Prendete un occhiale sbilenco che abbia una lente di 7 km di diametro ed un’altra di 14 km, ed avrete la forma del percorso della mezza maratona; fatene combaciare un altro sopra, ed avrete quella della 5^ edizione della Maratona di Suviana, seconda prova del Tris Marathon “Tre A”. Sia ben chiaro, però, che non c’è stato bisogno di nessun filo di Arianna per giungere alla meta di un tracciato che, a prima vista, sembra complicato: sono bastati pochi ed esperti volontari collocati nei punti giusti. Il vantaggio è stato di dare una visione del lago da tutte le angolazioni. Per quanto riguarda la direzione del verso della gara, visto che non si poteva incidere sulla difficoltà delle salite, è stato privilegiata quella in cui le discese fossero più sfruttabili.
La primavera sta finendo, ma non ha ancora aperto i cieli su questo tratto dell’Appennino tosco-emiliano, che è felice connubio di natura e tecnologia. A valle, una diga blocca le acque che scorrono copiose dai monti, dando origine ad un lago artificiale che viene sfruttato per produrre energia elettrica. E’ piacevole la pioggerellina che cade sulle mie braccia nude, mentre le gambe soffrono sulla dura salita e lo sguardo è rivolto a quel campanile (di Bardi?) che segna il punto più alto del percorso.
Poi si vola in discesa tra il profumo delle ginestre e delle acacie, in fiore nonostante il tempo inclemente. In un batter d’occhio, raggiungo la diga, il punto più basso della gara. Ora la vista abbraccia tutta la conca nel cui fondo ha trovato posto il lago. Osservo, lassù, il campanile e mi rendo conto in quale abisso sia sceso, e quanta dura salita mi attenda.
Ormai conosco il percorso. Nel secondo giro, distribuisco bene le forze, sfrutto al meglio la lunga discesa che porta al traguardo, rintuzzando l’attacco del forte Aligi Vandelli, uno della numerosa e terribile schiera della categoria MM/65, nella quale ho fatto quello che ho potuto. Un tempo si diceva che il mondo fosse dei giovani. Diventati bambinoni, s’è detto che il mondo fosse delle donne, che hanno perso il treno impantanandosi nelle quote rosa. Attualmente, sembra che le sorti del nostro pianeta siano nelle mani dei vecchi, come è sempre stato. Napolitano docet!
Il tempo di festeggiare le 400 maratone di Mario Liccardi, le 150 di Rosa Lettieri e le 50 di Elga Caffagni. Poi via verso sud per 700 km.
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