Le ultramaratone

Il diminutivo maratonina invece indica la gara di corsa sulla distanza pari alla metà di quella della maratona, ossia km 21,097, gara che non figura tra le prove olimpiche, ma è inclusa nei programmi di campionato di ciascuna nazione; esistono prove anche a livello internazionale, una delle quali assegna il titolo di campione mondiale.

Tuttavia c’è da rilevare che con il titolo di maratona e maratonina ancora oggi vengono indicate manifestazioni che non si svolgono sull’esatta distanza, rispettivamente dei km 42,195 e 21,097; è il caso della maratona della scuola cattolica, la quale si svolge nel mese di maggio, con partenza da via della Conciliazione in Roma e arrivo a Villa Borghese. Al via numerosi giovani e non solo, nel ricordo dello scomparso fratel Lazzaro, promotore della bella corsa primaverile romana benedetta dal pontefice e solitamente allietata dai raggi del sole.

La distanza di maratona non è percorsa unicamente nella gara dei km 42,195. L’Ironman(letteralmente “l’uomo d’acciaio”), la prova estrema del triathlon, disciplina che comprende la corsa, il nuoto e il ciclismo, prevede la disputa della corsa sulla distanza della maratona, a dimostrazione che quest’ultima prova rappresenta per eccellenza un impegno estremo, comunque umanamente affrontabile con adeguata preparazione. L’Ironman è prova dove bisogna avere qualità nervose, di resistenza e muscolari, e presuppone un allenamento sostanzioso, ben articolato e vario.

Tra i nomi ingannatori, c’è la Two Ocean Marathon con i suoi 56 km, tra le corse più prestigiose del Sudafrica, con partenza e arrivo nei sobborghi di Città del Capo. Fin dal 1975 essa ha sconfessato l’apartheid ed è stata la prima ultramaratona ad ammettere anche la partecipazione di atleti di colore, divenendo terra di conquista per gli atleti neri nel settore maschile, non per quello femminile: l’essenziale è che comunque oggi e da parecchi anni, tutte le razze corrano a fianco in nome dello sport (nella lingua inglese razza e gara si traducono entrambe con race). La partecipazione a quest’ultramaratona è numerosissima e ciò costringe gli organizzatori a un tour de force; la sua collocazione è ideale nel mese di aprile, cioè all’inizio dell’autunno per quei luoghi africani, con temperature perfette per affrontare una corsa su lunga distanza, la quale pur chiamandosi “maratona”, maratona non è, ma simile nelle caratteristiche a questa.

foto 2Le ultramaratone(gare su distanze dai km 42,195 in su) si stanno diffondendo sempre maggiormente e – come per le maratone – hanno un loro preciso calendario. In Italia, la più antica e famosa è la 100 km del Passatore,che si corre nel mese di maggio lungo l’Appennino.

Nel 1991, è nata l’Associazione Italiana delle ultramaratone (A.I.U.). Altri organizzatori di ultramaratone sono stati poi inglobati alla A.I.U. con un atto notificato alla prima assemblea. Il primo atto formale è stato quello d’incaricare lo specialista delle ultramaratone più titolato ed esperto, Vito Melito, di gestire la selezione di sei atleti italiani che rappresentassero il nostro paese alla 100 km del Passatore dell’edizione 1991.

Ora esiste la IUTA (Italian Ultramarathon and Trail Association) con un organigramma all’altezza della situazione, che cerca di supportare un movimento in continua evoluzione. Il sito è continuamente aggiornato con eventi sia a livello nazionale che internazionale.

Per poter correre un’ultramaratona bisogna anzitutto avere tempo a disposizione per allenarsi, non è sufficiente correre nei fine settimana. Nei mesi precedenti alle prove sui 50-100 km od oltre, si devono svolgere allenamenti almeno in 3-4 giorni alla settimana, con uscite minimo di 1h30’-2h. A esse bisognerebbe unire esercitazioni (stretching,preatletismo), utili a prevenire infortuni da sovraccarico, sempre in agguato in una specialità caratterizzata dall’enorme mole di lavoro da sostenere. Poi è necessaria una motivazione assai forte, ancor più di quella per una “semplice” maratona. Ancora, è indispensabile una buona esperienza podistica, con la precedente partecipazione a qualche maratona, utile tappa di avvicinamento a una prova di “ultra” sforzo quale l’ultramaratona.

Maratone e ultramaratone non si distinguono per lo spirito che le anima e per l’impegno che presuppongono per poterle portare a termine. Dietro agli atleti, i loro gli allenatori, le società sportive, i comitati organizzatori delle gare, il tutto coordinato dalle federazioni.

foto 3Tra le competizioni di ultramaratone ricordiamo:

1) la Marathon des Sables.

2) La 100 km del Sahara: si snoda in cinque tappe in quattro giorni per raggiungere lentamente il Grande Erg sabbioso, in Tunisia. Si corre dal 1999. L’8a edizione del 2006 si è corsa dal 3 all’8 marzo e ha visto al via 88 impavidi atleti, provenienti da 12 Paesi diversi. Un’edizione difficile, ove i concorrenti hanno dovuto affrontare l’alternarsi di temperature alte con tempeste di sabbia, e forti e fredde raffiche di vento. Alessandro Lambruschini, in passato siepista italiano di vertice mondiale, ha dominato tutte le manche, aggiudicandosi il successo finale in campo maschile, tagliando l’ultima prova con il tempo complessivo di 9h01’16”. In campo femminile la croata Kmacic Pellizer è stata la regina: 11’24’30” il suo tempo complessivo finale[1].

3) 100 miles of Namib Desert: è una gara di circa 150 km nel deserto più antico del mondo. Si corre in luglio, nella Repubblica di Namibia, situata sulla costa occidentale dell’Africa meridionale. La gara prevede 5 tappe, suddivise in 4 giorni di gara. L’impegno fisico è notevole, i fondi sono compatti e sassosi, soltanto nella quinta tappa si corre tra le dune di sabbia, uno sforzo supplementare, che ripaga il podista con sensazioni uniche e indimenticabili. I percorsi sono segnalati, ed è prevista l’assistenza e un punto di ristoro; i partecipanti dovranno correre con una riserva d’acqua di 2 litri, oltre alla dotazione di una sicurezza prevista dal regolamento. C’è la possibilità di correre anche la sola quarta tappa di km 42,195. Le temperature diurne sono tra i 20/28 °C, e notturne tra i 3 e gli 8 °C.

4) 555+ La Route du Sel: distanza 555 km nel tempo massimo di sei giorni; dall’edizione 2006 è stata allungata a 609 km e pertanto è stata chiamata 555+.Segue la rotta delle carovane del sale da Bilma ad Agadez (Niger). Si svolge a cadenza biennale. Tipo: no stop. Il cibo è fornito dall’organizzazione ad ogni check point.

5) Atacama crossing:distanza 250 km in 6 tappe da 20 a 80 km. Si svolge nel deserto di Acatama (Cile), nel mese di luglio.

6) Antartica the last desert: distanza 250 km in 6 tappe da 20 a 80 km. Si corre nell’Antartide nel mese di dicembre. Tipo: a tappe in autosufficienza alimentate.

foto 47) Christmas Dogon marathon: distanza 126 km in 5 giorni. Si corre nel Mali, regione dei Dogon, nel mese dicembre-gennaio. Tipo: a tappe con ristori.

8)) Desert cup: distanza 180 km. Si corre nel Mali, nel mese di dicembre. Tipo: no stop in completa autosufficienza alimentare;

9)) Gobi march: distanza 250 km in 6 tappe da 20 a 80 km. Si corre nel deserto dei Gobi (Cina), nel mese di aprile o maggio. Tipo: a tappe in autosufficienza alimentare[2].

10)) Lupatonissima: 24 ore in pista individuale. Si corre a San Giovanni Lupatoto (Verona), organizzata da GSD Mombocar.

11) Spartathlon: distanza 246 km. Si svolge ad Atene (Grecia).

12) Swiss Alpine Marathon: distanza 67 km. Si corre a Davos (Svizzera) a fine luglio.

2. Animali ultramaratoneti

Se vogliamo allargare i nostri orizzonti, possiamo soffermarci un attimo sul mondo animale non umano.

Ultramaratoneti sono anzitutto gli uccelli migratori, infaticabili viaggiatori, che volano anche a migliaia di chilometri di distanza per sopravvivere all’inverno o per trovare dei luoghi adatti per la riproduzione.

Il record di viaggio più lungo è appannaggio della stella artica o rondine di mare:quest’animale due volte all’anno si sobbarca i 18˙000 km, che separano i due poli, per godere del maggior numero possibile di ore di sole.

Nel mondo dei mammiferi, è la balena grigia a percorrere la distanza maggiore, spostandosi per ben 20˙000 km dal Mare Artico sino alla Baja Calinfornia, in Messico, al fine di far nascere i propri piccoli in acque temperate.

Si ricorda anche l’anguilla europea,che all’età di circa dieci anni, nuota 6˙000 km dai nostri mari sino al Mar dei Sargassi, per riprodursi e poi morire stremata.

Il salmone per tornare a deporre le uova dov’è nato, compie un faticoso e pericoloso viaggio di 300 km, risalendo controcorrente i fiumi del Canada e della Russia.

Il record delle 24 orespetta invece all’instancabile rondone comune,che in un solo giorno di caccia agli insetti è capace di coprire una distanza pari a 1˙000 km.

foto 53. La Marathon des Sables

La Marathon des Sables è una delle competizioni di corsa più particolari e affascinanti del mondo. Si corre interamente tra le dune del deserto in autosufficienza. Nello zaino, pertanto, ci deve stare tutto il necessario per sopravvivere nel deserto. La gara è stata ideata nel 1985 da Patrick Bauer. È una competizione di podismo a tappe; definirla una corsa su strada sarebbe improprio, poiché si svolge su piste, su sterrati, letti di fiumi prosciugati e le infuocate dune rese famose da Laurence d’Arabia. Sono sei giorni di gara con un giorno di riposo inframmezzato, tappe di varia distanza a seconda delle difficoltà del terreno. Si percorrono in totale 212 km. I partecipanti devono essere completamente autosufficienti e portarsi nello zaino tutto ciò che è necessario nei sei giorni di gara, a esclusione dell’acqua fornita dall’organizzazione: 9 litri al giorno, più che sufficienti per l’alimentazione[3].

Correre la Marathon des Sables significa esplorare ogni aspetto dell’io più profondo, mettersi in gioco, verificare le proprie capacità, la propria adattabilità, la propria determinazione, la propria vulnerabilità e ciò può far paura, poiché non è che l’inizio di un processo di conoscenza interiore. Nel deserto sole e vento sono gli incontrastati dominatori ed è necessario muoversi in armonia con esso, in quanto soltanto capendolo e accettandolo, si potrà godere del silenzio dei suoi spazi e della ricchezza dei suoi paesaggi suggestivi ed insoliti. Infatti, il deserto non è solo un’arida distesa di sabbia, bensì un susseguirsi di oued (fiumi), jebel (montagne), erg (dune di sabbia), laghi essiccati, oasi, piste, pietraie, altipiani sassosi, rocce e strapiombi. Non esiste gara analoga nel panorama internazionale delle competizioni sportive. Forse il segreto della Marathon des Sables sta proprio in questa sua unicità.

Ecco alcuni consigli per chi voglia affrontare la regina delle ultramaratone, la Marathon des Sables:

PIEDI. Scarpe da corsa devono essere collaudatissime e molto abbondanti. Non si devono utilizzare calze nuove. Qualcuno sostiene di non usare calze.

VESTIARIO.L’atleta che ha la pelle assai delicata, dovrà portare, oltre alla tradizionale maglietta, dei pantaloncini di cotone lunghi. Ma se si ha intenzione di abbronzarsi, allora non si ha scelta: pantaloncini corti. Shesh (il copricapo arabo) o cappellino (con paracollo) saranno indispensabili per non incorre in micidiali colpi di sole, che potrebbero compromettere la propria gara.

foto 6ATTREZZATURA. Ciascuno dovrà adeguare l’equipaggiamento alle proprie esigenze. Per regolamento, in ogni modo, il peso dello zaino dovrà essere compreso tra i 5 e i 15 kg. Bisogna cercare in tutti i modi di limitarlo, per non aggravare la schiena. Ci sono stati campioni che, con molte rinunce sono partiti con poco più di 5 kg sulle spalle, mentre i concorrenti più inesperti hanno sovente zaini che superano abbondantemente i 10 kg.

DESERTO. Non temetelo! Non è per nulla ostile e arido come invece spesso lo si descrive. Al ritorno dalla prova ci si accorgerà di ricordarlo con estrema nostalgia.

ORIENTAMENTO. Si dovrò portare con sé un road-book, una bussola, le segnalazioni dell’organizzazione e numerosi riferimenti naturali. Non bisogna preoccuparsi in anticipo. Perdersi sarà in tutti i casi difficile e non essere ritrovati praticamente impossibile…

ALIMENTAZIONE. Ognuno porterà con se il cibo che comunemente consuma a casa. Numerosi partecipanti inseriscono nel proprio zaino buste di liofilizzati.

CONTENUTI. La Marathon des Sables si corre in piedi, ma si prepara e si realizza soprattutto di testa. È una competizione difficile ed estremamente dura, ma alla portata di chiunque. Non è necessario essere atleti, ma è indispensabile affrontarla con entusiasmo, umiltà e rispetto. Bisogna ricordare che in caso di problemi fisici soltanto la volontà e la determinazione sapranno guidarvi sino al traguardo. Bisogna essere consapevoli che non si tratta soltanto di un appuntamento sportivo, ma in primis di un’importante esperienza esistenziale. Allora se ne coglierà e si ricorderanno soltanto i momenti magici, dimenticando quelli in difficoltà[4].

3.1. La preparazione

La preparazione per un impegno particolare come quello della Marathon des Sables dev’essere anzitutto mentale. Ci si deve preparare con la “testa” prima ancora del fisico e per far ciò la scelta dei mezzi tecnici và subordinata alle caratteristiche soggettive. È necessario assecondare le peculiarità mentali dell’atleta, facendogli sostenere il tipo di allenamento che egli maggiormente gradisce e le sedute che sostiene con maggior disponibilità, dal momento che egli deve percorrere in gara in numerose occasioni molti chilometri.

Per raggiungere la massima efficienza fisica è essenziale adattare tutto l’organismo a sopportare lunghi periodi d’impegno fisico, non necessariamente sostenendo esclusivamente sedute di corsa. Si può diversificare il carico di allenamento con l’inserimento di uscite in mountain bike in salita, sedute di step in palestra, in quanto, oltre che a rendere più valida la preparazione, esse migliorano la forza muscolare. Il corridore che gareggia alla Marathon des Sables deve avere un livello di forza maggiore rispetto al maratoneta, poiché, oltre a sostenere sforzi di durata superiore, deve sopportare altresì le sollecitazioni dovute al fondo sconnesso, reagire alla perdita di elasticità provocata dalla sabbia, fare i conti con la modifica dell’assetto di corsa determinata dal peso dello zaino. Infatti, procedere con una zavorra di 10-15 km determina un tipo di corsa più “seduta”, che viene a gravare maggiormente sui muscoli delle cosce e meno sui polpacci.

foto 74. Trail ed Ultra Trail

Il Trail consiste in una prova di corsa la cui caratteristica principale è la semi-autosufficienza. Per il concorrente è obbligatoria la dotazione di un portaborraccia o di un particolare zaino al fine d’assicurarsi una scorta d’acqua durante i tratti scoperti dai rifornimenti. Il numero di questi ultimi, dove si possono trovare cibi solidi e liquidi, è variabile a seconda della lunghezza e della difficoltà del tracciato. Di solito:

a) per le gare corte (da 32 a 50 km) sono 2;

b) per quelle intermedie (60-70 km) sono 3 + 1 o 2 di sola acqua;

c) per quelle lunghe (circa 100 km) 5 o 6.

La difficoltà è accentuata dallo sviluppo altimetrico del tracciato che, oltre ad essere per la quasi totalità sterrato, si sviluppa su pendici di media montagna (dai 500 ai 2˙000 m circa).

In Francia, Paese all’avanguardia nella ricerca degli sport estremi, il Trail sta prendendo sempre più piede. Specialmente nella zona meridionale, in cui il territorio presenta peculiarità naturali adatte allo svolgimento delle traversate, sta espandendosi a tal punto da proporre per il calendario estivo gare con cadenza settimanale.

Tra le gare di Trail e Ultra Trail segnaliamo:

1) Grand Raid du Mercantour – Saint Martin Vesuvie (Francia); si corre nel mese di giugno questo Ultratrail ha cadenza biennale nel parco nazionale omonimo, che si estende dal Colle di Tenda fino all’Ubaye, nelle Alpi dell’Alta Provenza. 106 km e un dislivello di oltre 7˙200 m di ascesa, tutti su sentieri estremamente tecnici, con quattro colli a oltre 2˙500 mslm di altitudine in appena 30 km; è considerato a ragione il Trail più duro d’Europa.

2) Toubkal Trail – 125 km a 9˙000 mslm (ottobre).

3) Toubkal Marathon – 42 km a 3˙131 mslm (ottobre).

4) Ultra Trail Tour du Mont Blanc (agosto): 163 km con 8˙900 mslm, è l’autentica “olimpiade” delle Ultra Trail alpine. La 1a edizione si è corsa nel 2003. È una gara massacrante e pericolosa. Di notte si percorrono sentieri a filo di precipizi, con il solo aiuto di una pila fissata al capo e, a causa del vento forte e di temperature spesso vicine allo zero, con l’ipotermia in agguato. Nel 2007, la vittoria maschile è andata all’italiano Marco Olmo (21h31’58”); tra le donne ha vinto la statunitense Kimball (25h23’45”).

5) Grand Trail Valdigne – Courmayeur (Aosta); si corre nel mese di luglio dal 2007. Si tratta di un Trail estremo che parte da Courmayeur, lungo 84 km e con dislivello di 5˙100 m; la 1a edizione è stata vinta dal mitico Marco Olmo (10h17’51”) tra gli uomini, dalla statunitense Kim Gaylord (13h33’47”) tra le donne.

6) Ultra Trail della via Marenca – Dolcedo (Imperia): si corre nel mese di luglio su una distanza di 90 km, su uno spartiacque dalle mille attrattive naturalistiche e panoramiche come soltanto la Liguria può offrire.

7) Trial Run Cento Laghi – Prato Spilla (Parma): si corre nel mese di luglio a Prato Spilla, rifugio dell’Appennino Parmense. Si sale dai 1˙350 m del rifugio ai 1˙750 m del monte Bocco.

8) Gran Raid de la Rèunion: distanza 140 km, 8˙500 m di dislivello positivo. Si corre nell’Isola della Réunion, a 800 km dalle coste del Madagascar, nel mese di ottobre. Tipo: no stop in semiautosufficienza alimentare.

9) The Western States Endurance Run: distanza 161 km, 5˙500 m di dislivello positivo. Si svolge in California (USA), nel mese di giugno. Tipo: no stop in autosufficienza alimentare.

10) Gran Raid du Cro-Magnon:distanza 102 km, 5˙425 m di dislivello positivo. Si corre da Limone a Cap d’Ail (Montecarlo). Tipo: spirito Trail purista con pochi ristori in modo da rendere reale la semiautosufficienza dei concorrenti.

 


[1] Cfr. ID., «100 km del Sahara», in Correre, 2006/260, 165.

[2] ID., «Anime nude confessioni dai deserti», in Correre, 2006/262, 32-49.

[3] Cfr. S. SCAGLIARINI, «Silenzio, parla il deserto», in Jogging, 1990/62, 12-13.

[4]Cfr. P. ZUBANI, «Il marchese des Sables», in Jogging,1995/92, 48-51.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche