LA SIBILLA PELLEGRINA

Il tempo non era proprio dei migliori: cielo coperto ed una cappa di
umidità assurda (che noi chiamiamo “soffego” proprio perché ti da la
sensazione di non riuscire a respirare). Caldo e sudore si sprecavano. Ma, a
dispetto della foschia, all’orizzonte si vedono le montagne che vanno dai
Colli Euganei alle Prealpi Bellunesi e Trentine.
   Il maneggio situato dopo il primo rettilineo è aperto, i cavalli sono
tutti dentro i recinti e girano tranquilli, sono uno più bello dell’altro.
Più avanti, una chioccia con una decina di pulcini razzola tranquilla in
mezzo alla strada, incurante di runner e ciclisti che gli passano accanto.
   Poco prima di arrivare a Favaro ho adocchiato un cartello che suggeriva
una deviazione in mezzo ai campi ed ho deciso di seguirla, tanto per variare
un po’ il percorso. Ho risparmiato poco meno di un chilometro ma ho visto
posti che non conoscevo, evitando di passare per il centro del paese.
   A tre chilometri dall’arrivo è uscito il sole. Ovviamente in quel tratto
di strada non c’è nemmeno un albero! Caaaaldo!!!
   Guardo il Garmin per la prima volta quando arrivo sotto casa e vedo che
ho fatto il percorso in più di due ore. A passo pellegrino, effettivamente.
Ma se consideriamo la quantità enorme di fotografie che ho fatto (e quindi
pause su pause) posso essere soddisfatta.
   Insomma, questa settimana ho fatto la “Sibilla Pellegrina”… la settimana
prossima si vedrà!

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