Le mille di Angela e le mie dovevamo festeggiarle insieme alla Maratona
delle Cattedrali il 3 maggio a Barletta. Sarebbe stata una grande festa. I
tempi sono cambiati, e il momento non permette grandi esternazioni.
Comunque, è un traguardo che non mi sarei mai sognato di raggiungere. Non
avrei mai immaginato che sarei stato capace di ripetere 42.000 passi (anzi,
molti di più perché ben 277 sono ultramaratone) per mille volte. Sono venute
per caso. Quando son giunto alla 700^, non amando le mezze misure, mi sono
detto: «Perché non farne mille, un numero tondo e prestigioso?». Mi son dato
da fare e in quattro anni ho centrato l’obiettivo. Emozioni? Sono felice,
non emozionato. Ho semplicemente fatto il mio dovere di mantenere una
promessa fatta a me stesso. Non mi sembra di aver fatto qualcosa di
eccezionale, tenendo presente che sono stato battuto da Angela.
Che senso ha percepire che una donna ha preceduto un uomo in un traguardo di
così notevole portanza? Allora è ridicolo parlare di “sesso debole”? Cosa
l’uomo può invidiare alla donna? Invidia? Nessuna! Sono stato battuto da mia
moglie. È motivo di orgoglio per me avere una moglie straordinaria. Non
esiste un sesso debole e uno forte. Sono ambedue forti nel proprio ruolo. Un
sesso diventa debole, quando vuole imitare l’altro, dimostrando appunto
insicurezza, se non proprio complesso d’inferiorità. Non invidio nulla alle
donne.
Tra gli inizi atletici e la realtà attuale del XXI secolo, cos’è cambiato
nel mondo podistico nazionale e internazionale?
È cambiato molto. Quando ho cominciato nel 1976, a trent’anni di età, quelli
che correvano, lo facevano per lo più nel chiuso di un campo sportivo, non
distogliendo mai lo sguardo dal cronometro. Eravamo in pochi a correre per
il solo piacere di correre e all’aperto. Correre in aperta campagna o in
città, senza una meta ben precisa, appariva un gesto strano, eseguito da
persone non proprio sane di mente. Adesso, tutti corrono; malati di mente
sono quelli che non corrono. La maratona non è più un fenomeno d’elite, ma
un movimento di massa.
A livello internazionale, lo strapotere degli atleti degli altopiani
scoraggia il professionismo nazionale.
Quali caratteristiche particolari riconosci in Michele e Angela dal punto di
vista atletico?
A me piacciono le gare in linea. Ho in odio i circuiti, anche se fino alle 6
ore ho finito per adattarmi. Angela li ama. Li corre non solo per 24 ore, ma
anche per 6 giorni e 10 giorni con ottimi risultati. Nel 2010, ad Antibes,
lei ha stabilito la migliore prestazione femminile italiana della 6 giorni
con 562,330km. Angela detiene tuttora la migliore prestazione femminile
italiana della 10 giorni, stabilita nel 2011 ad Atene con 826km.
Io sono un pessimo camminatore. Quando Angela ingrana il suo passo da
granatiere, non c’è ciccia per gatti. Anche quello che tu chiami sesso
forte, non è in grado resisterle, diventando sesso debole. Nelle lunghissime
distanze è quello che fa la differenza.
Quale il ricordo più bello in questo lungo curriculum sportivo?
Ho sempre preso parte alle gare per il semplice piacere di correre.
Certamente, tutte le volte che sono stato primo di categoria o campione
italiano IUTA di categoria, non mi è dispiaciuto. Quando poi, proprio nelle
gare in circuiti, che detesti, ti capita di vincere la 24 Ore di Termini
Imerese con 187,200km a 62 anni, è ovvio che te lo ricordi. Fuori dalle
ipocrisie: partecipare è bello, vincere è bellissimo! Se poi Angela vince la
stessa gara con 173,700km, il ricordo è indelebile: non è un evento usuale.
Nelle statistiche DUV, si legge che Michele ha corso 185 ultramaratone tra
il 1996 e il 2020. Il massimo chilometraggio il 6-12 luglio 2014 alla 6
giorni del Pantano (355,264km). A prescindere dalla distanza di gara, quale
quella più impegnativa?
Sono numeri errati. Le maratone sono 723, le ultra 277. É vero alla 6 Giorni
del Pantano del 2014 ho percorso quel numero di chilometri, pochini, per via
della mia idiosincrasia alle gare nei circuiti. Però, alla 6 Giorni del
Pantano del 2016 ho corso 12 maratone in 6 giorni, una al mattino e un’altra
il pomeriggio, per un totale di 507,440km. A parte qualche exploit, non mi
sono mai espresso bene nelle gare lunghissime perché vengono organizzate nei
circuiti.
Come hai vissuto il lockdown causato dalla pandemia?
Benissimo. Sono stato molto diligente. Ho trascorso malissimo il primo
giorno: seduto sul divano, ho girato in continuazione tutti i canali
televisivi. Una noia mortale. Il secondo si è riaffacciata nella mia mente
un’idea che avevo sempre scacciato: riversare in un libro le emozioni
vissute in trentacinque anni di corse. Vi avevo sempre rinunciato perché
provavo difficoltà a raccontare me stesso, non solo, e a parlare anche di
mia moglie. La disperazione di quei giorni mi ha spinto a superare questa
titubanza, e ci sto prendendo gusto.
Correre ogni weekend maratone e o ultramaratone, ti permette di allenarti
anche nei giorni feriali?
Solo nei fine settimana? E le doppiette, le triplette, le 10 in 10, le 12 in
12 e le 23 consecutive nel Parco Ruffini di Torino? Tieni presente che
Barletta è una città decentrata rispetto ai luoghi in cui si organizzano
molte maratone. Tra viaggio di andata e ritorno, la settimana se ne va.
Spesso il trasferimento è stato più impegnativo della gara. Pochi gli
allenamenti nei giorni infrasettimanali, qualche chilometro per “mantenere
la gamba”. Ripetute, salite, lunghi, medi e lunghissimi sono a me
sconosciuti.
Per poter correre con efficienza è necessario nutrirsi correttamente con
cibi e bevande. Oppure ricorri a integratori e barrette varie? Mai usate
barrette, integratori, gel e altre porcherie varie. La dieta mediterranea,
nella versione pugliese, basta e avanza. Solo nelle maratone in serie o
nelle ultramaratone ho preso sali.
I tuoi obiettivi dopo il 18 ottobre 2020? Ci godiamo le nostre mille. Non
possiamo mancare alla Maratona del Presidente di Cesenatico.
A nota della simpatica ricostruzione della carriera sportiva di Michele, si
può aggiungere che le statistiche hanno pur sempre un limite di tolleranza.
La DUV considera “ultramaratona” una prestazione di almeno 45km. Un dato
incontestabile è che Angela e Michele assieme contabilizzano 2.000 maratone
e ultra. Durante la loro esistenza, hanno percorso tantissimi chilometri in
Italia e nel mondo. Più che i numeri conta certamente lo spirito che ha
supportato la loro passione. A Policoro prima e a Pescara poi, in numerosi,
tra cui i soci del Club Super Marathon Italia, a festeggiare un’impresa da
pochi eletti.
Auguri per tanti ancora chilometri di corsa assieme ad altri podisti e altre
esperienze di vita.







