La mia L’Eroica Running di 65 km

Ma l’anima medioevale, comunale e tradizionalista non tarda ad emergere. Nel BeB mi viene data una camera che reca sulla porta “Meleto”. Mi trovo in aperta campagna ed immagino che dia su una distesa di alberi di meli. “No” mi dice il proprietario aprendo la finestra: “il nome indica che da questa stanza si gode una magnifica veduta del castello di Meleto”. Mi affaccio e vedo le due torri angolari rotonde del castello. “Nel 1529 fu inutilmente assediato dal principe di Orange, capitano nell’esercito imperiale di Carlo V”. E via ad illustrarmi le altre attrattive del territorio.

foto 2Posso visitare un solo castello, avendo a disposizione poco tempo. Escludo quello di Barbarischio, dove il Villani riferisce di una ribellione popolare “ per malo reggimento che il giovane conte Guido di Ugo di Battifolle facea a’ suoi fedeli d’opera di femmine”. Salgo a Vertine (nella foto), a due passi dal mio BeB, dove il circuito murario protegge un borgo medievale integro e bellissimo, dominato da un torrione a pianta rettangolare.

Arrivo puntuale al convegno per ascoltare l’impresa podistica in Alaska di Ausilia Vistarini e la fatica letteraria di Leonardo Soresi, che presenta il suo primo romanzo: “Il ragazzo che cavalcava il vento”. Quindi due passi nella piazza dalla forma allungata del centro storico e favoloso pasta party.

Dopo aver piovuto tutta la notte, al momento della partenza nere nubi coprono il cielo ma non piove, l’umidità è altissima, le temperatura mite ed il vento moderato.

A guardare l’altimetria oscillante fra i 250 ed i 500 m di dislivello, l’Eroica sembra non essere una gara impegnativa. Ma la somma di tante piccole cime rendono per nulla facile questo percorso tipicamente collinare, che si svolge per metà su strade asfaltate e per metà su larghe strade sterrate.

Foto 3Fin dai primi chilometri ti pone davanti asperità e cose belle. Si arranca nel salire il poggio che sostiene l’ampia e possente struttura del castello di Brolio, ove aleggia il fantasma del successore del Cavour, Bettino Ricasoli, che ha dato la fisionomia di vino tipico a quel Chianti di cui già nel 600’ Francesco Redi diceva: ”…del buon Chianti il vin decrepito/maestoso/imperioso mi passeggia dentro il core,/e ne scaccia senza strepito/ogni affanno e ogni dolore”. Ecco la formula del divino miscuglio: Sangiovese dal 75 al 90%, Canaiolo dal 5 al 10%, Trebbiano toscano e Malvasia del Chianti dal 5 al 10%. Se le attuali bottiglie potessero parlare, non so se declinerebbero i precetti del barone!

Dagli oltre 500 m del castello, si domina tutto il territorio del Chianti, esteso per 50 km di lunghezza e 20/30 di larghezza. E’ un insieme di colline ricoperte di casolari, borghi, pievi, torri e castelli, mentre il bosco è interrotto da viti a spalliera, ulivi e cipressi.

Le basse nubi non permettono un ampio orizzonte, per cui bisogna giungere al 25° km per poter scorgere il profilo di Siena, riconoscibile dalla Torre del Mangia e dal campanile del Duomo. Per alcuni chilometri, la città fa capolino fra nubi, colline e boschi.

Foto 4M’intenerisce la poverella vite che “tenera d’altrui duol commiserando scioglie i capelli. Tu piangi, derelitta, a capo chino sulla ventosa balza…Frattanto il vecchierel…tiene colmo un nappo: il tuo licor cade nell’ondeggiar del cubito sul mento…”.

Amo la processione degli ieratici cipressi “ che quando alla foresta le novissime fronde invola il verno, ravviluppato nell’intatta veste verdeggia eterno, pompa dei colli…”.

Una folata di vento scuote gli alberi, e le foglie cadono sul mio corpo. E’ bello il Chianti anche quando il tempo è brutto. Comincia a piovere e rimane bello. Poi “la nebbia a gl’irti colli piovigginando sale”. Chissà come sarà quando il cielo è azzurro e l’orizzonte illimitato.

Corro in compagnia di Angela. Per le strade bianche, sassolini vanno a depositarsi nelle sue scarpe. La strada è bagnata e non può sedersi per rimuoverli, per cui faccio da colonna d’appoggio in modo che possa procedere all’operazione stando in piedi. Per ben 58 km la proteggo da eventuali cinghiali e, quando ogni pericolo sembra superato, me ne vado. Al 63° km non giro a destra, per via di un segnale divelto dalla pioggia e dal vento, ma tiro dritto per 3 km. Tornato sulla retta via, giungo al traguardo poco dopo che lo ha tagliato Angela. Alla partenza, aveva promesso a Monica Casiraghi che sarebbe arrivata prima di me. Ora Monica sa come effettivamente siano andate le cose.

Con disappunto, diserto il pasta party e mi sciroppo 627 km di auto.

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