La mia vera determinazione? Incontrare qualcuno che mi porti per mano.

La gentile (è un eufemismo…) dottoressa mi disse, in tono severo e con una buona dose di “cazzimma”: <<Signor Saviello la sua situazione è complicata e, vista l’età (“vista l’età? ma se sono poco più di un bimbo…”), lei NON POTRÀ PIÙ CORRERE. Una parte del femore è morta… (“porca putt…”) le servirà una protesi e per un po’ di mesi dovrà portare le stampelle (“… e in necrosi pure la mia anima…”)>>.

Da subito ho rimandato tutte le gare (ne avevo corso “solo” 38 su 64 del mio calendario 2019) e alcune le ho purtroppo perse…
Mi sono tenuto buona solo Reggio Emilia perché lì ho sempre limato o eguagliato il mio pb, tranne l’anno scorso perché già non ne avevo più, con la consapevolezza di essere presente solo per ritirare il pettorale e tenerlo come ultimo ricordo delle gare. Della serie ultima sigaretta… non fumata però.

Poi, dopo la depressione di 1 giorno e di 1 notte, è scattata la molla… che a dire il vero non vuole proprio saperne di chiudersi…
Nella mia vita ho sempre dato il massimo di me stesso nelle difficoltà. Più aumenta la difficoltà, più aumenta il mio massimo.

Ebbene, dopo 10 siringhe intramuscolari di acido clodronico a settembre (rinforzano le ossa ma, credetemi, fanno una male atroce alle chiappe), 473 ore di magnetoterapia, 24 giorni di camera iperbarica, dimagrito quasi 5 kg, pesistica per gambe spalle e glutei, addominali e esercizi per la schiena, pedaliera, bici leggera, step, tapirulan, passeggiate con stampelle, camminata veloce e corsa lenta… strisciando…. eccomi qui.
L’ultima gara l’ho corsa ad agosto, appena 104 giorni fa… e per me è stata un’infinita eternità…

Questa medaglia oggi si chiama determinazione, e soprattutto coraggio.
Il coraggio di non lasciarsi andare… mai, per nessuno motivo…

“Quando non ho avuto più niente da perdere, ho ottenuto tutto. Quando ho cessato di essere chi ero, ho ritrovato me stesso. Quando ho conosciuto l’umiliazione ma ho continuato a camminare, ho capito che ero libero di scegliere il mio destino”.

Questa meravigliosa poesia di Paulo Coelho la dedico a tutte le persone speciali che ho conosciuto, che amo o che ho amato.
In particolare a chi, per qualsiasi motivo, sta facendo le sue battaglie.

La strada della guarigione completa, semmai succederà, è molto lunga e complicata. C’è una piccola speranza che non diventi un uomo bionico, anche se per i figli lo sono già, ma da oggi vivo alla giornata (perché poi resterebbe da capire il perché della necrosi…).
Se riesco corro, altrimenti… non smetto di sognare…

Stanotte sognerò la torre di Pisa…

 

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