Le mie interviste: un primo bilancio

Ma chi sono questi atleti? Per lo più corridori di medie e lunghe distanze di livello medio-basso.

Mi azzardo già in un primo bilancio in considerazione della dozzina di domande che ho loro rivolto riguardo all’inizio della loro attività atletica, le motivazioni, come si allenano e alimentano, lo sportivo che preferiscono, gli obiettivi, ecc.

  • la corsa è proprio una passionaccia, come emerge dalle risposte nonché dalle espressioni delle foto che li tratteggiano sorridenti e felici;
  • diversi di loro non hanno un vero e proprio allenatore; oltre alla corsa sovente poca altra attività fisica;
  • in caso di infortuni fisici essi attendono la risoluzione del problema con il semplice riposo; pur riconoscendo la bontà del massaggio come pratica per prevenire infortuni e recuperare meglio allenamenti e gare, esso non è pratica abituale consolidata;
  • a riguardo del modo di nutrirsi, in genere pur riconoscendo l’importanza di una corretta e sana nutrizione, tendono a mangiare un po’ di tutto; si può ricorrere agli integratori pur senza avere carenze conclamate; a tutti piace mangiare e meno male; poiché per correre i muscoli hanno bisogno di glicogeno; col solo respirio e acqua si fa poca strada;
  • l’universo femminile è un bel panorama; la donna che corre ha indubbiamente più grinta di quella sedentaria e fors’anche del collega maschio; semmai si può notare in alcuni casi una certa pigrizia o titubanza ad aprirsi in un’intervista;
  • in genere l’allenamento preferito per chi corre medie e lunghe distanze è la corsa in natura, forse in quanto consente meglio di staccare dalla routine quotidiana, sovente stressante e chiassosa;
  • sorprende la ricorrenza del nome di Giorgio Calcaterra tra gli sportivi preferiti, motivata soprattutto in virtù delle sue qualità di persona disponibile e umile, più che per il valore atletico;
  • si corre per lo più per passione piuttosto che per realizzare record; ma accade che non si sappia con precisione il proprio personale su alcune distanze.

Alla luce di queste evidenze, pur tentato di allargare il ventaglio delle domande proposte, vedrò in un prossimo futuro di verificare se quanto finora emerso trova o meno conferma; inoltre mi prometto semmai di sondare maggiormente l’aspetto mentale e psicologico dell’atleta, nonché di allargare il soggetto intervistato ovvero avvicinarmi maggiormente a soggetti praticanti altre specialità sempre dell’atletica e anche con più o meno evidenti disabilità.

Sinceramente quest’esperienza d’intervista/questionario mi ha arricchito e desidero continuarla.

A chi non è molto propenso alla pratica della corsa atletica e addirittura dichiara che la corsa fa male alla salute, si può rispondere che l’evidenza mostra corridori in salute e sorridenti, che oltre ad avere aggiunto anni alla vita, soprattutto hanno aggiunto vita agli anni: una vita colorata in cui confrontarsi con se stesso e con gli altri.

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