Lake Orta Marathon. Gozzano (NO), 28/12/2014. Simply the best

Un’altra giornata fantastica, dal punto meteorologico, ha dato risalto in modo speciale ad ogni angolo del percorso. Il giro è in senso antiorario in modo da avere sempre il lago immediatamente sulla sinistra, correndo in sicurezza.

foto 2Dopo Gozzano, mentre albeggia, si corre per 5 km sulla litoranea fino ad arrivare ad Orta. Le nebbie si diradano e il lago da ceruleo cangia in rosato per poi indorarsi nella luce del mattino.

Si arriva ad Ortadavanti, al maniero moresco di Villa Crespi foto di rito. La villa, in stile moresco, trae ispirazione dagli edifici dei paesi mediorientali, di cui Cristoforo Crespi era rimasto affascinato. I Crespi sono una famiglia del ramo tessile famosa per essere stati anche proprietari del Corriere della Sera. Vista da dentro, è suddivisa in tre piani, le cui pareti sono rivestite da stucco a stampo, tipico dei paesi dell’Islam. Le sale di ogni piano sono attraversate da alcuni archi rialzati e soltanto il piano terra presenta 5 sale, ognuna decorata in modo differente. A dirigere il ristorante vi è il pluripremiato capo chef Antonino Cannavacciuolo, che conduce sul canale tematico Fox (Italia), la versione italiana del programma cucine da incubo.

Quindi via per la penisola di Orta attraverso due km di zona pedonale e vialetti lungo lago. Compagni di viaggio solo qualche papera. Il centro di Orta, è caratterizzato da viuzze strette molto pittoresche: la principale corre parallela alla riva del lago e si interseca con alcune ripide viette che si allontanano dal lago portando verso il Sacro Monte (Patrimonio Mondiale dell’UNESCO) o verso l’ampia zona dei parcheggi.

foto 3Nessuno in vista; al centro del paese si trova Piazza Motta, vero e proprio salotto affacciato sul lago, dalla quale partono le imbarcazioni dirette all’Isola di San Giulio. Siam passati quindi, sotto il broletto o Palazzo della Comunità della Riviera di San Giulio, risalente al 1582, costituito da un portico al piano terra, usato per il mercato.

Da Piazza Motta si percorre via Olina, via Bossi, via Gippini, passando accanto all’Hotel S. Rocco che è il più lussuoso della zona affacciato sul lago. S’imbocca una strada ghiaiosa, via Motta, dove si raggiunge l’omonima villa i cui proprietari erano degli editori. Qui la strada si restringe e diventa pedonale: un sentiero che fiancheggia il lago e segue dolcemente il curvare della penisola. Superata l’estremità della penisola, Punta Movero, ci sono delle silenziose panchine in sasso dove si può godere uno sguardo meraviglioso sul lago e sull’isola, immersi nel silenzio rotto solo dal frangersi mite delle onde contro la sponda. Il sentiero lastricato curva verso destra percorrendo la sponda nord della penisola e dove poi la stessa avrà termine. Dopo qualche minuto, tra l’irregolare svolgersi della sponda, si giunge ad un breve rettilineo, alla fine il sentiero appare concludersi ma non è così. Sulla destra corriamo sotto la “celebre” villa di fine ottocento già Curioni-Mazzetti, in cui si trova la grotta chiamata “bus d’l orechera”, ove la leggenda narra trovasse rifugio uno dei mostri che infestavano l’isola al tempo di San Giulio e, difatti, qui sarebbe stata trovata la vertebra di un animale preistorico conservata oggi nella sacrestia dell’isola. Giunti al termine del breve rettilineo, il sentiero svolta bruscamente a destra. Poco più avanti, uno dei nostri addetti invita a proseguire seguendo la sponda del lago. Il sole è ormai alto e illumina i canneti lungo il percorso pedonale bellissimo luci e colori si accendono.

foto 4Addio Orta, si torna sulla statale per un paio di km fino a Pettenasco, dove si corre su 2 km di lungo lago pedonale, un centro rivierasco che offre scorci e passeggiate romantiche, al riparo dai rumori e dal traffico. Salgono i primi tepori primaverili, correndo visitiamo i gioielli architettonici del borgo, a partire dal campanile romanico dell’antica chiesa di Sant’Audenzio, all’interno della quale si possono osservare numerosi dipinti, tra i quali è notevole quello che raffigura lo sposalizio di Santa Caterina. Nel cuore del paese, cioè nella piazza, spiccano il Palazzo Comunale che risale al 1800 e una casa medievale contrassegnata da una severa facciata. Proprio in questo prestigioso edificio si può trovare una rassegna completa dei produttori dei vini delle Colline Novaresi e tra essi non può mancare il Nebbiolo di Ghemme denominato “Riviera di San Giulio”. A ricordare la radicata tradizione artigianale della lavorazione del legno al tornio, nella restaurata Roggia Molinara, che è una torneria idraulica restaurata, è stato realizzato il Museo dell’arte della tornitura del legno

Si prosegue per Omegna. Qui ci accoglie una scritta: Omegna città di Gianni Rodari. “La fantasia fa parte di noi come la ragione: guardare dentro la fantasia è un modo come un altro per guardare dentro noi stessi”. Così diceva Rodari, scrittore e giornalista famoso per la sua fantasia e originalità, attraverso racconti, filastrocche e poesie, divenute in molti casi classici per ragazzi, forse citando questi nomi lo ricorderete: Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori, Favole al telefono, Il gioco dei quattro cantoni, C’era due volte il barone Lamberto etc… ..Specie “C’era due volte il Barone Lamberto ovvero I misteri dell’isola di San Giulio” è una novella per ragazzi scritta da Gianni Rodari nella forma del romanzo breve che ci porta magicamente in questi luoghi. Parla di un decrepito e ricchissimo novantaquattrenne, barone Lamberto, che vive in una villa nell’isola di San Giulio con il maggiordomo Anselmo e sei persone che vengono pagate quasi quanto il Presidente della Repubblica come addetti per ripetere sempre, in continuazione e a turno il suo nome. Questo è infatti il meccanismo che tiene in vita il barone. Le loro voci si diffondono nel palazzo del barone attraverso un sistema di altoparlanti posizionati in tutte le stanze e sui mobili della casa, da cui il vegliardo può ascoltare. In tal modo il nobiluomo ringiovanisce ogni giorno sempre di più, nonostante le 24 malattie di cui soffre (Anselmo le ha scritte in ordine alfabetico nel suo taccuino). Con alterne fantasiose vicende, da vecchio novantenne, torna ad essere un bambino di tredici anni.

foto 10Quindi si va sul lungo lago di Omegna, una cittadina di 16.000 abitanti che chiude il Lago a nord. Il sole è ormai alto e si rifrange nel Lago per i quasi 4 km di percorso a fianco delle acque. Qui, l’11 novembre 2014, dopo molti anni, è esondato il lago d’Orta. Era tutto sott’acqua. Tra le tante cose interessanti della città, Il Museo Arti ed Industria “Forum”, dove si espone la storia dell’industria del casalingo, con oggetti forniti dalle famose industrie della città: Piazza, Bialetti, Alessi, Lagostina, Girmi. Omegna per anni è stata la capitale italiana della produzione di pentole a pressione, caffettiere, bollitori, elettrodomestici.

Finita la pacchia, inizia la salita dopo Bagnella e il centro dei canottieri. Una bella salita a picco sul lago che ci porta sopra Nonio e poi a Cesara. La strada sulla costa occidentale è meno panoramica ma più tranquilla, 20 km verso Gozzano.

Nella serata del quarto giorno si è festeggiato parecchio. Prima le 150 maratone di un commosso Marco Simonazzi. Poi le 250 compiute da me in 4 anni. Ed infine grandi onori sono stati tributati alla coppia di francesi Pierre Convert e Daniel Convert, elementi di punta del Club francese Courir Le Monde. Maghi del trasformismo e della fantasia, li ho trovati in ogni parte d’Europa vestiti nelle forme più bizzarre ad interpretare in modo pregnante lo spirito del luogo e della manifestazione. Ieri, ad esempio, Pierre era vestito da Albero di Natale e si è messo in più punti a farsi fotografare in pose statiche mimetizzandosi col paesaggio. Gli abbiamo donato una targa ricordo con questa frase: “A Daniel et Pierre marathoniens du monde le plus imaginatif. Avec sympathie et un peud’envie de supermaratoneti italienne”. Gozzano, Italie, 28/12/2014.

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