 13:00 orario solare. Sono corsi ai ripari inserendo nel pacco gara un berretto con velo cervicale di qualità.

Alla periferia del parco, a circa 300 m dal mausoleo, Enrico e compagni hanno disegnato un percorso di 965 m, quasi piatto, generoso di curve e controcurve, che al primo impatto ha generato qualche insicurezza, scomparsa dopo il primo giro.

Con il codino più lungo, si è rivisto Paolo Gilardi, che ha festeggiato la sua 150^ maratona. E’ salito in cattedra alla sua maniera quando, prima del fischio d’inizio, ha preso la parola per ricordare quanti non sono più fra di noi, mentre da lontano, mossi dal vento, i cipressi ondeggiavano sulla tomba del Re.

E via per i sentieri di un bellissimo tracciato, un mix di terra e strada bianca, tra oche, papere, laghetto, ponticello di legno, distesa di ninfee, alberi, con sullo sfondo, separato da un immenso prato verde, il mausoleo. Tutto questo ben di dio bisognava rivederlo 44 volte per poter coprire la distanza minima della maratona. Ad onor del vero, il caldo è stato più sopportabile di quanto si potesse prevedere.

foto 3Ho corso per due ore. In un luogo così interessante, non potevo mai perdonarmi di non aver scattato delle foto. Ne ho collezionate più di 250. Quando a due ore dalla fine, lo speaker mi ha ricordato che i miei giri percorsi erano soltanto 26, ho smesso di fare il principiante fotografo e ho ripreso a fare l’esperto maratoneta. In un’ora ne ho inanellati 13. Per completare la distanza della maratona ne mancavano 5, che ho fatti con in mano la macchina fotografica per catturare i colori malinconici del giorno che stava finendo.

In 57 sono stati quelli che hanno percorso almeno qualche giro; in 42 quelli che hanno macinato 42,195 km ed oltre nelle 6 ore; ai più lenti sono stati concessi tempi supplementari per poter coprire la distanza della maratona.

A fine gara, scarpe, calze e gambe erano bianchissimi di polvere. Solo al di sopra del ginocchio la pelle riprendeva il proprio colore. In queste condizioni, non potevo farmi 650 km di treno con cambio a Rimini. Non essendo prevista la doccia, ho messo un piede nel lavandino. Ahimè! I rubinetti funzionavano a pedale! Né potevo, dopo 6 ore di corsa, compiere l’acrobazia di spingere con l’altro piede il pedale, senza correre rischi. In quest’ultima settimana, qualcuno ha evocato banalmente le maratone tedesche e svizzere, in un contesto che c’entrano come i cavoli a merenda. In quei paesi si corrono maratone grandi e piccole, ricche e povere, belle e brutte, bene organizzate e male organizzate, calde e fredde; alcune sono migliori delle nostre, altre peggiori. Per quanto riguarda la Germania, che conosco meglio, devo dire che la doccia non manca quasi mai; se il traguardo è in piena campagna, le montano all’aperto.

foto 4La premiazione dei vincitori della gara e del Trittico d’Estate è avvenuta sul prato con alle spalle l’insigne monumento, mentre un altro giorno se ne andava. Nerino Paoletti e Matteo Teodorani hanno vinto ex aequo con 70,180 km; Tiziana Sportelli s’è imposta con 62,460 km. Questa la classifica del Trittico: 1) Ruggero Silimbani, 2) Roberto Albertini, 3) Graziano Guerrieri, 4) Maurizio Teggi. 5) Francesco Capecci; Tiziana Sportelli è stata l’unica donne ad aver concluso le tre prove.

Naturalmente, conquistata l’Italia, i Goti non la restituirono a Bisanzio, che inviò un esercito agli ordini di Belisario. La guerra greco-gotica durò 18 anni (535-553) con la vittoria dei Bizantini. L’Italia ne uscì distrutta. Queste le sue condizioni secondo lo storico Cassiodoro: “In Emilia gran parte della popolazione era costretta ad abbandonare le proprie case e a migrare sulle rive del mare, sperando di trovarvi di che sfamarsi. In Toscana gli abitanti andavano sui monti a raccogliere ghiande per macinarle e farne un surrogato del pane. Quelli che si ammalavano diventavano pallidi e smunti, la pelle s’inaridiva e si contraeva sulle ossa. Le loro facce assumevano un’espressione stupefatta, gli occhi si dilatavano in una specie di spaventosa follia. Alcuni morivano per aver mangiato troppo quando trovavano cibo. I più erano talmente dilaniati dalla fame che, se vedevano un ciuffo d’erba, si precipitavano a sradicarlo. Quando erano troppo deboli, per riuscirvi, si buttavano bocconi per terra, con le mani contratte sulle zolle. Si verificarono episodi di cannibalismo…”

Non era finita. Nella primavera del 568 un’orda di 300.000 uomini e una moltitudine di armenti si misero in marcia verso l’Italia. Erano i Longobardi. Un nuovo flagello.

E noi ci lamentiamo dello spread!

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