Ore 9: appuntamento con gli amici di “sventura”, si fa per dire, perché con loro condividiamo divertimento, voglia di vivere, entusiasmo e perseveranza prim’ancora che fatica, impegno ed incoraggiamenti.
Ore 9,15: tutti dietro lo striscione di partenza per gli ultimi saluti, nonché gli scaramantici “in bocca al lupo”, a cui riceviamo le solite risposte del tipo “pover lupo”, piuttosto che un gradito “grazie” o un più legittimo “crepi il lupo”. Intorno a noi aleggia e si respira quell’”aria di gara”, come sono solita appellarla, quello stato di ebrezza frizzantina che anticipa ogni competizione, accompagnato da una giusta dose adrenalinica.
Ore 9,30: lo sparo, la tensione cala e siamo finalmente rilassati, consapevoli di trovarci nel “nostro mondo”, ognuno a fianco o dietro l’altro, e ciascuno per la propria strada. In realtà in maratona, specie in quelle cittadine o di massa, non si è mai soli, si percorrono lunghi tratti insieme agli amici e a chi dimostra di tenere lo stesso passo o di tentare la nostra stessa tattica di gara. Io, specie quando l’allenamento è poco e lo stato di salute è precario come in questo caso, vista l’influenza che mi porto addosso, sono solita partire un po’ in sordina e controllare che il ritmo non aumenti; è troppo facile essere risucchiati da qualche “treno” che va più forte del nostro, se non si presta la massima attenzione! La tattica giusta a parer mio sarebbe quella di conservare una buona parte di energie da sfoderare dopo il 30° km e riservare all’ultima dozzina di migliaia di metri che ci resta per completarla, sempre che il fisico, già provato per la fatica, ci assista e non ci abbandoni, rifiutandosi di obbedire ai nostri comandi.
Lungo la strada si è soliti scambiare battute, raccontare aneddoti della propria vita, raggiungendo e lasciandosi superare fino a che si è in grado di tenere il comando della situazione, dopodiché chi c’è c’è, è la dura legge della maratona: ognuno per sé e Dio per tutti, in uno pseudo allungo finale che racchiude tutte le nostre previsioni e tutte le nostre speranze, appese al debole filo delle ormai logore forze, per recuperare il tempo “perduto” o mantenere il vantaggio acquisito nella prima parte della gara.
I chilometri si susseguono velocemente, il percorso è fluido e quasi del tutto piatto, i corsi ed i boulevard molto lunghi e privi di cambi direzionali.
E poi che dire? Abbiamo la grande fortuna di essere stati baciati da un graditissimo sole, inaspettato dopo le piogge dei giorni precedenti!
L’organizzazione, coadiuvata da un’ampia schiera di volonterosi volontari, si è dimostrata all’altezza della situazione, sia in tema di rifornimenti che di chiusura al traffico; ma come avrebbe potuto non esserlo, vista l’esperienza pluriennale! Stessa efficienza da parte degli incaricati al servizio pubblico, che regolavano il traffico agli incroci delle vie.
Ciononostante, le critiche sul nuovo percorso sono pervenute copiose, e mi sento di condividerle.
E’ stata annoverata tra le “maratone delle città d’arte”, ma delle bellezze architettoniche di cui la nostra città può vantarsi a pieno titolo, a partire dai resti romani, fino ad arrivare ai più raffinati palazzi d’epoca rinascimentale, barocca, neoclassica e liberty, si è visto molto poco; persino la Mole Antonelliana, emblema della città, culminante con la mitica stella, si è soltanto intravista. Nulla da eccepire invece riguardo la scelta delle due piazze più rappresentative, per designare partenza ed arrivo della gara, rispettivamente piazza San Carlo e piazza Castello, nonché del primo chilometro, che si è svolto lungo la via Po, che ci hanno beato della vista dei più significativi monumenti, chiese, palazzi storici e nobiliari della città. Certamente, avremmo tutti gradito poterci soffermare più a lungo nel quartiere centrale di Torino.
Parimenti, l’avevano denominata la “maratona dei parchi”, ma ai tanti e vasti parchi (palestra di allenamenti per noi torinesi) che costituiscono il polmone verde della città e che le attribuiscono purezza ed eleganza, si è passati vicino, senza mai attraversarne uno, un vero peccato!
Personalmente – e sento in questa dichiarazione di rappresentare gran parte dei residenti che hanno corso senza troppe ambizioni cronometriche – ho vissuto la gara in maniera molto coinvolgente; per me è stato un tripudio di emozioni, uno scorrere senza tregua dinanzi ai miei occhi di immagini del presente e del passato che si alternavano con una casualità quasi onirica: l’incontro incessante, oltre che con gli amici che hanno partecipato alla competizione, anche con quelli che la gara l’hanno vissuta, con egual passione, dal di fuori, assistendovi e porgendo un chiassoso e rincuorante tifo. Non da meno è stato l’attraversare i luoghi in cui ho trascorso parte della mia vita, vicina o lontana, in ognuno dei quali ho lasciato un pezzetto di me.
Quest’anno i partecipanti erano meno numerosi del solito, addirittura dimezzati, causa lo spostamento della data, che l’ha vista in anticipo di un mese, cogliendo impreparati non certo noi super-maratoneti, sempre pronti a scendere in campo anche stanchi o sottotono, ma gli amatori più “seri”, che non si avventurano in una 42 km senza un adeguato e coscienzioso allenamento propedeutico.
Ho citato i super-maratoneti, amato e dissennato (in senso buono), “popolo delle lunghe”; inoltre erano presenti i compagni di società, che si incontrano sempre molto volentieri, e gli amici di vecchia o addirittura vecchissima data del podismo torinese, oltre a vari conoscenti, colleghi o amici che si sono improvvisati maratoneti. E poi c’erano tante persone, sportive e non, schierate sul percorso in maniera quasi regolare, spettatori di un teatrino di strada, impegnati ad incitare noi, attori di un palcoscenico improvvisato, nella maniera più giusta, con un caloroso “forza, non mollate!”, o in quella meno consona, ricordandoci che i primi sono già passati da diverso tempo. E’ comunque un piacere vederli scorrere al fianco. Presenza particolarmente gradita quella degli amici e dei compagni d’allenamento che erano lì ad applaudirci, e direi fondamentale quella della famiglia, che come nessun altro ha la forza di scuoterci l’anima e di donarci la giusta ricarica di energie utili a proseguire per il restante cammino.
Per una mezza giornata la nostra città ha visto una sfilata interminabile di personaggi, impegnati in un libero tentativo di rappresentazione di loro stessi: chi dava la massima importanza alla prestanza atletica, chi alla sua goliardia, che adoperava in un repertorio di simpatici monologhi, chi indossava con orgoglio la canottiera del proprio gruppo podistico, chi ancora sfoggiava con fierezza la maglia della propria squadra del cuore.
Ed il pubblico, riversato in strada, ha partecipato attivamente alla festa, dimostrando che la nostra bella Torino sta crescendo ed oltre ad essersi faticosamente conquistata il titolo di località turistica a tutti gli effetti, è ora finalmente capace di accogliere ed accettare le manifestazioni sportive di massa con intelligenza ed educazione, discostandosi dallo stereotipo della metropoli nordica fredda ed ostile, e relegando le proteste e gli schiamazzi a sporadici fastidiosi episodi di qualche automobilista nervoso (che la stragrande maggioranza di noi ha elegantemente ignorato).
Da non dimenticare, nella vicina cittadina di Nichelino, attraversata dalla maratona, la partecipazione dell’allegra banda Puccini, del Coro folkloristico abruzzese e molisano e dell’accademia musicale Ars Nova, rappresentata da ragazzini e bambini che hanno suonato impeccabilmente la batteria ed hanno conferito colore e brio alla manifestazione; da parte mia va un forte plauso ed un grazie particolare a tutti loro.
Quest’atmosfera festosa e quasi surreale ci ha permesso di avvertire meno la fatica e ci ha trascinato quasi vorticosamente verso il traguardo, con il fisico provato e la mente consapevole di aver trascorso una mattinata che ci ha cresciuti ed elargito esplosive emozioni.
Trovo sempre molto esaltante l’ultimo chilometro, che percorre una acclamante via Roma, che metterebbe le ali ai piedi anche ai più stanchi fanalini di coda.
In occasione della maratona, complice lo sport, tante, tantissime persone mi hanno regalato massicce dosi di affetto e di stima; di tutto questo calore umano ricevuto, mi sento in debito e desidero ricambiarlo con tutto il cuore.
Grazie, Torino!


