Incontro Harry presidente del club CLM (Courir Le Monde), il corrispondente del nostro Club Supermarathon, che balla come un matto con una cinquantina di Supermaratoneti Francesi. Spesso li vediamo con qualche costume strano anche in Italia. Un salone immenso. Un colpo d’occhio da paura. Saranno mille e più a questo pasta party. Ne continuano ad arrivare. Siamo in fondo ad un tavolone che domina la scena. Alzando il bicchiere aggiunge “Di certo un migliaio di runners così felici non li hai mai visti da nessuna parte!”
Storia millenaria della viticultura e tradizioni popolari si sono legate da dieci anni ad una manifestazione così diversa ed astemia come la Maratona. Il mito del Beaujolais Nouveau, alimentato da imponenti campagne di advertising, è da tempo arrivato anche nei nostri ristoranti, oltrepassando le Alpi. Dalla mezzanotte dell’altro ieri e cioè il terzo mercoledì di novembre di ogni anno, il Beaujolais Nouveau viene spedito in tutto il mondo, con un rito ormai consolidato. Una data da segnare sul calendario per questi francesi come il Natale e il Ferragosto. E poi via a cinque giorni di festeggiamenti. Siamo a Villefranche sur Saône, 35.000 abitanti, nel dipartimento del Rodano, 100 km a nord di Lione, una delle capitali storiche della contea del Beaujolais. La Maratona arriverà qui dopo aver attraversato 11 villaggi, 19 ristori con vino novello e passaggi in castelli prestigiosi (Courcelles, Pizay, Ravatys …). La partenza avviene a Fleurie alle 10:30, l’arrivo appunto Villefranche sur Saône.
Si va in bus a Fleurie. Fa un freddo Boia. 2 gradi. Un Vento teso da Nord. Percepita meno 2 gradi. Nel Palazzetto si entra a trovar ristoro. E chi esce più? Arrivano tutti. Ci si stringe e riscalda. Un po’ di coffea or tea. Ma ecco che l’orda stinta ed anonima si cambia. Dai bozzoli escono mille colori. Idee e anime cambiano. Comincia una sfilata di costumi, così desueta per noi Italiani. Si va da fiori e funghi, a tutti i tipi di animali contenuti nell’Arca, per passare agli Umani frutti della storia generatori di sogni o di incubi. Dalle fiabe ai fumetti. Dalla Tv al Cinema. Dal Menestrello alla Rock Rockstar. Prevalgono i cavalieri e le dame. Tanti i Castelli che dovremo visitare. C’è una banda di 20 cavalieri con mago Merlino: Elvis, Blues Brothers, SuperMario, Catwoman, Batman, Hippies, Cavernicoli, Alieni, Suore, Preti, Santi e Diavolacci, Gesù Cristi e anime candide come io e Roberto un po’ a disagio con la maglietta del nostro Club. E’ l’apoteosi collettiva del rito del mascheramento. La palestra sembra che sia teatro da molti secoli della magia di questo tempio dell‘eccessivo. Senza che nessuno dica niente qui ogni anno da tutte quelle borse, sgorga una forza rituale. Per una mezzora arriva al massimo splendore.
Il trucco, il mascheramento, il cambiare sembiante o colore è un processo di trasformazione antropologica cui trovo i transalpini molto avvezzi. Batman combatte soprattutto il carattere ripetitivo della quotidianità. Catwoman non perde la capacità di emozionarci nel cambiare aspetto. Superman crea per ognuno di noi il rimpianto esistenziale di non avere un “look” esclusivo e diventare anche noi per un giorno supereroi pronti a batterci per ogni abitante del pianeta. Questo cambiamento come per il mascheramento carnevalesco non è detto che corrisponda a quel che siamo ma spesso è una rappresentazione di quello che avremmo voluto essere e ci aiuta a liberare endorfine psichiche. Cambia sicuramente anche l’aspetto dell’eccesso e della trasgressione circoscritto a quei pochi chilometri che correremo insieme. Una Maratona vissuta in mezzo a tante sensazioni e colori fa dimenticare la normalità e la seriosa e grigia monotonia delle tante corse che iniziano e finiscono senza vibrazioni. Qui tutto è permesso e niente è veramente eccessivo. Ritrovarsi nelle corti dei castelli tra costumi medievali ci rende ebbri delle suggestioni di un passato che si rinnova senza tradirsi e ci entusiasma. Una vacanza emozionale. Un Sogno lucido possibile. Una esagerazione ponderata. L’illusione di poter rivivere la vita di chi è già passato di qui. Di correre liberi nella storia di una location meravigliosa.
KM 0. E via. Sono le 10.30. Si parte in discesa. E’ nuvolo e tira vento. Bollettino meteo ha previsto anche la neve. Siam pronti a tutto…
KM 4. Si arriva al Castello di Courcelles. Jean Cocteau avrebbe disegnato la rampa di scale del castello di Courcelles… In questo palazzo, Racine, La Fontaine e Dumas soggiornarono a lungo. Primi assaggi.
KM 10. Attraverso un bel vialone alberato eccoci al posto più magico: il Château de Pizay. Ci accolgono magici giganteschi bossi potati a forme geometriche forse da giardinieri alieni maestri dell’arte Topiaria. Qui bisogna fare attenzione. Si scendono delle scale ripide. Si entra nelle segrete del Castello. Meglio togliere gli occhiali e fotografare in fretta. Tutto si appanna subito. Giù in fondo ci aspettano il Blanc de Blanc e il Nouveau. Poi un bel pezzo di formaggio e una banda che suona un valzerino. Fin dal Medioevo i vini di Château de Pizay affascinarono gli amanti più esigenti del Beaujolais. Nel 1030, per la prima volta, il nome di Pizay apparve nelle carte dell’Abbazia di Cluny. Nel 1070 vi sono notizie di fortificazioni erette dai signori di Pizay. Nel XIV secolo vi costruirono una torre e 100 stanze con l’aggiunta di un giardino. Nel castello c’é un albergo a 4 stelle con 64 camere, un ristorante da gourmet, posto ideale per scoprire il fascino dei piaceri del Beaujolais, anche per chi le gambe le usa solo per metterle sotto il tavolo. La proprietà si estende per 100 ettari intorno al castello, ove sono piantate 50 tipi di viti. Ma usciamo dai sotterranei, attenti alle scale buie e, se ce la farete, tornate alla maratona….
KM 14. Chateau de la Terrière. E’ stato costruito in Cercié, nel cuore del centro storico Beaujolais del 13° secolo. Di fronte al Mont Brouilly, il castello e le sue vigne si sviluppano verso sud su una collina di porfido, al contrario di altre Brouillys che si trovano su terreni più sabbiosi. Questo è ciò che dà a questo vino un carattere unico. Dal 2003, Henry Plasse il viticoltore e il suo enologo Fréderic Maignet sono riusciti a ottimizzare i vini attraverso un rigoroso controllo delle rese e un grande rinnovamento della cantina. Lo abbiamo assaggiato, non male…
KM 17. Castello di Ravatys. Situato ai piedi della famosa collina di Brouilly, fu acquistato da un ingegnere originario della Lorena, Auguste Solet che, alla metà del XIX secolo, aveva fatto fortuna in Algeria dove aveva costruito i viadotti della linea ferroviaria Algeri-Costantine. Durante la guerra 1914-1918 divenne un ospedale militare che ospitò 400 feriti. Il Castello di Ravatys con i suoi 30 ettari di vigneto venne donato all’Istituto Pasteur di Parigi nel 1937. Nel 1990, il castello e l’Orangerie sono stati completamente ristrutturati per accogliere il pubblico: seminari nelle sale e nelle cantine, cene di gala, matrimoni, conferenze, mostre e concerti nell’orangerie, balli nel parco. Tutti i profitti derivanti dalla vendita dei vini e delle attività del castello vengono donati all’Istituto Pasteur per sostenere la ricerca.
KM 20. Chateau de la Brassee. Il Castello è stato costruito nel 1830 con le pietre dalla cava appena dietro le mura. Nel 1987 la signora Romany con il marito acquista il Castello ai piedi del Monte Brouilly. Sulla proprietà sono stati piantati 7 ettari di vigneto. Nel 2007 Thierry Chalon bisnipote della signora Romany di ritorno dalle Indie Occidentali dove aveva vissuto riprende la magica cultura del vino. Nel 2009 inizia a commercializzare alcune bottiglie di vino proprio. Ottimo il loro Brouilly del 2009.
KM 22,5. Chateau de Sermezy. Il corpo principale del castello è stato costruito nel 1776. Seguì l’aggiunta di due padiglioni con archi e un giardino. Ristrutturato nel 1927-1929 con l’installazione di impianti moderni dall’architetto Augustin Chaumel che rifà anche l’interno combinando diversi stili (Luigi 15, Cibo, Art Deco, neo-gotico). Il parco inglese si trasformò allora in un giardino alla francese. Il castello è un esempio di architettura delle case di artigianato locale. Si insedia dal 1979 la Casa Famiglia Rurale Beaujolais utilizzando il parco di 16 ettari, per fornire a tutti gli allievi un ambiente piacevole dotato tutti i comfort necessari per un soggiorno di qualità. Bellissimi i disegni lasciati nel parco dai bambini come piccoli messaggi a noi che correvamo. Unico ed indimenticabile il passaggio in mezzo alle paludi in fondo al parco.
KM 30. ARNAS. Ci si riunisce con quelli della mezza maratona e partono quelli della 12 km. Risultato gran allegra compagnia che attraverso altre decine di “Raviteillment” e assaggi ci portano dopo una lunga discesa a 2 km all’arrivo. Incontro Harry presidente del CLM (Courir Le Monde) con tanto di corona e calice alzato, perchè non bere un altro CRU?
KM 42,195. Villefranche sur Saone. Si passa attraverso la scuola militare e il mercato coperto. Arrivo davanti al municipio di Villafranche. Ci aspetta una bottiglia di Nouveau e la medaglia a forma di Tastevin, lo scodellino d’argento dei Somellier.
KM 43. Quando si ricomincia?










