Ho attribuito a Leiden l’aggettivo “ecologica”, anche se ecologia e rispetto dell’ambiente sono caratteristiche comuni a tutti i Paesi Nordici.
Rispetto agli altri Stati confinanti l’Olanda ha però una marcia in più: potenti biciclette a contropedale dappertutto che sfrecciano velocissime e dalle quali occorre guardarsi per non essere investiti. L’ambiente è rispettato anche nella scelta dei mezzi di trasferimento dall’aeroporto alle città: anziché bus inquinanti, ci sono treni velocissimi, puntuali e a buon mercato. Se la civiltà di un paese si misura dall’efficienza dei propri mezzi di trasporto, l’Olanda è uno dei paesi più civili al mondo. Sull’Olanda ci sarebbe molto altro da scrivere ma una qualsiasi guida turistica lo farebbe meglio di me. Torno quindi al tema.
Dopo una notte di pioggia incessante, domenica mattina fa freddo e le nuvole incombono minacciose. Dalla Stazione Centrale un fiume di podisti giunti da ogni parte d’Olanda si riversa verso l’Expo, situato nella Pieterskerk, già basilica gotica protestante e edificio sacro più importante della città, ora sconsacrata e usata come vetrina di grandi eventi.
Mario Ferri e Giorgio Pelagalli (giunti a Leiden solo sabato sera) sono da qualche parte nella calca che regna sovrana. Decido quindi di partire in testa e camminare cercando di farmi raggiungere. Quando dietro di me non resta quasi più nessuno, la Dea Speranza di rivederli mi abbandona e inizio a correre. Al 12^ km la stragrande maggioranza dei runners svolta a sx verso il traguardo della mezza, mentre noi maratoneti tapini, girando a dx, ci perdiamo nel vuoto assoluto.
Trovo conforto nella fotocamera, cercando di cogliere gli elementi
caratteristici di questa maratona: canali, linde casette a tetti spioventi, greggi al pascolo, bovini e mulini a vento. Peccato per la campagna con un monotono verde dominante: se la gara si fosse svolta tre settimane prima, ci sarebbe stato un tripudio di profumi e colori per i tulipani in fiore. Mi riprometto di correre a Rotterdam il 13/04/2014 per poter fare anche questa esperienza. Alla mezza sento il rumore del trattore-scopa a poche decina di metri di distanza e mi rendo conto di essere ultimo. Risalgo quindi alcune posizioni e raggiungo un terzetto con cui resterò fino alla fine.
Che dire della Leiden Marathon? Abbiamo corso attraverso un paesaggio ecologico e piatto ma anche un po’ noioso, funestati da un forte vento spesso contrario che ha penalizzato le prestazioni. Anche se molti residenti sono rimasti tappati in casa, non è mancato il tifo entusiastico di alcuni gruppetti a bordo strada. Nell’ultimo chilometro, due ali di folla e tanta musica. Dopo aver rintracciato Mario e Giorgio in Hotel, alla sera subito a nanna: iI giorno dopo ci aspetta una sgambata defaticante nel centro storico di Amsterdam.
Oltre alle foto della maratona e della passeggiata ad Amsterdam, allego la classifica con i nominativi del vincitore, dei supermaratoneti italiani e della maglia nera (il sottoscritto).
Nonostante dopo di me ne siano giunti almeno altri 5 (cinque), essendo partito in testa il realtime (tempo netto) mi ha penalizzato: ultimo alla mia 400^ maratona (che festeggerò con gli amici del Club a Suviana).
L’inizio della fine?
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