Sostare un’ora in Via Dei Fori Imperiali in attesa del via, significa esaltare i sensi all’ennesima potenza. Sono emozioni sempre vivide, anche per un veterano come me, che fino a due anni fa apparteneva all’esiguo manipolo dei fedelissimi. Ho saltato soltanto l’edizione dello scorso anno, per assenza giustificata.
Per la cronaca, devo dire che le cose belle erano cominciate sabato con il ritiro del pettorale, quando mi sono mosso fra le architetture razionaliste dell’EUR, visitando il Colosseo quadrato, il Palazzo dei Congressi e la chiesa dei Ss. Pietro e Paolo.
Però, le emozioni provate la domenica mattina appartengono ad un altro pianeta. Il primo impatto con il Colosseo l’ho avuto dall’alto del Colle Oppio. Poi gli ho girato intorno per 527 m, ho toccato l’Arco di Costantino e mi sono situato in Via Dei Fori Imperiali, massima espressione del senso trionfale della romanità. Avevo alle spalle i quattro ordini del Colosseo ed in avanti il Palatino con le grandiose rovine della Basilica di Massenzio e le alte colonne del Tempio di Venere e Roma. Poco è mancato che non fossi sopraffatto dalla vertigine di millenni di storia.
Dicono che fossimo in 13.000, qualche migliaio in meno degli anni precedenti. Ed io ero felice di un tal fatto. Gli spazi sono ampi, ma, a mio modo di vedere, non sono in grado di sopportare più di 10.000 concorrenti, se si vuole salvaguardare il delicato equilibrio del sito. Per quanto alto sia il senso civico dei maratoneti, l’ambiente viene sconvolto dalle grandi masse umane. Roma non deve inseguire le altre maratone nella ricerca di grandi numeri. E’ ragionevole che privilegi la qualità e non la quantità. Non una maratona di massa le si addice, bensì una di nicchia per non perdere la propria specificità: numero chiuso, alta quota d’iscrizione con servizi adeguati. Se l’obiettivo è fare grandi numeri, allora la zona partenza-arrivo andrebbe spostata in anonime zone periferiche, che reggono bene l’urto della folla.
Dato il via, la città ha mostrato le austere vestigia imperiali, le linee armoniche del Rinascimento e quelle sinuose e morbide del Barocco: un affresco affascinante lungo 2500 anni. Il percorso più eccitante rimane quello delle prime edizioni, quando si affrontava la salita della Villa Borghese, si raggiungevano le Terme di Caracalla e si costeggiavano le Mura Latine.
Dopo 4:27:48 (r.t. 4:25:51), ero di ritorno in Via Dei Fori Imperiali. Una volta guadagnavo subito l’hotel per la doccia ristoratrice. L’attuale ruolo mi impone d’inforcare la macchina fotografica, se sopravvissuta ai mille sbattimenti della gara, ed immortalare persone e cose per tutto il tempo permesso dalla batteria.
Tra uno scatto e l’altro, sono rimasto sorpreso nel vedere molte ragazze tagliare il traguardo piangenti ed i fidanzati consolarle, mentre qualche lacrimuccia sgorgava anche a loro. Per il dolore della fatica sopportata? Dispiaciute perchè le emozioni erano finite? Per delicatezza ho fotografato soltanto quelle coppie che erano talmente avviluppate da non essere riconoscibili.
Il vedere la zona arrivo imbrattata da bicchieri, bottigliette e telini mi ha convinto ancor di più che un sito archeologico di tale importanza non può sostenere un impatto simile.
Come Cesare, che per ultimo abbandonava il campo di battaglio, anch’io infine ho lasciato il campo di gara, diretto verso l’hotel.




