LONDRA

di Franco Scarpa

Si comincia a respirare aria di Maratona già dall’aeroporto. Dovrebbe valere per tutte le altre Big Marathon dove migliaia di italiani partecipano ma la differenza la fa il volo diretto da quasi tutte le città d’Italia per cui già appena metti piedi in aeroporto senti ed avverti la presenza di maratoneti. Per New York Boston ed altre lo senti solo quando arrivi nei Big Hub di collegamento: Londra te ne accorgi da qualsiasi città italiana. Nel mio caso da Bologna con l’areo già saturo di scarpe, zaini targati e soprattutto discorsi, aspettative di tempi sussurrati in ogni angolo e ogni conversazione. Dal “che tempo voglio fare” a “come mi sento”.
Ci siamo, l’atterraggio a Heathrow (ma vale per le altre piste degli aeroporti londinesi) ti mette già l’agitazione in corpo. Sarà che le Majors sono sempre le più ricercate, sarà il post covid che rende ogni trasferta più eccitante, sarà forse perché i tempi per avere il pettorale alle Majors possono essere tanto lunghi e ci si po e tante speranze ( Presidente te le ricordi le Maratone della speranza?).


In ogni caso queste manifestazioni ti mettono addosso quel “friccichio” che ti da una spinta in più.
Expo Marathon stellare nel Centro Congressi ExCel all’interno di uno spazio dove ci si muove senza affollamento e timore di doversi urtare e dove prevalgono gli spazi dedicati alle fondazioni per ogni tipo di malattia e di azione sociale. Il fund raising qui è una cosa seria ed aiuta moltissimo. Ne vedrò a decine correre per le Fondazioni di cura e di prevenzione. Quasi dispiace andarsene via dall’Ezpo ma all’uscita l’appuntamento è dato alla start line di partenza domenica.
Di Londra si potrebbe parlare e scrivere per ore senza sosta per citare i vari Musei, Trafalgar square, Piccadilly Circus, Covent Garden Buchingham Palace; mi limito a dire che:
la Regina Elisabetta non c’è più e viva il Re: l’inno cambia velocemente da God Save the Queen a God save the King, le sillabe ed il ritmo sono identici e nessuno ne fa un problema. Gli hanno voluto bene ma il passato è passato e bisogna pensare al presente. Pensa se dovessimo ad ogni cambio di Presidente modificare l’inno nazionale.
B) È noto che gli inglesi, detti anche albionici, britannici ed altro, sono abbastanza strani: non si sentono europei, si sentono i padri dell’America ma non americani, anche se i primi coloni e padri fondatori partirono proprio da qui, hanno messo le mani, le navi e le armi dovunque (Asia, Africa, Mediterraneo, Oceania, Sud America), sono un altro mondo davvero ma bisogna riconoscere che su certe cose pensano in grande ed in concreto. Avranno tanti soldi (la finanza mondiale passa obbligatoriamente da qui) ma avrà un senso la scelta di dare ingresso gratuito ai musei ? Quasi tutti e tutti i giorni. Per fortuna, e per nostra arte, detto anche lo steli e italiano, riusciamo molto spesso a metterli in difficoltà: del calcio e sport non ne parlo ma vinciamo facile sulla cucina, fish and chips and jacked potato a parte, sulla creatività, sulla moda. Non è un casi che il grattacielo nuovo di Londra, ed artisticamente più bello, The Shard – La Scheggia, è quello di Renzo Piano con lo sky garden in cima. Piccoli frammenti di civiltà da segnalare: non vedi una bici in “sharing” abbandonata per strada.


Bene, venendo alla Maratona senza alcun dubbio qui si fa alla grande. Il percorso attraversa tutta o quasi la città, posti da spettacolo, e vederli correndo appaiono ancora più belli. Il Cutty Sark, il Tower Bridge, London Eye, il Parlamentò, la City con i suoi grattacieli ed infine la “finish line” emozionante su The Mall nel parco si fronte a Buckingham Palace. Pubblico entusiasta, amici e familiari dei 50.000 maratoneti e degli stessi spettatori londinesi che dimenticano l’aplomb che di solito si applica per descriverli, ma in realtà non è affatto vero: sono casinari abbastanza, ma non certo quanto noi mediterranei. Musica dovunque con prevalenza di percussioni incalzanti ma anche una stupenda orchestra , di almeno 20 elementi, lungo il percorso . Anche questa Maratona è pensata in grande ed oltre.
Greenwich, zona di partenza, ci accoglie in un parco verde collinare che potrebbe ospitare 200.000 runners, ci si perde nessun assembramento. Griglie e waves ben distanziate ma senza attese interminabili. Inno nazionale con foto della Regina Elisabetta sul display cui fa seguito un lungo e sentito applauso. Ma quello che mi ha impressionato di più è stato il silenzio incredibile quando sul display compare la linea di partenza con i top runners pronti a scattare, manco fosse la partenza anche per noi delle waves più distanziate. Da brivido ti senti anche tu con loro. La sorpresa finale è stato il clima: dopo angoscianti notizie sulla altissima probabilità di pioggia ( e non sarebbe stata certo una novità) la giornata si apre con nuvole di mattina ma seguite da un sole niente male, a tratti anche caldo da mettere in crisi chi si era vestito da autunno. Medaglia spettacolare, organizzazione post gara eccellente, deflusso senza intoppi nè casini con la tradizionale gratuità dell’uso delle linee dell’underground londinese per i maratoneti. Che dire di più, consigliabile a qualsiasi maratoneta, ambizioso o tranquillo che sia.

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