Non è nemmeno (consentitemi) la possibilità di correre in un parco (anche se mi manca tantissimo). Quello che ci sta mostrando questi giorni è che la libertà è qualcosa di più profondo la cui esistenza si fonda su quattro pilastri senza i quali non è possibile Libertà: giustizia, pace, solidarietà e tolleranza. Li ho citati in rigoroso ordine alfabetico, a ciascuno decidere se è possibile ordinarli per importanza. Ma senza questi, supereremo il virus, qualcuno tornerà a fare quello che faceva prima, qualcun altro (forse tanti) resterà indietro e questo paese per il quale tanti hanno dato la vita, 75 anni fa come oggi, non sarà libero.
Per fortuna questi 4 pilastri li ritrovo tutti in questa fantastica iniziativa per cui è con entusiasmo immutato che mi accingo a disputare la mia “50 km Romagna mia ce la fai”. Scottato dall’esperienza della scorsa settimana in cui commisi l’errore di correre dopo pranzo decido di giocare d’anticipo… ma non troppo. Il sabato è il giorno delle grandi pulizie e, anche se sono 2 mesi che siamo chiusi in casa 7 giorni su 7 e un giorno vale l’altro, le tradizioni sono dure a morire. Così vai di cambio dei letti, di aspirapolvere… quando mia moglie attacca con la pulizia di fino delle fessure dei caloriferi inizio a sudare freddo. Per fortuna arriva la figlia a dire che vorrebbe lavare i capelli e mi salvo in corner, ma sono comunque le 11.30 quando infilate le scarpette riesco ad allinearmi alla partenza della gara. Peccato che a quest’ora siamo già ben oltre i 22° e la temperatura continua ad alzarsi. Per di più il cortile condominiale è affollato come non mai: in un angolo la mamma del 7° piano con la figlia, sulla panchina il nonno del 4° che sonnecchia, lungo il vialetto la coppia dell’8° spinge il passeggino della figlia appena nata e lì, in mezzo al prato, c’è la mamma del 5° con tre dei quattro figli sdraiati a prendere il sole. Tutti rigorosamente distanziati e con la mascherina, ma anche se il volto è mezzo coperto, mi pare di vederli sogghignare soddisfatti: “Mo’ vediamo come te la cavi a passare qui in mezzo… manco Alberto Tomba ci riuscirebbe”.
Ma oggi nulla e nessuno mi può fermare, per cui cambio di rotta repentino e via con il piano B. Correrò solo nella zona box, percorso più breve (poco più di 400 metri) ma ugualmente tecnico (non mi risparmio nessuna rampa). Per di più, tranne che sulle rampe assolate, là sotto fa sicuramente più fresco.
Prendo possesso del mio “regno”, punto il cronometro e “via”, allo sparo dello starter parto… bè, di solito in queste occasioni si dice che si parte come “un tappo di spumante”, ma ben conscio del mio scarso allenamento, stavolta opto per un vino fermo… o quanto meno tranquillo. Ergo mi accontento di partire… poi, al limite, tra due o tre giri quando rompo il fiato…
Ma ben presto mi accorgerò che oggi non c’è proprio verso di rompere sto fiato. Le provo tutte per distrarmi dal mio faticare, ma la fantasia non mi viene in soccorso più di tanto, men che meno il panorama fatto di serrande verdi una in fila all’altra.
Giro dopo giro salire le rampe, soprattutto quella più lunga e in pieno sole, si fa sempre più duro. Per consolarmi mi dico che è un po’ come affrontare la salita a Monte Albano… ma onestamente in questo momento farei anche a meno di immedesimarmi con tanto realismo nella vera 50 km di Romagna. Dopo tutto siamo a una corsa virtuale.
Però devo ammetterlo: è bello anche fare questa fatica. Questo correre per piccoli obiettivi (ancora un giro), questo correre con la testa e con il cuore anche quando la tentazione di fermarti è forte come non mai mi mancava. E qui, in questa (modesta) fatica, ritrovo la gioia e il gusto che solo la corsa mi dà.
Così, passo dopo passo, giro dopo giro arrivo al 20° giro, ai miei 8 km traguardo abituale di queste Maratone della Speranza. Ma questa non è una maratona, è la 50 km di Romagna. Non posso fermarmi al solito, e allora mi dico “ancora un giro”. E poi un altro, un altro e un altro ancora. Alla fine mi fermo al 25°, poco più di 10 km e un’ora di corsa (con oltre 200 metri di dislivello). Costretto a cricetare su percorsi tortuosi e angusti era dal 1° marzo che non arrivavo in doppia cifra. Sono stanco ma felice.
Quando riemergo nel cortile lo trovo straordinariamente deserto e mi prendo tutto lo spazio e il sole necessario per rifiatare e fare con calma dello stretching.
Anche questa è fatta. Settimana prossima doppio appuntamento in tre giorni: ci faremo trovare pronti.
Marco Bertoletti
10 km



