Completavano il quadro di famiglia le due nipotine, che hanno fatto bene ad addormentarsi subito, dando la possibilità a mamma Valentina e papà Gonzalo di dedicarsi totalmente ai 108 romantici, convenuti per correre in una notte d’estate.
E’ facile notare che anche fra gli imprenditori podistici prevalga il modello familiare che caratterizza le aziende italiane.
Questa terza edizione, anticipata rispetto alle precedenti, ha avuto come protagonista Francesco Capecci, che ha celebrato 40 anni di attività podistica. Tutto era cominciato il 23 luglio 1973 con una gara di 25 km. Da allora, di acqua ne è passata sotto i ponti. All’appuntamento, si è presentato fresco della MPI della 6 giorni su strada con 560,184 km, stabilita sul Lago Pantano due settimane fa. Non si contano i chilometri divorati: fra maratone e ultramaratone pare ne abbia corse più di 500. Ha dimostrato, poi, non comuni doti di organizzatore di gare (Maratona sulla sabbia, 6 ore sotto le stelle, Io sto con Telethon) ed indubbie doti politiche, facendosi rieleggere nel C.D. del Club Super Marathon Italia.
Insomma, Alberto dal cielo si è certamente compiaciuto vedendo il suo DNA della corsa degnamente trasmesso nel figlio Francesco.
Il braccio sud del porto, il più lungo, che s’inoltra in mare aperto, è stato il luogo della tenzone notturna durata sei ore: quasi 2500 m, fra andata e ritorno, di percorso. Arrivati al giro di boa, si aveva l’impressione di trovarsi sperduti in pieno Adriatico, naufraghi volontari. La costa appariva lontana, e le sue calde luci disegnavano riflessi dorati sulle onde. Grande e luminosa splendeva la luna in cielo. Il faro lanciava ininterrottamente il suo fascio di luce rettilinea e tagliente.
Mentre si andava su e giù, Lorenzo gridava il suo motto. A metterlo in pratica erano, però, le coppiette, appartate fra i massi di protezione dei flutti, al chiaro di luna. E noi faticavamo!
Fra i concorrenti erano facilmente distinguibili due categorie: i nottambuli e i sonnambuli. I primi si trovavano a loro agio a correre accarezzati dalla brezza marina, eccitati al pensiero di correre un’intera notte; avrebbero visto le stelle scomparire nel cielo, poi i colori rosei dell’aurora e la veste bianca dell’alba. I sonnambuli avevano l’occhio spento e l’andatura barcollante; neppure il caffè del ristoro riusciva a rianimarli; qualcuno ha approfittato della birra, si è seduto sui massi e si è placidamente addormentato.
Sveglissima e su di giri era Silvana Tosolini. Non credeva ai suoi occhi di trovarsi, negli ultimi chilometri, in testa nella maratona, dominata fino a quel momento da Laura Failli (5:10:38). Ha stretto i denti e ha vinto in 5:01:33. Terza è giunta Carolina Agabiti (5:53:12) e subito dopo Marina Mocellin (5:56:20).
Facile vittoria per Mario D’Innocenti (2:58:33) che, partito per la 6 ore, in itinere ha cambiato idea. Al secondo posto Luca Adornetto (3:44:59), al terzo Michele D’Aprile (3:46:45).
Nella 6 ore maschile, lotta spalla a spalla fra Matteo Teodorani (69,86 km), Lucio Vegliò (69,68 km) e Nerino Paoletti (67,72 km).
Nella 6 ore femminile, successo per Tiziana Sportelli (61,41 km), al secondo posto Marianna Sollazzo (58,85 km), al terzo Paola Noris (52,15 km).
Allo scoccare della 6^ ora, si sono visti Francesco e Gonzalo, armati di ruotino, misurare i metri dell’ultimo giro. Finalmente! Si stava perdendo questa sana abitudine.
Illuminato dalla flebile luce dei segnapassi, durante la corsa non mi sono reso conto della bellezza del molo, che la luce del giorno ha messo allo scoperto: massi ordinatamente disposti ed istoriati, sculture fra le quali, commovente, spiccava la donna che aspetta trepidante il ritorno del marito, marmi con poesie dialettali.
Come promesso, la colazione è stata abbondante: a sbafo merendine, brioche, cornetti e crostate.
Francesco si stava scusando per non aver provveduto alle docce, quando Luciano Piazza l’ha interrotto: “Il tuffo in mare è stata la migliore delle docce!”.
Io sono un mattiniero, non un notturno. Messomi alla guida, ho lottato furiosamente con Morfeo. Mi sono fermato al primo autogrill, ho messo il cuoio capelluto sotto la fontana, ho sorbito un buon caffè e ho guidato per 320 km senza sosta. More solito, Angela ha trasformato il sedile in un comodo letto e ha cercato di dormire.


