La mia Unesco Cities Marathon 2013

Nel lunedì dell’Angelo, c’era da scegliere tra l’essere un leone in una gabbia della periferia bolognese e fare una galoppata turistica in due siti Unesco. La scelta era obbligata.

Oltre a possedere luoghi archeologici prestigiosi, da queste parti devono essere molto influenti per farsi assegnare, al primo colpo, il Campionato Italiano assoluto e master di maratona. A scanso di equivoci, devo dire che sul campo gli organizzatori hanno dimostrato di meritare l’assegnazione. Interessantissimo il percorso scelto, ma il dislivello altimetrico di 135 m fra partenza-arrivo è compatibile con i requisiti richiesti ad un Campionato nazionale?

foto 2Tutti si sono lamentati che la macchina pubblicitaria si sia messa in moto troppo tardi, anche se, una volta partita, ha martellato incessantemente. A Cividale, dove ho alloggiato per cinque giorni, quasi nessuno sapeva niente. Sembra che questa maratona sia stata ideata a tavolino a Trieste, e non partorita nel territorio.

Solo in 264 si son dati battaglia per la conquista del titolo, su strade povere di pubblico. Né poteva essere diversamente per una gara programmata in un giorno consacrato al riposo e alle maratone alimentari, più che alla fatica fisica. Degni di lode sono i numerosi volontari e le forze dell’ordine per aver rinunciato all’usuale gita in famiglia, per farci trovare le strade prive di macchine in una giornata critica per il traffico. Sembra che abbiano chiuso anche un tratto di autostrada.

La Via Giulia Augusta, il cardine massimo della città romana, era completamente sbarrata dal gonfiabile che indicava la partenza, e al davanti era parcheggiato il furgone che avrebbe portato le borse all’arrivo. I concorrenti, dunque, consegnata la borsa, venivano costretti ad una totale immersione nel sito archeologico più vasto del nord Italia. Dovevano percorrere per intero i 700 m della Via Sacra, un viale di cipressi lungo il quale erano allineati capitelli, avanzi architettonici e un ben conservato porto fluviale; giravano intorno alla Basilica e rientravano nuovamente nella Via Giulia Augusta a livello della sua estremità opposta; passavano davanti al grande mausoleo e alle colonne del Foro romano e, dopo circa 700 m, si trovavano dietro lo striscione della partenza. Un buon riscaldamento pregara per il corpo e un pò di cultura per la mente.

foto 3Non molti i Supermaratoneti presenti. Non potevano mancare personaggi di cultura come Fabio Marri e signora; c’era Hartmann Stampfer, il Paganini della maratona, che come il violinista genovese non si ripete mai, nel senso che non fa quasi mai la stessa maratona; nel mio stesso albergo ha alloggiato il longilineo milanese Carlo Cabrini e signora; all’ultimo momento, dopo un avventuroso viaggio notturno, sono giunti Carla Gavazzeni e Paolo Gino; alla fortissima Lorena Brusamento è stato assegnato il compito di guidare al traguardo quelli delle 3:30; Caterina Lazzarotto e Adriano Boldrin, presenti come turisti, hanno incitato a squarciagola i Supermaratoneti; facevano gli onori di casa i locali Vittorio Bosco, Silvana Tosolini, Monica Carlin, Ivan Cudin e Giorgio Formentin, molto emozionati e orgogliosi; naturalmente, c’era il sottoscritto, che ha il debole per le “prime”, e signora.

Si procede verso nord per vie rettilinee, alberate e silenziose. Il cielo è coperto, l’umidità alta ed il vento percuote le gambe scoperte. Ma già a Terzo d’Aquleia, ad tertium lapidem, cioè al terzo miglio da Aquileia, il vento percuote anche le nuvole che fuggono via, lasciando splendere il sole.

Numerosi sono i centri abitati attraversati e ben indicati da un’esauriente segnaletica stradale, che permette di risalire alle loro origini. I toponimi in ano e ana denotano l’intensa romanizzazione (Cervignano); quelli in acco e icco fanno pensare ad un substrato celtico (Remanzacco, il paese di Silvana Tosolini); poi ci sono paesi tipicamente friulani dal nome tipicamente slavo (Gorizzo). Tutta questa complessità e diversità trova armonia nel comun denominatore della friulanità.

Il mio pensiero è tutto rivolto a Palmanova (16 km). Per renderla più sopportabile, ho mentalmente diviso l’intera fatica in due metà. Ho ingannato me stesso fingendo che la gara finisse nella città-fortezza. In realtà, penetrati da Porta Aquileia, nella scenografica piazza ottagonale siamo stati accolti con canti, suoni e personaggi in costume d’epoca, come se qui si festeggiasse l’arrivo.

La Porta Cividale, dalla quale usciamo, mi ricorda qual è il traguardo valido. All’orizzonte si profilano i colli orientali e, più lontano, le cime innevate alpine. E’ verso quelle colline che punto lo sguardo per avere un punto di riferimento. La città fondata da Giulio Cesare, Forum Iulii, che a sua volta ha dato il nome, per contrazione, all’intera regione, non la vedo, ma so che si nasconde ai piedi di quelle montagne.

Le strade continuano rettilinee, interrotte da frequenti rotonde. In teoria, la salita c’è, ma non l’avverto, talmente è lieve. Al 40° km, una piccola difficoltà la pone un cavalcavia. Poi, la strada scende verso il Ponte del Diavolo e risale per 200 m fino al traguardo, situato ai piedi della statua di Augusto, fra la facciata rinascimentale del Duomo e il Palazzo Pretorio.

Per me maratona vuol dire partire da un luogo e giungere in un altro luogo. Come è stato nella Unesco Cities Marathon.

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