LA MIA PRIMA MARATONA (Vintage)

Però un po’ mi spiaceva perchè sarebbe stato un diario monco di una sua parte.

E così eccolo qui

A domenica

LA MIA PRIMA MARATONA

Oggi avrei dovuto correre la mia prima maratona della mia breve carriera di runner. Ho iniziato a correre un anno e mezzo fa per vincere la noia: tutte le mattine, dal lunedì al sabato mi alzo alle 6.30 per preparare la colazione a mio figlio. Fino al venerdì non c’era problema, una volta uscito lui di casa iniziavo a prepararmi io per andare al lavoro. Ma il sabato? Fare la spesa? Troppo presto. Tornare a letto? Ormai il sonno è andato. Allora andiamo a correre. Io, che per 54 anni avevo rifiutato ogni sforzo podistico superiore ai 10 metri… Non a caso mia moglie ha pensato (e lo pensa tutt’ora) che una forma di senilità precoce mi abbia portato fuori di senno.

Ovviamente per non lasciare cadere l’impegno dopo due settimane (non ho una volontà di ferro) da subito ho deciso che dovevo avere degli obiettivi fatti di gare. Solo che finora mi ero limitato ai cross o alle 10 km su strada con qualche puntata sporadica e eccezionale alla mezza. Insomma il repertorio classico di tanti podisti senza pretese per cui l’obiettivo è arrivare al traguardo.

Poi, poco dopo Natale, la folle idea: provare l’ebbrezza di fare una maratona. Anzi, la Maratona nella mia Milano. Detto e fatto mi sono iscritto. Già immagino più di un atleta storcere il naso… e hanno sicuramente ragione. La maratona non si improvvisa. Ma mi conosco: io le cose o le faccio d’impulso oppure non le faccio. Se devo aspettare di essere pronto, di aver preparato tutto a puntino e per gradi… mi fermo al primo intoppo.

Così mi sono iscritto. Impegno preso! Quindi ho iniziato a prepararmi. E stavo facendo le cose per bene, spostando sempre più in là il mio limite. I 15-20 km alla settimana ormai erano diventati 15-20 km a uscita. Tenuto conto che l’obiettivo non era il cronometro, ma arrivare, mi sentivo soddisfatto e sulla buona strada…

Poi è arrivato il 21 febbraio con il primo caso “ufficiale” di coronavirus e in una excalation travolgente la nostra vita non è più stata la stessa: la zona rossa di Codogno, la chiusura della Lombardia, il lockdown generale. Il 1° marzo ho fatto la mia ultima corsa all’aperto in libertà (24 km), dall’8 viviamo come reclusi in casa.

All’inizio ci illudevamo fosse una cosa transitoria, poi i giorni si sono sommati ai giorni e ci siamo trovati a fare i conti con regole e limitazioni dure da accettare, ma in fondo, veramente poca cosa di fronte al prezzo che moltissimi qui intorno si stanno trovando a pagare: vita, lavoro, affetti… Veramente ridicolo pensare di poterli paragonare al mio diritto di poter correre in libertà.

Stop agli allenamenti, quindi, e poi stop alle corse, annullate o rinviate una dopo l’altra. Ma il cuore, il cuore di tutti noi immagino, era là sulle strade con il desiderio, l’impazienza e la speranza di tornare a fare quello che più amiamo: correre.

Nel frattempo però… che fare per vincere la noia e la solitudine?

E qui, ecco la sorpresa. Cuori generosi, cuori creativi si sono messi in moto per pensare al nostro e all’altrui benessere. I social sono diventati un potentissimo strumento di coesione a distanza e un volano di idee che coniugano il piacere di sentirsi vicini e di fare del bene. Sono nati challenge e sfide sempre nuovi con un unico scopo: raccogliere fondi per chi si sta impegnando in vari modi a fronteggiare questa emergenza (ospedali, protezione civile, associazioni di volontariato).

Così quando, leggendo il post di un amico che commentava la sua prima performance, sono incappato del tutto casualmente in questa iniziativa che incarna lo spirito con cui sto vivendo questi giorni, ho deciso di aderirvi senza pensarci due volte. In particolare mi ha commosso (nel senso di muovere con) l’idea di un gruppo capace di dare l’esempio prima di chiedere, azzerando la sua cassa per devolvere tutto a favore della Protezione Civile.

E poi c’era anche componente di gratificazione personale. Quando mai avrei un’altra occasione di fare 11 maratone o ultra in circa due mesi, portando a termine non solo questa “maratona scippata”, ma partecipando a miti da sogno quali la Nove colli, la 50 di Romagna o il Passatore?

Anche se era tardi e la prima tappa già volgeva al termine, non ho esitato un istante ad approntare il mio piano d’assalto per questa avventura. Spostando un po’ di mobilio come un invasato, ho iniziato a ricavare un circuito domestico in salotto: un ovale all’interno del quale avevo ammassato tavolo, tavolino portariviste e divano. Quindi, armato di bindella, mi sono messo carponi a misurare il tracciato tenendo conto della traiettoria ideale. Infine, posizionando opportunamente un paio di sedie ho rifinito la mia personale pista di atletica indoor con un giro ufficialmente omologato da 13 metri.

Poi è iniziato il classico cerimoniale di vestizione con la divisa delle grandi occasioni: canotta e pantaloncini sociali. Indossate anche le scarpette (ormai da più di un mese a prendere polvere in un angolo) parto e inizio a “cricetare” chiedendo mentalmente perdono agli inquilini del piano di sotto. Anche per compassione nei loro riguardi, tenuta conto dell’ora mi “limito” a 77 giri, giusto il necessario per raggiungere la distanza di 1 chilometro (1001 metri, per l’esattezza). Poi, un po’ intimorito dallo sguardo di disapprovazione di mia moglie mi ritiro in buon ordine senza nemmeno osare richiedere una foto a immortalare l’evento.

L’importante è avere rotto il ghiaccio, per settimana prossima saprò organizzarmi meglio. E la maratona, quella reale? L’edizione 2021 mi aspetta…

Corsa indoor

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