La passeggiatina al Passatore di Mario Orsini, pettorale 283

Il tutto fino ad un mese prima del grande traguardo e nel mezzo un pò di raffreddore e qualche linea di febbre, rimediata in una troppo fresca mattina a “fare” il Monte Serra fino alle antenne con amici fidati, ma, buon per loro, notevolmente più giovani.

foto 2Comunque, già una quindicina di giorni prima del 24, comincio a sentire qualche fremito a livello dello stomaco e le farfalle che da lì si alzavano mi ripetevano interrogative: “Ma ce la farai? Sei vecchio, cosa vai a fare?“. Zittitele a fatica, mi rimbocco le maniche, anzi le gambe, e continuo a fare lo “scarico”.

Dalla settimana prima, comincio a preparare la sacca con i vestiti, il cambio e tutto quello che sicuramente mi potrà servire e che, con altrettanta certezza, mai userò, visto che corro anche a 10 gradi sotto zero sempre con pantaloncino e canotta; ma non si sa mai.

Vado al Decatlon e compro i “ciuccini” di vari gusti, sperando che siano miracolosi, ben sapendo che mai mi hanno fatto fare un passo in più, ma tant’ è……

Al lavoro e con i radi amici fuori dal giro delle corse, non parlo di altro e sto sulle scatole anche ai sassi; in casa, neppure a parlarne, mi evitano come un appestato sapendo che, anche se parlassi di politica, presto il discorso sarebbe girato sulla 100 km, e che pall…..!

La mattina della corsa, la frenesia è al culmine e fra gli auto-massaggi e lo sguardo agli ultimi preparativi, vado a salutare (per l’ultima volta?) Luciano che vende i giornali all’ospedale: era abbastanza preparato e voleva segnarsi alla 100, ma poi gli è mancato il coraggio; non come Sandro che, invece, si è iscritto con poca preparazione, ma un gran fegato, e poi è arrivato in 15h, ma è arrivato e si è provato.

Parto alle 12 da casa con Sandro e la sua compagna, che lo ha accompagnato per tutta la gara.

A Firenze, prendiamo il pettorale e si torna alla macchina; i turisti ci guardano con sorpresa e con raccapriccio saputo cosa ci aspettava.

foto 3Finalmente in coda in via Calzaioli, caldo asfissiante, 29° e poca aria. Tutti pronti, alcuni con sacche improbabili sulle spalle, altri vestitissimi da maratona del grande nord, ed altri invece in tenuta più adeguata.

Vai, c’è il conto alla rovescia: “Morituri te salutant“, ora è tardi per pensare, si parte.

“Mario, vai piano, per favore; stai attento, poi se dai tutto ora, non ce la fai; non piove a dirotto come lo scorso anno, quest’anno si consumeranno più energie, vai piano, porca miseria, ora si ride e si scherza tutti, poi…”.

Si sale verso Fiesole, poi Vetta Le Croci, poi di filata in discesa verso Borgo San Lorenzo. Qualche mangia e bevi e comincia la temibile Colla, ma in compenso la temperatura scende. Alterno qualche passo di corsa a qualche passo di camminata sostenuta, più che altro per risparmiarmi, penso. Arrivo in cima e mi mangio un piccolo pezzo di piadina con la mortadella e con la soppressata, bevo pochi sali e un po’ di brodo caldo che mi rimette al mondo. Già lo stomaco urla di cambiare alimentazione e in gola ho un aspro sapore di misture varie, ma bisogna andare avanti.

Mi butto in discesa con discernimento e a media velocità, non vorrei imballarmi. La salitina di Casaglia non mi coglie impreparato e la faccio con agilità sapendo che in cima ci sarà un ottimo ristoro con uva passa e il solito brodo medicamentoso. Poi via fino a Marradi di volata, accelerando dove possibile e stando attento all’imbrunire che incombe.

foto 4Le macchine che seguono la corsa si fanno più rade, le loro luci sono manna per me che, come sempre, non ho portato la pila, e ascolto le tenebre che mi circondano cercando di mantenere un passo regolare ed aspirando quest’aria frizzantina che mi fa rinascere. La notte mi manda buone sensazioni e sfrutto le lucine degli altri concorrenti per vedere dove metto i piedi. Sto bene e mi stupisco di questo benessere quando mi accorgo che sono quasi al 75 km.

Il fiume Lamone ci circonda dalla vetta della Colla e vorrei immergermi nelle sue acque gorgoglianti e ristoratrici, ma ormai devo arrivare. Mi accorgo di aver rallentato il ritmo, ma sono riuscito a correre sempre, anche se con più circospezione, pochi dolori lancinanti, ma stanchezza generale, neppure troppo pressante. Mi vengono in mente le parole del Fiore: “Quando sei più stanco è proprio lì che devi correre meglio”. E mi sforzo all’ 85° di fare un passo quanto più dignitoso possibile, alternando e dirigendo la postura dei piedi che altrimenti andrebbero chissà dove, e quasi per miracolo ritrovo il passo dell’inizio.

Passo in volata da Brisighella e mi fermo giusto il tempo di una sorsata d’acqua al ristoro del 95° km. Poi … forza Mario .. è fatta, recupero due o tre miei colleghi che vedo fermi sul bordo del vialone alberato ed altri che corrono al meglio, mi sento le ali ai piedi. Alla curva del 97,5° km, allungo ancora affiancando e superando due ragazze che – mitiche -, erano già in vista dell’arrivo, ma un po’ in difficoltà. Le incoraggio ed insieme ripartiamo verso la piazza sempre più vicina.

Arrivo, anzi arriviamo tutti, e vedo che il tempo non è neppure malaccio, 11:34:18, 400esimo arrivato su quasi 2300 partenti, non male, vecchio!

Grande, Mario, ce l’hai fatta anche stavolta!

Ho impiegato una buona mezz’ora di più dello scorso anno, ma, alla ricerca delle consuete giustificazioni, mi dico che il caldo mi ha un po’ fiaccato.

Può anche essere stato effettivamente così, ma non c’è riprova, al di fuori del fatto incontrovertibile che ho un anno di più. Ma non lo sento…!

Ed ora maratona a Suviana l’8 giugno e la mitica Pistoia-Abetone a fine giugno.

Riassumendo, una bella passeggiatina fra i monti con un’ottima compagnia, per il prossimo anno si vedrà … Mi occhieggia una certa “Nove Colle Running da 202 Km”.

Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)

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