Se le quattro case dell’Incoronata, situata a pochi chilometri da Foggia, hanno poco da dire, molto hanno da raccontare i dintorni della contrada.
Il Santuario dell’Incoronata, ricostruito in forme moderne, risale al 1066. La Madonna sarebbe apparsa ad un contadino, tale “Strazzacappa”, in seguito alla quale egli rinvenne una statua della Vergine Incoronata.
Federico II (1194-1250), Puer Apuliae, rinfoltì ed ampliò il bosco preesistente. Teste coronate hanno organizzato battute di caccia fino al secolo scorso. Il bosco attuale è una piccola parte dell’estensione originaria.
La partenza è stata data ai piedi dell’altissimo campanile, simile a quello di San Marco a Venezia. Il percorso ha abbracciato la grande chiesa e poi si è inoltrato per due chilometri nel bosco profumato di eucaliptolo, e ritorno. In sintesi, un circuito di poco più di 5 km da ripetere otto volte.
Se si mettono sul tavolo le poche risorse economiche investite e i risultati ottenuti, si può parlare di una manifestazione ben riuscita. I 75 classificati della 10 km, i 231 della mezza maratona e i 72 della maratona rappresentano un successo per una gara preparata in tre settimane. Avrebbero potuto essere molti di più se alcuni non avessero temuto di essere squalificati partecipando ad una gara non Fidal!
Nessun orpello pubblicitario. Tutto ha fatto leva su una quota d’iscrizione ridotta all’osso. Ma a nessuno è mancato il pacco gara e la medaglia; premiati i primi/e tre assoluti, di categoria e le prime tre Società. C’era il chip e uno speaker professionista, Roberto Paoletti, che si è limitato alla cronaca, evitando divagazioni, data la religiosità del luogo. Nel pacco gara, spiccava una voluminosa forma di pane, ricavato dalle spighe che nel “Granaio d’Italia” crescono vigorose. Chi è venuto da lontano, con soli 40 Euro ha usufruito di pernottamento, colazione, pranzo e cena.
Una maratona discount, dunque.
Ma gli ingredienti che la caratterizzano c’erano tutti e due: fatica e sudore.
Il resto è specchietto per le allodole.
Il percorso era veloce, ma pioggia, vento e freddo hanno reso dura la vita agli ultimi arrivati.
A fine gara, la doccia calda, da tutti lodata, ha rinfrancato gli animi. Poi tutti a festeggiare le 400 maratone di Marina Mocellin e le 650 di Vito Piero Ancora.
Chi è rimasto ha potuto gustare il piatto tipico del luogo: trippa e fagioli.
La 1^ Maratona dell’Incoronata non era ancora conclusa, e già si parlava di una 6 ore low cost nella villa comunale di Foggia per il 30 marzo.
Le vacche magre aguzzano l’ingegno.






