Las Palmas, 24 gennaio, 7^ Gran Canaria Maratón

Ma siccome alle autorità piace fare e disfare, un mese fa tutto l’ambaradan era stato disdetto: il giorno stesso che l’ho saputo, sono andato sul sito di Ryanair, poi su quello di Tripadvisor e infine su quello della maratona, e in un paio d’ore ho risolto tutto, viaggio alloggio e iscrizione.

Non appena Ferri e Fabbri, con Caterina Lazzarotto, hanno avuto sentore della notizie, hanno chiesto a me e Daniela di essere dei loro, cosa che abbiamo accettato ben volentieri sebbene la logistica nostra divergesse. Ecco dunque, venerdì 22, arrivare al mega aeroporto di Las Palmas: ci attardiamo a sistemare la valigia riconsegnata dal nastro (i soliti puntigli di Ryan per un chilo in più ci avevano costretto a trasferire cose ‘di peso’ nel bagaglio a mano), quando ci sentiamo chiamare dall’esterno. Finalmente usciamo, ed ecco il Club quasi al completo (compreso il Presidente emerito Bigi) e in divisa a festeggiarci con l’immancabile corredo di fotografie a più mani, per le quali viene buona anche la leggendaria fotografa modenese di podismo Teida Seghedoni che (col figlio Gabriele iscritto alla mezza maratona) era sul nostro aereo.

002Segue servizio completo fino all’Expo, con ritiro pettorali: e qui, credo ci sia lo zampino di Mario nel fatto che mi venga assegnato il pettorale 300, corrispondente al numero di maratone che con questa avrò concluso (vabbè, sarebbero 301 se l’inflessibile Mariolino mi avesse convalidato una Roma in cui corsi sotto pseudonimo…).

Seguono accordi per gli appuntamenti dei due giorni successivi: soprattutto la domenica, con obbligo di foto mezz’ora prima della partenza. Così avviene, sebbene la foto prevista alle 8,30 venga fatta molto prima… e noi attardati dal caos delle linee di autobus finiamo nei titoli di coda. Ma poi si parte, prima la fiumana di gente dei 10 km, poi un’altra fiumana (quasi 4.000) di maratoneti e mezzi insieme.

È anche un piccolo evento storico in famiglia, nel senso che la consorte Daniela Gianaroli, già supermaratoneta (corse la sua 237° e ultima 42 a Reggio nel 2010), confortata da Caterina che le promette compagnia, si iscrive e partecipa alla 21. In Spagna, e in tutto il mondo, non serve tanta burocrazia medica e pseudo-medica per farsi una camminata.

Il clima è di gran festa, più che buona l’organizzazione (salvo che i due giri del percorso sono ciascuno di 250 metri in più rispetto alla distanza canonica…), grande entusiasmo della gente per le strade, e un numero impressionante di orchestrine e percussioni, che mi elettrizzano specie quando, dalle parti della Vegueta cioè del punto più bello del percorso, intonano Cielito lindo o il meno classico “Seven Nation Army” (ovvero “po-poroppo-ppoppò” del mondiale 2006). Sicché, quando ormai il sole è alto e nei lunghi rettilinei si cerca l’ombra, io mi metto a fischiettare e canticchiare:

De tu casa a la mía,

cielito lindo, no hay más que un paso.

Ahora que estamos solos,

cielito lindo, dame un abrazo.

¡Ay! ¡ay! ¡ay! ¡ay!, ¡canta y no llores!

Porque cantando se alegran,

cielito lindo, los corazones.

 

E se questo mi dà un surplus di sudore, ecco le meravigliose spugne ritagliate sul disegno della Canaria, e regolarmente distribuite con acqua freschissima, dar conforto ai miei ormai miseri 6:30” a km. E il cielito della Gran Canaria è sempre più lindo, e il vento da sud ci spinge e ci respinge a seconda della direzione, e il grattacielo verde, e la nave Aida ormeggiata nel porto ci accompagnano nei corsi e ricorsi dei nostri 42,720 metri.

003Mi passano due maratoneti della corte di Libero Zerbinati, poi il Presidente emerito. Gli chiedo di non umiliarmi dandomi più di un’ora; avrà compassione e mi distaccherà solo di una buona mezzoretta, giungendo insieme a Flavio Zagallo (con cui, negli anni d’oro, andavamo a fare i mondiali a San Sebastian, dove Adriano Boldrin ci insegnava a nuotare come i marò).

A metà del secondo giro mi passa l’altro canarino adottivo, Ugo Fabbri; riuscirò a contenere il distacco da lui nei due minuti, aspettando poi l’arrivo delle vere glorie supermaratoniche: Rita Zanaboni, che 22 anni fa mi aiutò a fare il record in maratona, con un tempo inferiore di un’ora a quello che riesco a spuntare adesso; poi Lorenzo Gemma, e ancora Mario Ferri, e finalmente Adriano Boldrin, di cui conservo ancora l’ultima bottiglia di quel Clinton che mi travasò da una damigiana a Montecchio Vicentino nel 2001.

Prima di lui sono arrivate le nostre signore della mezza: Daniela, e poi la segretaria emerita siora Catarina, che poteva fare molto meglio ma si è fermata a soccorrere e a garantire per Angelo Squadrone: 3 ore, 18 minuti, e in testa 11 punti, che i sanitari avrebbero voluto fermare, ma figurarsi se gente come noi si ritira per così poco.

A curare gli acciacchi, spesso, basta il mare della stupenda spiaggia di Canteras: el cielito es siempre mas lindo, i topless infuriano; canta y no llores, porque cantando se alegran, cielito lindo, los corazones.

Clicca qui per leggere “Qui è Europa, non Italia mueve el culito“, un’altra gustosa cronaca sulla Gran Canaria Marathon scritta da Fabio Marri e pubblicata su www.natipercorrere.it.

[Per vedere la galleria fotografica di Teida Seghedoni, cliccare su www.reggiocorre.it/foto_video.aspx N.d.R]

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