La mia mezzamaratona degli ulivi secolari – Ostuni (BR)

Il calendario italiano delle maratone soffre di strabismo. Accanto a fine settimana ricco d’impegni, come il prossimo, ne presenta altri estremamente povero, come quello appena trascorso. Ho approfittato dell’assenza di maratone per rimanere, il 28 aprile, dalle mie parti e raggiungere Ostuni per partecipare alla “6^ Mezzamaratona degli ulivi secolari”, valida come Campionato Italiano Individuale e di Società Master.

Per rimanere in tema, ho scelto un BeB immerso negli ulivi secolari, situato a metà strada tra le case bianche della città ed il mare. E’ milanese con moglie tedesca, il proprietario: “Vedi quegli esemplari con una targhetta numerata sul tronco, hanno circa 2500 anni, sono tutelati da una legge regionale e sono sottoposti a vincolo paesaggistico”. Sa tutto su quest’albero, dal cui legno era ricavato il talamo di Ulisse, la clava di Ercole ed il manico della scure di Menelao. Li adora come divinità. Poi, indicandomi i tronchi che sembrano sculture, aggiunge: “ Li ha scolpite il tempo, il miglior artista; non uno uguale all’altro”. Ancora rivelazioni stupefacenti: “Non sono stati piantati. Esisteva una foresta, dalla quale furono eliminati tutti gli alberi ad eccezione degli olivastri selvatici, che i Messapi hanno innestato 2500 anni fa!”.

foto 2Il pomeriggio del sabato lo passo nell’ex convento francescano, il Palazzo comunale, dove si discute della “Dieta del maratoneta”, alla presenza della madrina della manifestazione, Annalisa Minetti, Giacomo Leone e Ottaviano Andriani. Alle 19:00 scendo nel chiostro ottocentesco, dove non solo si tiene il pasta party a base di orecchiette, ma si insegna anche a farle. Sotto le arcate, dimentico le nozioni scientifiche qualche minuto prima ascoltate al convegno, e faccio abbuffate di ricotta, mozzarella, provola e cacio offerti negli stand gastronomici. La serata, piacevolmente tiepida e con grande luna in cielo, la trascorro tra le viuzze del centro storico, soffermandomi davanti all’originalissima e bellissima facciata della cattedrale.

Oltre 2500 i concorrenti in fila nello spazioso rettilineo di Via Pola. Nell’aria c’è profumo di primavera, l’atmosfera è gioiosa, il clima euforico e tutti sono pronti a scattare in una gara che molti s’illudono di bere tutta di un fiato, senza la prudenza e l’umiltà che si riserva alla maratona. Ad Ostuni, la cavalleria è ancora di moda. Partono prima le donne e, cinque minuti dopo, gli uomini si lanciano al loro inseguimento.

foto 3Nel percorso del centro abitato, il tifo è di tipo americano, ma l’allegria, le musiche, le danze ed i costumi dei gruppi folcloristici sono tipicamente locali. Poco dopo, ci si disperde fra uliveti a perdita d’occhio e masserie. La descrizione ufficiale del percorso parla di “piana di ulivi secolari”: gli ulivi ci sono davvero, ma del piano neppure l’ombra. E’ un continuo saliscendi che a me, proveniente della 50 km di Romagna, non fanno un baffo, mentre lasciano il segno sulle delicate gambe delle fanciulle che, partite baldanzose, ora alternano la corsa al passo.

Correndo, osservo gli ulivi cercando di mettere in pratica la lezione teorica impartitami dal proprietario del BeB. Il tempo e le intemperie hanno modellato i tronchi facendo assumere forme di volti minacciosi, di serpenti, di draghi. Alcuni sono giganteschi e sembrano megastrutture solenni. Molti hanno una chioma foltissima, altri hanno un piccolo ciuffo verde sull’imponente tronco legnoso.

Quando finiscono gli ulivi, ricompaiono i viali della città e, poco dopo, lo striscione dell’arrivo.

La stessa generosità del pasta party della sera precedente la gara, la si ritrova nel ristoro di fine gara.

L’Italia ha 180 milioni di piante di ulivo. Di questi, 60 milioni si trovano in Puglia. L’ulivo non è solo una pianta. E’ la nostra civiltà: “dove all’ulivo si abbraccia la vite” (De Andrè, Il sogno di Maria).

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