E’ apparsa subito chiara la scelta degli organizzatori: farci errare in lungo e in largo per i quartieri periferici dilaganti nella pianura. E così, sperduti nella nebbia, abbiamo vagato per strade strette o larghe fra quartieri popolari e qualche lussuosa villa baronale. Scavalcato il fiume Mella, abbiamo apprezzato gli enormi spazi adibiti ad impianti sportivi e abbiamo fatto visita a ben tre cimiteri.
Non è mancato qualche lembo di campagna ben coltivata, che ci ha dato l’impressione di essere impegnati in una ecomaratona.
Naturalmente, Brixia, come la chiamavano i romani, ha mostrato anche il suo volto industriale attuale e quello del passato, con fabbriche dismesse da bonificare.
Verso il 30° km, il percorso s’è fatto più gradevole con il passaggio sui prati delle Torri che, mi hanno riferito, dovevano essere la superba sede della Provincia. Un progetto andato in malora e che la trasformazione in complesso abitativo trova difficoltà commerciali.
Ma del grazioso centro storico, fatto di stradine raccolte, portici, piazze e monumenti insigni, neppure l’ombra! I 42 km, che una gara di maratona mette a disposizione, dovrebbero essere la vetrina in cui esporre i gioielli di una città, di cui si è orgogliosi, per ricavarne un ritorno in termini turistici. Sembra, invece, che l’unico obiettivo sia stato quello di non rompere la monotonia della vita di ogni giorno e di non disturbare il convulso traffico automobilistico.
Eppure il sole aveva preso il sopravvento sulla nebbia e c’erano le condizioni ideali per mettere in bella mostra il cuore antico della città.
Negli ampi viali che ora vengono percorsi, è da ammirare la professionalità dei volontari, pronti ad indicare il senso di marcia con largo anticipo anche ad un tipo come me che stava andando più piano del solito. Ero stato l’ultimo a passare sul tappetino della partenza, tutto intento a riporre nello zaino la macchina fotografica, usata fino all’ultimo secondo. Afflitto da una iniziale sindrome influenzale, non avevo voluto forzare. Nonostante me la fossi presa comoda, chi vedo intorno al 38° km? Un arrancante Lorenzo Gemma, che supero con estrema facilità. Nino Gioffrè ce l’ha descritto in profonda crisi a Piacenza; qui, a Brescia lo vedo in tilt. Il nostro vice presidente non deve preoccuparsi, essendo fisiologico fare cilecca man mano che gli anni passano.
Sul finire, si entra nel centro storico, passando davanti al Tempio Capitolino, entrando nel Broletto, attraversando Piazza Paolo VI e tagliando il traguardo ai piedi della Loggia, delizia della storia artistica italiana e croce di quella civile.
Nella maratona della città di Beppe Togni (che è di Lumezzane), Silvana Tosolini e Lea Lombardi hanno corso con la scritta “Io corro per Beppe Togni”. Incisa sul dorso, poteva passare inosservata, confusa fra le tante che, di solito, si leggono. L’hanno messa in bella evidenza sulle rotondità anteriori, dove l’occhio cade sempre.
Al ritiro della borsa, vedo Mario Ferri attorniato da un nugolo di volontarie, cui racconta la storiella del novantenne arzillo alle prese con l’esame di guida automobilistica. Sento le ragazze scoppiare in una fragorosa risata. Ma devo andare. Ho da raggiungere Orio al Serio. La Ryanair non aspetta.





