Del resto, la mia consueta maratona/ultra settimanale l’avevo corsa il giorno prima a Villa Iubatti di Ortona (CH), dove avevo impegnato le gambe per 6 ore. Niente di meno, quindi, in questo fine settimana scivolato come di norma, anzi con un’esperienza in più.
Dati i tempi grami, la mia Società non ha sfruttato le mie qualità podistiche, bensì quelle professionali. La mia specializzazione in Ortopedia e Traumatologia ed in Fisiokinesiterapia non era totalmente in linea con le conoscenze di medicina d’urgenza che si richiedono ad un medico di gara, ma sono sempre un laureato in Medicina e Chirurgia, per cui nulla da eccepire sul piano legale, se si pensa che senza competenze specifiche si può diventare Ministro della Sanità e Ministro delle Difesa senza aver fatto il militare.
Sono arrivato sul luogo della partenza-arrivo, situato fra il Palazzo di Città ed il Teatro Comunale Curci, con largo anticipo. Mentre, come prassi, si dedica un minuto di silenzio per ricordare le persone scomparse, nella fattispecie s’è avuta la geniale idea di farlo durare venti secondi per commemorare Pietro Mennea, in onore del suo 19”,72, primato mondiale ed imbattuto primato europeo. E’ seguita la riproposizione della cronaca di Paolo Rosi della vittoria olimpica, dominata da un solo verbo: “Recupera…recupera…recupera…recuper..vince!”. l’Inno di Mameli della premiazione olimpica è servito anche per dare inizio alla gara.
La partenza della gara non ha aggiunto niente di nuovo al mio bagaglio di esperienze, perché conosco molto bene i riti del riscaldamento, il penetrante odore del mentolo, il mettere le mani avanti dicendo di non essere allenati, il conquistare la prima fila per apparire nelle riprese televisivo-fotografiche e la calma di coloro che, senza pretese, si collocano in coda al gruppo. Impazienti, i competitivi sono scattati come frecce scoccate da una corda per troppo tempo tirata e trattenuta. A differenza delle maratone/ultra, nelle gare veloci i pochi metri guadagnati all’inizio possono essere determinanti.
Totalmente nuova è stata l’attesa dell’arrivo dei primi, per me che partecipo alle gare. Tutti i volontari sono scattati per costruire, con le transenne, tanti corridoi in cui infilare, man mano che arrivava, la massa dei 1.500 concorrenti. Lo speaker non è stato mai zitto e ha fatto quello che ha potuto per rendere meno noiosa al pubblico l’arrivo del vincitore.
Non sono passati neppure trenta minuti che, solitario, si presenta sul traguardo l’eclettico Francesco Milella, che vince con facilità gare fino ai 100 km; i suoi tempi sulla 100 km gli assicurano un meritato posto in nazionale. E poi il sopraggiungere aggressivo e potente di atleti muscolosi e, tra di loro a braccia elevate verso il cielo, la figura snella e leggera di Veronica Inglese, prima donna. Gli uomini lottano spalla a spalla fino all’ultimo metro, quasi udendosi lo stridore del contatto della pelle; le donne allungano abnormemente le braccia, quasi a voler tirare per i capelli la concorrente che è davanti per riportarla indietro. Con lo scorrere delle lancette del cronometro, la musica cambia e sul traguardo giungono visi rilassati, felici, sorridenti, in gruppo.
La mia opera professionale, di modesto impegno, è stata rivolta nei confronti di una fanciulla che, in vista del traguardo, ha voluto fare il Mennea in gonnella.
La gara s’è appena conclusa, e un temporale investe la città. Le premiazioni si tengono sotto i portici del Palazzo di Città, mentre i volontari smontano le strutture sotto la pioggia battente e il vento implacabile.





