LA MITICA STORIA DELLA BOSTON MARATHON

   Il 19 aprile 1897 a Boston si tenne una gara sulla distanza di poco meno di 40 km, con 15 partecipanti e ogni mezzo di trasporto realmente concepibile, al loro seguito. Vinse l’esile statunitense John J. McDermott. Questi procedeva con la regolarità di un orologio e nel volto aveva l’immagine dell’atleta deciso. Negli ultimi chilometri, egli fu colpito dai crampi, poi si mise anche a camminare, quindi si fece massaggiare; ma sulla dura superficie stradale di Beacon Street, partì per l’ultima volata, dimostrando un’assoluta padronanza delle sue forze: all’arrivo, la folla l’issò sulle spalle. Egli aveva tagliato il traguardo con la sola forza di volontà.

   Con gli anni la Boston Marathon continuava ad accrescere la sua popolarità. L’edizione del 1902 fu un autentico spettacolo, con 38 partenti, seguiti da più di 100mila spettatori assiepati ai lati delle strade: fu la più grande festa sportiva di quei tempi. Nella successiva edizione del 1903, per la prima volta vinse un corridore locale, John C. Lorden, con il tempo di 2h41’29”8. Nel 1919, con la conclusione della I Guerra Mondiale, la Boston Marathon riprese il suo antico splendore e fra i maratoneti più bravi, numerosi provenivano da Paesi stranieri.

   Fin qui si parla di atleti uomini. Poi, nel 1966 la statunitense Roberta “Bobbi” Gibb divenne la prima donna a correre, benché fuori classifica, la Boston Marathon. La Gibb aveva tentato d’iscriversi regolarmente alla gara, ma l’ingresso le era stato vietato, in quanto «le donne non sono fisiologicamente in grado di correre per 42 chilometri». Roberta non si diede però per vinta e, come dichiarò: «A quel punto capii che stavo correndo per molto di più che raggiungere un traguardo personale, stavo correndo per cambiare il modo di pensare della gente». Il giorno della competizione la Gibb si nascose dietro a un cespuglio nei pressi della linea di partenza. Una volta dato il via, ella si precipitò nella mischia e iniziò a correre assieme altri atleti. La folla reagì in modo positivo a quella presenza femminile, incoraggiandola e sostenendola. Così l’atleta corse fino a raggiungere l’arrivo in 3h21’25”, davanti ai due terzi dei partecipanti: poiché non iscritta alla gara, la sua prestazione non rientra nelle graduatorie mondiali ufficiali.

   L’anno dopo, alla Boston Marathon 1967 ci provò questa voltaKathrine Switzer, la quale s’iscrisse con le sole iniziali. Kathrine fu la prima donna a partecipare ufficialmente a quella manifestazione sportiva. Le regole non si erano modificate; Kathrine si era iscritta come “K.V. Switzer”, un dettaglio sfuggito agli organizzatori, i quali avevano inconsapevolmente autorizzato la sua partecipazione. Il giorno della gara la Switzer si presentò alla linea di partenza con il suo pettorale, unica donna tra i 741 iscritti. Assieme a lei decisero di correre la maratona, il suo compagno Tom Miller e il suo allenatore Arnie Briggs. Dopo aver percorso i primi chilometri in tranquillità, il gruppetto fu raggiunto e fiancheggiato dal furgone della stampa, da dove spuntò il direttore di gara Jocke Semple, il quale infuriato, rincorse e spintonò Kathrine nel tentativo di strapparle il pettorale e impedirle così di continuare la prova, gridando: «Vattene dalla mia gara e dammi il tuo pettorale!». Se si poteva ancora accettare una donna in gara in maniera ufficiosa, di certo non era ammissibile che ve ne fosse una con un pettorale regolarmente registrato, che la mettesse sul medesimo livello dei colleghi maschi. Tom e Arnie riuscirono a fermare il direttore di gara. Così la Switzer corse l’intero percorso raggiungendo il traguardo in 4h20’. «Qualunque cosa succeda, devo finire questa gara […] devo, anche a costo di arrivare in ginocchio. Se non arrivo alla fine, la gente dirà che le donne non sono in grado di farlo». La sua, pur non risultando negli annali ufficiali della disciplina, rimane certamente una prestazione che rientra nella storia della maratona.

EDIZIONI STORICHE

ANNO

EDIZIONE

CLASSIFICATI

           ATLETA

NAZIONE

TEMPO

1897

1^

10

John   McDermott

Stati Uniti

2h55’10”

1898

2^

15

Ronald J.Macdonald

Canada

2h42’00”

1899

3^

11

Lawrence Brignolia

Stati Uniti

2h54’38”

1900

4^

20

John P. Caffery

Canada

2h39’44”

   Nel 1921, Frank T. Zuna (Stati Uniti) con 2h18’57” fu il primo a scendere sotto le 2h20’. Per scendere sotto le 2h15’ bisognerà attendere il 1956 con Antti Viskari (Finlandia) con 2h14’14”. Nel 1975 Bill Rodgers (Stati Uniti) fu il primo a scendere sotto le 2h10’ con 2h09’55”. In tutto egli vinse per ben cinque volte.

   Nell’edizione del 1980, Marco Marchei fu 2° e proprio da allora fu meglio conosciuto dal mondo del podismo italiano e non solo.

   All’edizione del 1990 risale l’unica vittoria italiana con Gelindo Bordin in 2h08’19” (suo record). Da allora la gara maschile è stata vinta da etiopi e keniani eccetto due edizioni (2001 e 2014).

   Il record maschile è di Robert Kiprono Cheruyot (2h05’52”, 2010). Nel 2011 Geoffrey Mutai (Kenya) ha vinto con 2h03’02”, ma il record non è stato omologato, in quanto il tracciato non rispondeva alle norme del RTI: infatti era eccessivo il dislivello tra partenza e arrivo.

   La gara ha avuto nel 1972 come prima vincitrice donna Nina Kuscsik (Stati Uniti) in 3h10’26”.

   Nell’edizione 1973 ha vinto Jacqueline A. Hansen (Stati Uniti) in 3h05’59”. Netto miglioramento crono nel 1974, per la prima volta sotto le 3 ore con Michiko Gorman (Stati Uniti) in 2h47’11”.

   Nel 1975 per la prima volta vince un’atleta non statunitense con Liane Winter (Germania) in 2h42’24”.

   Il record femminile è di Buzunesh Deba con 2h19’59” (2014).

   Nell’edizione del 19 aprile 1982, lo statunitense Alberto Salazar partì a un ritmo assai veloce, incurante delle salite e dei dislivelli. Intorno al 30° km, rimasero nel gruppo di testa Salazar, Josè Gomez, Dick Beardsley e Bill Rodgers. Sul lunghissimo rettilineo, Salazar si produsse nella volata finale, precedendo di appena due secondi Beardsley, trionfando in 2h08’52”.

   Purtroppo la Boston Marathon ha conosciuto pure un evento bagnato dal sangue. Il 15 aprile 2013 alle ore 14.50 c’è stato un attentato dinamitardo con 3 morti e 264 feriti. Il responsabile è stato riconosciuto nel ventunenne musulmano di origine cecena Džochar Carnaev, che ha provocato due esplosioni durante la maratona, nei pressi del traguardo. Nella prima esplosione il cronometro stava mostrando il tempo di 4h09’43”.

IL PERCORSO

   La leggendaria Boston Marathon segue un tracciato da punto a punto, da Hopkinton a Boston, certificato secondo le linee guida stabilite da IAAF e USA Track and Field. Il Boston Athletics Association gestisce questo classico evento, sponsorizzato da John Hancock Financial Service.

   Il clima di Boston non è certamente d’aiuto al maratoneta, poiché c’è sempre o troppo caldo o troppo freddo. È favorevole invece il percorso, che risulta avere un dislivello in discesa di ben 141 metri, benché non appaia evidente al partecipante.

LA GARA

   La partenza avviene circa 42 chilometri fuori dalla città alle ore 8.50 con gli atleti con disabilità. Poi alle ore 9.32 è la volta delle top runner donne. Alle 10.00 la partenza dei top runner uomini e a seguire gli amatori. Un gran parco ospita una vera e propria fiera con bancarelle ove si può trovare di tutto. La folla stringe la partenza, stringerà ancora di più i podisti lungo il percorso e sarà immensa in prossimità del finish. Folla dappertutto: sui tetti, nelle case, sui balconi, ai bordi della strada. Gli atleti corrono nella parte centrale di strade immense. Giganteschi TIR raccolgono le borse e gli indumenti per restituirli all’arrivo ai finisher. La settimana precedente in una fiera allestita proprio nell’albergo ove risiede l’intera organizzazione, ogni partecipante ha potuto comperare quanto gli occorreva: praticamente di tutto. Centinaia e centinaia di brade al coperto in un silos auto con coperte d’alluminio attendono i protagonisti: si corre nella gioia sostenuti dalla gente presente ai bordi delle strade. Borracce spray consentono di bere e di rinfrescarsi in gara. Lungo il percorso ogni tanto triangoli rossi ai bordi della strada segnalano la distanza in miglia inglesi (1 miglio = 1˙609,09 m). Con il passare dei chilometri, si corre drogati sempre più dalla folla.

   Lunedì 22 aprile 2019, si è corsa l’edizione n° 123 della Boston Marathon.Tra i partecipanti dell’edizione 2017 c’è stata anche una figura storica, la settantenne Kathrine Virginia Switzer, oggi scrittrice, giornalista sportiva, esperta di fitness e opinionista televisiva, a distanza di cinquant’anni dal suo “mitico” esordio. Questa la sua dichiarazione: «Sono orgogliosa di avere aperto la strada, 50 anni fa, a tutte le donne che volevano fare la maratona. Oggi come oggi, almeno negli Stati Uniti, ci sono più donne che uomini a partecipare alle gare di fondo».

Conoscere la storia di questo ultracentenario evento è un po’ come conoscere la storia della maratona moderna.

   La 124^ edizione della Boston Marathon è stata rinviata a lunedì 14 settembre 2020 a causa dell’emergenza coronavirus.

RECORD DELLA BOSTON MARATHON

CATEGORIA

ATLETA

NAZIONALITÀ

TEMPO

ANNO

UOMINI

Geoffrey Mutai

Kenya

2h03’02”

2011

DONNE

Buzunesh Deba

Etiopia

2h19’59”

2014

MASTER UOMINI

John Campbell

Nuova Zelanda

2h11’04”

1990

MASTER DONNE

Firaya Sultanova-Zhdanova

Russia

2h27’58”

2002

HANDBIKER UOMINI

Joshua Cassidy

Canada

1h18’25”

2012

HANDIBIKER DONNE

Wakako Tsuchida

Giappone

1h34’06”

2011

I dati statistici sono dal link dell’evento: www.baa.org/races/bostonmarathon.aspx

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