La mia Gargano Raid di 77,5 km – Mattinata (FG), 11/10/2014

2Poco dopo sono sul piazzale panoramico di Santa Maria della Luce, dove è allestito il Villaggio della Gargano Running Week. E’ pomeriggio inoltrato di giovedì, 9 ottobre. Ho alle spalle la bianchissima chiesa, mentre sotto il mio sguardo si distende una marea di ulivi, geometricamente allineati, che vanno a lambire la spiaggia e a delimitare il porticciolo. I tenui colori gradualmente si affievoliscono quando il sole scompare dietro i monti, e dal mare emerge una grande luna rossa che tinge le onde.

Sono le ore 16:00 di venerdì, 10 ottobre. Dal piazzale panoramico parte “I 10.000 Ulivi”, una gara di 10 km per le vie che serpeggiano nella piana di Mattinata. Me la corro con calma. Deve essere il warm up dei miei muscoli e il pieno d’ossigeno puro dei miei polmoni per il trail di domani.

Ore 9:00 di sabato, 11 ottobre. La giornata è splendida, sembra estate, non quella indiana che precede il rigido inverno. Da queste parti, il tempo si manterrà piacevole e le giornate continueranno ad essere luminose per ancora lungo tempo. Sono schierato sul piazzale, alla partenza del Gargano Raid di 77,5 km – 3200 D+, in semiautosufficienza. Sono euforico! Finalmente, dopo tanti monotoni circuiti, stesse maratone più volte ripetute e gare bruttine corse per amicizia verso gli organizzatori, una “prima” in piena natura. Non mi sfiora neppure per un istante il dubbio di non poterla portare a termine per via della lunghezza del percorso e delle difficoltà altimetriche

3Parto con l’entusiasmo del neofita e la sicurezza del veterano con sul petto 614 medaglie conquistate sui terreni di mezzo mondo.

Sono felice sui 250 m di Monte Saraceno, così chiamato perché nel X secolo fu base di un forte nucleo saraceno, a picco sul mare. Ho l’impressione di essere librato fra cielo e terra. Non ho vertigini! Male che vada andrò a finire nell’Adriatico. Forse, quassù c’era l’antica Matinum dei Romani, da cui Mattinata. Attorno all’antica torre saracena ci sono tombe risalenti al VII sec. a. C. Sono molto prudente nella scivolosa e ripida discesa. E’ vero che le onde del mare potrebbero accogliermi dolcemente, ma è meglio evitare! Ma volo sui due chilometri di ghiaia bianca e levigata della spiaggia di Mattinata. Fa caldo, e la prudenza del veterano ritorna nell’ascesa al Monte Sacro, 872 m. Al centro della scena è l’abitato di Mattinata, con le sue candide case disposte su due colline, immerso nel verde argenteo degli ulivi secolari. Gli si gira lentamente intorno, come in una ripresa cinematografica.

4In cima c’è frescura. Gli alberi proteggono dal sole me e gli archi cadenti dell’abbazia della Trinità del XI sec. in rovina, da cui in nome di “sacro”. 20 km se ne sono andati.

Recupero le forze sull’altopiano, per i vecchi sentieri dei pellegrini, sulle strade della transumanza, tra mucche podoliche, in direzione della maestosa Foresta Umbra. E’ pieno giorno. La luce prima era accecante, ora c’è diffusa penombra, al fresco di secolari cerri, querce e faggi. I sassi hanno ceduto il posto al terreno soffice pavimentato da foglie. Sono solo. Il silenzio è totale. La quiete mi accompagna per 25 km.

Tutto è perfetto e ben segnalato. Se non lo fosse, sarebbe un vero problema. La totale assenza di cartelli chilometrici, importante per me che corro senza GPS et similia, mi crea qualche disagio. Attendo di completare la prima metà di gara, per abbandonare la prudenza fin qui praticata, e allungare il passo nella seconda parte.

5Raggiungo il ristoro che a me sembra essere del 40° km. “NO! Sei al 46° km”, mi vien detto. Mi fa piacere, ma sono diffidente perché i ristori programmati erano al 40° e al 50° km, e allungo solo moderatamente il passo.

Al ristoro successivo, mi vien detto di essere al 58° km. “Ho volato?”, mi chiedo. Sono stupito! Il numero mi viene riconfermato. In realtà, un ristoro era previsto a quel chilometraggio. L’addetto non è uno qualsiasi, fa parte dell’organizzazione. Mi dimostra la sua autorità controllando tutto il materiale obbligatorio del mio piccolo marsupio. Trova non regolamentare l’impermeabile pocket e mi vuole squalificare. Gli faccio presente che, la sera precedente, Davide Orlandi lo aveva ritenuto idoneo: “Non siamo sul Monte Bianco! Va benissimo”. “E’ sicuro che mi trovo al 58° km?”, richiedo prima di ripartire. “E’ il 58°! Stai andando benissimo”.

Quindi, poco meno di 20 km alla fine della fatica. Circa quattro ore di corsa. Erano le 17:30. Avrei avuto luce per ancora 90 minuti. “Corro al massimo finchè è giorno”, decido “al buio dovrò andare al passo e lentamente affronterò gli ultimi duri chilometri”.

Ho corso per più di un’ora, poi ho camminato perché la benzina stava finendo. Pensavo di essere a 5-6 km dal traguardo. Mi veniva detto, invece che ne mancavano almeno 15, i più duri! Ero stanco. Non bevevo e non mangiavo. Sulla successiva salita, ho avuto nausea, conati di vomito, poi emesi franca. Mi sono ripreso e ho continuato. Sulla spiaggia di Mattinatella i sintomi gastrici si sono ripresentati. Sdraiato, esausto e disidratato, ho visto emergere la luna piena dal mare. Quella stessa luna che mi era sembrata bellissima la sera precedente, ora mi sembrava malinconica e calante.

Qualche ora dopo, è sopraggiunto il gruppo di Angela. Stavo meglio, e incoscientemente ho deciso di aggregarmi e continuare. Alla prima salita, quel labile equilibrio che con il riposo avevo raggiunto, è venuto meno e sono stato di nuovo male, creando qualche problema all’organizzazione e agli altri componenti del gruppo, ai quali chiedo scusa per aver voluto continuare in condizioni precarie. L’assistenza da parte degli organizzatori e del personale medico è stata perfetta.

Sinceramente, non so a quale chilometro mi sono ritirato. Sulla spiaggia di Mattinatella, gli addetti al ristoro mi dicevano che mancavano 7 km all’arrivo. Angela mi ha riferito che il GPS di Mariella Di Leo segnava 66,5 km dalla partenza.

Naturalmente, l’indomani, domenica 12 ottobre, ho rinunciato a partecipare alle programmate gare: “Gargano Half Marathon” del mattino e al “Saraceno Trail” di 14 km del pomeriggio.

Una cosa è certa. La rifarò il prossimo anno. Sono pochi i posti al mondo in cui un trail può offrire, montagna, foresta, ulivi a perdita d’occhio, un mare incontaminato, due spiagge, strapiombi sul mare caratterizzati da grotte, faraglioni, falesie altissime e bianchissime, torri e due siti archeologici di valenza internazionale.

Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)

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