La mia Maratona di Milano 2013

Sembra che la capitale economica debba rassegnarsi ad un ruolo secondario nel panorama delle maratone nostrane. E non è detto che in serie B debba primeggiare, nonostante il mucchio di soldi investiti. Treviso, Padova e Reggio Emilia, città nettamente più piccole, hanno da sempre avuto in testa idee più chiare, laddove la città ambrosiana ha fatto confusione con l’inserimento di altre distanze. In questo gruppo, Torino pare in grado di spiccare il volo per agganciare la serie A, dominata dalla capitale politica e seguita, a notevole distanza, dalle due città d’arte.

foto 2Milano perse il treno nelle infelici prime edizioni, quando dimostrò incompetenza negli organizzatori ed idiosincrasia negli abitanti, per nulla lungimiranti nel ritorno economico derivante (New York docet). La maratona non è dissimile da un’attività professionale o commerciale: o sfondi subito dimostrando capacità e passione o ti trascini in una perenne mediocrità. Cominciò altezzosamente, proponendola nello stesso giorno di Firenze e di Palermo, in cui si disputava il Campionato italiano, violando un codice etico non scritto, ma da rispettare. Fatto flop, fu atterrita dalla paura. La città sede di Piazza Affari non seppe rischiare insistendo nella sola maratona, ma affiancò la mezza maratona per incrementare il numero dei partecipanti con il quale fare la voce grossa con gli sponsor. Commise, però, il banale errore tecnico di fissare in Piazza Castello anche il traguardo della gara più breve. Per cui molti iscritti alla gara più lunga, invece di fare un altro giro, non resistettero alla tentazione di fermarsi al 21° km, momento in cui la fatica comincia a presentare il conto. Naufragata l’idea della mezza maratona, abbinò le staffette.

foto 3Quest’anno, ben 2004 sono stati i quartetti che hanno affiancato la maratona classica. Sono stati organizzati benissimo ed il cambio del testimone non ha intralciato la corsa dei concorrenti. Pare che le staffette vogliano essere il fiore all’occhiello di questa manifestazione, alla quale hanno partecipato numerosi vip (Linus, Annalisa Minetti, Claudia Gerini) ed atleti (Baldini, Goffi, Modica, Molmenti, Zorzi, Fabian), che hanno fatto da testimonial alle Fondazioni onlus.

E’ stata una maratona perfetta fin dalla distribuzione del pettorale, avvenuto nel Villaggio in piazza Città di Lombardia, dove Milano ha ostentato la sua potenza economica. Quando la metropolitana ci ha lasciati a Rho, la lunghissima pensilina ci ha riparati dalla lieve pioggia iniziale fino alla zona della partenza. Solo una quindicina i chilometri in periferia, tutti gli altri percorsi in pieno centro, che ci ha bene accolti. Solo ad un incrocio del mio passaggio al 32° km c’è stato uno strombazzare di macchine ed un grido levarsi contro di noi: “Andate a lavorare!”. I milanesi sono convinti essere loro gli unici a lavorare in Italia!

foto 4L’inesistente dislivello altimetrico, è stato usato come spot pubblicitario per lanciarla come gara velocissima. In realtà, sono richieste anche altre caratteristiche per definire una corsa adatta a realizzare un primato. I sampietrini romani sono un soffice prato erboso nei confronti dei lastroni a largo reticolato milanesi, che presentano voragini quando sono attraversati dai binari del tram, con il costante rischio d’inciampare.

Bella ma senz’anima, questa maratona. Nel bar a fine gara e nel ristorante la sera, da parte dei gestori ho sentito solo critiche per i problemi creati alla città. Nei giorni di venerdì, sabato, domenica e lunedì, nessun cenno sul Corriere della Sera, per una manifestazione che non è solo fatica e sudore, ma evento planetario di massa. Pure Il Sole 24 Ore l’ha completamente ignorata, nonostante il flusso di risorse che movimenta. Ha trovato spazio sulla Gazzetta dello Sport, sponsor principale.

L’Organizzazione non è stata lodevole per la parte riguardante l’iscrizione, che anche le pietre sanno debba essere semplice per invogliare a partecipare. Era possibile farla solo on line ed in un modo che complicava la vita. Aperto il sito, la quota da pagare era un po’ come in borsa: il prezzo variava a seconda del numero del pettorale che ti veniva assegnato. Il mio andava da 3001 a 4000, cui corrispondevano 54,00 Euro, che ho accettato con fede. Non potevo fare, però, il bonifico mediante la mia banca che non mi fa pagare commissioni. Venivo automaticamente mandato su www.enternow, dove non potevi accedere se non eri registrato. Fatta la registrazione, dovevi chiudere il computer ed aspettare che ti venisse inviato via e-mail un numero identificativo. Ricevutolo e riaperto il sito, dovevi rispondere ad un cumulo di domande inutili (che lavoro fai, se sei militare, quanto tempo impieghi a raggiungere il posto di lavoro ecc.), utili per indagini di mercato che vendono profumatamente ad aziende. In cauda venenum: aggiungere 3.00 Euro per diritti d’iscrizione e 1,16 Euro per costo di transazione, totale 58,16 Euro. E se volevi fare l’iscrizione anche a tua moglie? Niente iscrizione cumulativa! Ripetere il tutto con altri diritti d’iscrizione e di transazione. Praticamente, il costo del cip, che nelle altre maratone (italiane) è incluso nel costo d’iscrizione, a Milano te lo fanno pagare profumatamente come extra direttamente al gestore.

Ma i Supermaratoneti, che hanno fiuto super, in quanti erano a Milano? Quattro gatti! La gran parte è andata a Russi, alla Maratona del Lamone: bella, calda, seducente, con l’anima.

Clicca qui per le foto

Clicca qui per la classifica

foto 5

foto 6

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche