Panico: ricompro quello che trovo e che serve (ho + 1.5 kg di peso….) mentre il mio amico belga Thomas mi presta fuseax tre quarti e maglia tecnica pesante per la notte….correre con abbigliamento non proprio è sempre un’incognita (non sai come il tuo corpo si comporterà con la sudorazione…) ma non si può fare altrimenti….nei due giorni precedenti la partenza tempo bello e poi, come previsto, arriva la pioggia prima e poi ” mui mui frio “…
L’organizzatore insiste su questo punto, facendomi presagire una gara cazzuta…alla partenza del primo Dicembre più o meno alle 12.00 piove e tira vento ed io parto con la giacca “seria” già indossata….io e Thomas (avendo fatto un pò tardi col taxi…) siamo in prima linea per la gioia di cameramen e fotografi…..si parte subito molto veloci e, appena lasciate le strade del paesino, mi attesto su un prudenziale 5.10 al chilometro…lo sterrato è piano e se non si corre qui…appena entriamo nel bosco capisco che sarà veramente dura…i concorrenti locali davanti a me, si orientano sul nulla mentre io non riesco nemmeno a vedere i segnali…guardo Thomas e vedo nei suoi occhi la conferma ai miei timori….comunque dopo un pò inizia la brutale ascesa al cerro Colorado prima ed al Cerro Bayo dopo, sulla cresta ci sono raffiche paurose (parlano di 95-115 km/ora) e restare in piedi è una scommessa.
Abbiamo percorso una quindicina di km ed inizia la discesa attraversando le piste da sci…su un tratto di neve ghiacciata in discesa e contropendenza, cado e mi rompo il mignolo della mano sinistra….mi fa un male cane ma il freddo pungente aiuta…scesi più a valle nel bosco il dolore aumenta ed approfitto di un gruppo di due corridori locali per rilassarmi nella navigazione e per steccare il dito con due bastoncini di legno ed un elastico…male faccio perchè sbagliamo strada e perdiamo più di 1 ora per recuperare gli 8 km percorsi…al primo CP ci controllano alcuni materiali obbligatori…
Un medico non c’è e ci metterà 1 ora per arrivare…decido quindi di farmi mettere un pò di tape e di proseguire…quando incontrerò un medico deciderò sul da farsi…la mano è gonfia e non so se riuscirò a mettere il guanto per la notte….attacchiamo la valle del Rio Bonito con molti attraversamenti del fiume abbastanza tecnici…ormai mi sono abituato ai continui scrosci di pioggia ed anche i segnali rossi sulle cortecce degli alberi sono divenuti familiari. Arriviamo abbastanza presto al successivo Cerro…quando usciamo dal bosco per raggiungere la vetta si materializza istantaneamente il forte rumore che ci ha sempre accompagnato nel bosco, un vento mostruoso, nevicata e fondo da capre di montagna.
Il Cerro Newbery è doppiato ed attacchiamo il lungo tratto che ci porterà alla prima “cantina” dove ci attende un piatto caldo…siamo in un parco nazionale e quindi niente più spray rosso sugli alberi ma solo colpi di machete…chissà come cacchio faremo a vederli stanotte…dopo 12 ore esatte abbiamo coperto i 61 km fino alla prima cantina…seduti FUORI (meno male che non piove più) mangiamo e mettiamo i vestiti pesanti per la notte…è arrivato freddo ed è previsto ancora peggio…siamo un trenino di 6 persone ed attacchiamo la valle del fiume Rangituco…inizia a nevicare e trovare la strada è sempre più duro…mi sono scoperto segugio di sentieri di prima classe ma dopo qualche ora cedo la testa perchè la mia torcia inizia ad affievolirsi e sono disturbato dal chiarore delle lampade che mi seguono…con alcune incertezze proseguiamo con innumerevoli attraversamenti del fiume…l’acqua è gelata e riprendere calore dopo ogni guado è difficile anche perchè il ritmo è calato ma l’idea di andare da soli non sfiora nessuno di noi….durante un tentativo di salto alla Bolle scivolo su una roccia e cado in acqua fino alle spalle…in una frazione di secondo metto le mani a terra (che dolore) e schizzo fuori dall’acqua….sono comunque tutto bagnato, fa freddo (0.5 gradi dice il termometro dell’orologio di Sergo), sta nevicando e non ho cambio (sono già in configurazione da freddo !!!).
La mitica giacca C.A.M.P. antivento ed impermeabile mi ha salvato il tronco e le braccia dal gomito in su, ma per il resto sono messo davvero male…ad una ragazza è già toccata due volte la mia stessa sorte e siamo guardati in modo strano dagli altri….dai meandri della mia mente emergono foschi pensieri legati all’ipotermia ed all’Alaska…. con l’aiuto di un compagno strizzo i guanti (con una mano sola non ce la faccio) ed inizio a mangiare….avrò bisogno di tanto carburante…e non siamo ancora arrivati sulla terza montagna, la più alta e con le creste più lunghe….sono le tre di notte quando, dopo circa quaranta minuti dall’episodio, arriviamo al CP Mallin de las Nieblas, situato su un prato, a 1421 m, ormai coperto di neve, consistente in una “cabin” (assi di legno vagamente accostate e con un tetto di analoga costruzione) dove apprendiamo che la gara è stata sospesa perchè in quota le condizioni sono proibitive….i 4 prima di noi stanno dormendo nei sacchi a pelo e poichè la ripartenza è prevista per le 5.00 ci sistemiamo alla meglio…sono ancora bagnato…cosa succederà ora che verrà meno il calore prodotto dal movimento?
Indosso l’ultima maglia calda che ho nello zaino (mi salverà la vita) ed i pantaloni antipioggia mentre poderosi brividi fanno sbattere rumorosamente il mio caschetto sul soffitto della tapera (rifugio di montagna). Non ho quasi acqua e riscaldo l’ultima rimastami…dopo un’ora mi svegliano i miei brividi…ho un freddo cane e non vedo l’ora di riprendere il cammino per riscaldarmi un pò…per me la sosta non è stata un vantaggio…in questo tempo ho consumato molta dell’energia ingerita in precedenza…tramite la radio dell’organizzazione sentiamo le comunicazioni tra il direttore di corsa ed i Patrulleros (responsabili della sicurezza in montagna ) che sono sul Cerro Manzano…40 cm di neve, vientos blanco e visibilità zero, troppo pericoloso mettere 700 persone quassù…plan Be, plan Be urla il Patrullero responsabile e dopo tre aggiornamenti simili il direttore di corsa decide per il piano B e cioè percorrere avanti e indietro la valle del Rio Minero (35 km…) per poi ricollegarsi al finale di percorso a livello della seconda ascesa….il percorso alternativo è stato prudentemente già marcato ma niente road-book per seguirlo con sicurezza…nel frattempo è arrivato anche Thomas (dopo circa tre ore da me) ed alla ripartenza, alle 6.30, ci attacchiamo al gruppo di testa (sono del posto, figurati se non troveranno il sentiero migliore da seguire). Lascio così il mio trenino per seguire i top runner…sono così contento di potermi riscaldare che li seguo agevolmente leggendo nelle loro facce un certo stupore (uno di loro era arrivato a 18 min da Kilian Jornet 10 giorni prima in una maratona di montagna)….non navigano tanto bene perchè dopo due ore superiamo il “mio” precedente trenino di compagneros…mi sono nel frattempo accorto di aver PERSO il mio Road-book a causa di una pericolosa vicinanza tra due zip della giacca da vento che non ha permesso la perfetta chiusura di una tasca che, rimasta parzialmente aperta, ha fatto sì che il foglio di carta uscisse….poichè ho distanziato Thomas, scelgo di abbandonare i primi (e se poi non li tengo e mi ritrovo da solo in una zona complicata?) e di ricollegarmi a loro…bene faccio e mi godo lo spettacolo maestoso del fiume che seguiamo ora dalla riva ora dall’alto di strapiombanti rocce che delimitano laghi dal colore verde smeraldo…gli infiniti saliscendi sotto un caldo sole spaccano la testa ed ormai nessuno più accetta di correre…se continua così me li lascerò dietro nel finale di gara….arriviamo all’ultima cantina con super mangiata e bevuta di coca cola….riparto col primo treno che lascia il CP e imbocchiamo in senso inverso il sentiero che costeggia il Rio…incrociando gente in senso inverso mi faccio un’idea di facilità del sentiero e quando i miei lenti amici si fermano a fare acqua (si beve quella dei fiumi e ruscelli…), li lascio e trotterello avanti…incrocio di tanto in tanto altri concorrenti ed un patrulleros che all’andata non avevo visto che mi confermano la bontà della mia navigazione….ad un tratto incontro due corridori argentini che mi chiedono, credo, se sia meglio il sentiero in alto o quello in basso…..perchè, ce ne sono due? Inizio ad
agitarmi….non trovo più le impronte delle scarpe sul terreno…il sentiero termina improvvisamente…che abbia sbagliato? Le rocce in alto mi guardano con aria di sfida…impossibile per me arrampicare con una sola mano….vedo l’affluente del Rio Minero che dobbiamo attraversare ma non riconosco il punto in cui l’abbiamo fatto all’andata…mi sono perso…inizio a guadagnare quota nella speranza di vedere qualcuno, ma la bassa e fitta vegetazione di alberelli non aiuta…. mi sto allontanando sempre più dal mio cammino quando all’improvviso vedo oltre il fiume una figura che rapida affronta una salita e sparisce dietro una curva…come un pazzo mi metto a correre e cado di faccia a terra, fermandomi ad un millimetro da un ramo in corrispondenza del mio occhio destro….mi rialzo e riprendo fino alla riva del fiume…sembra che l’acqua si molto alta…non importa, attraverso correndo ed imbocco la salita dove finalmente rivedo le impronte…le seguo e dopo un minuto di corsa in salita impiccata riprendo il mio “passaggio”….decido che non lo lascerò più anche perchè si tratta di una ragazza che ha assoldato una guida locale per farle la navigazione…..meglio di così.
In effetti il tipo è meglio di un cane da tartufi, non sbaglia un colpo…peccato per la velocità…se qualcuno ci supererà cambierò il passaggio. Attraversiamo stupendi boschi con delle dolorosissime canne di bamboo (quelle alte ti frustano dopo il passaggio di quello avanti a te – quelle basse ti sferzano il tuo piede seguente….) che ci fanno sanguinare gli stinchi…meno male che gli attraversamenti del ruscello La Negra danno sollievo ai poveri Missionari…Thomas è di nuovo con noi ma…ha una faccia….è veramente stanco e nemmeno un incredibile bosco di alberi bianchi in uno spiazzo sassoso sempre di ciottoli bianchi riesce a scuoterlo…siamo ormai arrivati alla nuova salita del Cerro Newbery e relativa mostruosa discesa nel bosco percorso in senso inverso il primo giorno….ormai ci siamo ma un dolore ad un ginocchio della ragazza ci rallenterà ulteriormente rendendo gli ultimi 20 km un autentico calvario…Thomas non è in grado di navigare correttamente ed io non gli propongo nemmeno di lasciare il gruppo…quest’ultima valle del Rio Bonito ci indirizza verso Villa La Angostura…quando arriviamo sulla strada asfaltata, mancano 5 km all’arrivo…una macchina dell’organizzazione ci scorta mentre noi tutti aumentiamo la velocità del passo…all’1.38 arriviamo stringendoci reciprocamente la mano ed abbracciandoci…..è fatta MISION CUMPIDA …mi tolgo il caschetto e me lo infilo sotto la giacca a simulare il pancione di mia moglie mentre le emozioni compresse hanno il sopravvento…
E’ proprio così LA MISION: UNA AUTENTICA AVVENTURA dove LLEGAR ES GANAR!!
Per la cronaca l’organizzazione un pò “sudamericana” pone Thomas e me rispettivamente al 7° ed 8° posto assoluto!!!! Mentre io sono arrivato 3° di categoria…ma questo non c’entra nulla….



