Maratona del Barocco. 6 novembre 2016

Lo speciale condimento si ritrova dappertutto: lungo le stradine del centro storico, dove addolcisce la maestosità (che altrimenti, forse, metterebbe in soggezione) dei monumenti che le punteggiano; nei locali che affollano quelle viuzze, a mo’ di tante piccole badie, ossia luoghi accoglienti e confortevoli dall’aria rustica e familiare.

Una volta dentro le antiche mura che stringono in un grande abbraccio il borgo antico, difficilmente il visitatore vorrà uscirne fuori, perché imbrigliato nella magica trama intessuta dai fili di quella storia che rivive nei vari monumenti, sulle cui facciate spiccano, in primo piano, lo stile barocco e la pietra leccese: le antichissime origini messapiche (*) e i resti archeologici della dominazione romana si mescolano infatti alla ricchezza e all’esuberanza del barocco, che dà il nome all’evento.

La prima edizione della Maratona del Barocco ha visto un podio tutto marocchino. Numeri importanti per essere al primo anno, capaci di lanciare quella leccese a ridosso delle grandi maratone nazionali.

Il vincitore è stato il 37enne marocchino Mohamed Hajjy con il tempo di 2 ore 21 minuti. Dietro di lui i connazionali Tarik Marhnaoui e Youssef Aich. Quarto posto per il pugliese Vito Sardella, in 2 ore e 37 minuti, quinto Abderrfaiu Roqti, 34 anni, vincitore il 9 ottobre scorso della Maratona d’Italia a Carpi. Settimo posto, primo dei salentini, per Crystian Bergamo, 39enne presidente dell’Asd La Mandra, in 2 ore e 45 minuti.

Tra le donne grande successo per un’atleta di casa, Daniela Francesca Hajnal della Saracenatletica, al tragueardo in 3 ore e nove minuti, seconda la marocchina Hanane Janat. Terza Pamela Greco, con il tempo di 3 ore e 27 minuti.

La “Maratona del Barocco” ha accolto quasi mille atleti provenienti da quasi tutte le regioni d’Italia e appartenenti a oltre 200 società sportive. Il via è stato dato alle 9:15 con l’emozione di rivedere a Lecce, dopo cinquant’anni, la maratona. Fu Antonio Ambu a conquistare il quinto titolo italiano (il quarto consecutivo) sulla distanza dei 42,195 chilometri. L’atleta sardo della Lilion Snia Varedo chiuse la gara in 2 ore, 27 minuti e 4 secondi, precedendo di sette secondi il palermitano Mastroieni. La gara attraversava ben dieci comuni salentini, con partenza nei pressi di Porta San Biagio. Dopo due chilometri i maratoneti lasciavano la città e al 12esimo chilometro raggiungevano San Cesario. Poi San Donato, Galugnano con le sue insidiose salite, Caprarica, Castrì (al 28esimo), Cavallino e infine la volata degli ultimi 10 chilometri verso il traguardo di Lecce. Furono 31 gli atleti al via e 20 quelli al traguardo.

002 Percorso 1

Altri tempi e altri tracciati. Quello della odierna Maratona del Barocco, infatti, è un percorso affascinante e pieno di emozioni che conduce i podisti dal cuore di Lecce sino alla Marina di San Cataldo, sede dell’antico porto di Adriano. Grazie all’intesa con l’Amministrazione comunale (e in concomitanza con la giornata ecologica) il percorso è completamente chiuso al traffico.

Luogo di partenza, la settecentesca Porta Rudiae (il cui nome deriva da quello dell’antica città di origine Messapica) detta anche Porta di San Oronzo perché sormontata dalla statua del Santo protettore della città.

003 Porta Rudiae

Si prosegue poi sotto l’Obelisco, una guglia alta una decina di metri costruita in pietra leccese nel 1822 in onore di Ferdinando I di Borbone, re delle Due Sicilie. Alla base è raffigurato un delfino che azzanna la mezzaluna, lo stemma della provincia di Terra d’Otranto.

004 Obelisco

Di fronte all’Obelisco, si attraversa quindi l’imponente mole dell’Arco di Trionfo, che i leccesi chiamano più familiarmente Porta Napoli perché è da qui che un tempo si usciva dalla città per recarsi nella capitale storica del Sud. L’Arco di Trionfo fu costruito nel 1548 in onore di Carlo V, per ringraziarlo per aver ricostruito il Castello e le mura di Lecce.

005 Porta Napoli Arco di Trionfo

Il tracciato prevede un primo giro di dodici chilometri attraversando i monumenti più belli del Barocco leccese: da Porta Napoli (sotto lo sguardo austero dell’aquila bicipite degli Asburgo) a Piazza Duomo. Su questa, si affacciano splendidi edifici barocchi: il Duomo con il suo Campanile puntato verso il cielo come un dito in segno di vittoria, l’Episcopio e il Seminario. È una delle pochissime piazze chiuse d’Italia, tra le più belle.

007 Piazza Duomo

Inevitabile il passaggio dalla Basilica di Santa Croce, capolavoro assoluto del barocco, ultimato alla fine del secolo XVII e ricco di simboli incastonati nella facciata, considerato il più significativo esempio artistico della città e conosciuto in tutto il mondo. Nella stessa piccola piazza si erge maestoso il Palazzo dei Celestini, risalente al Seicento, oggi sede del Palazzo del Governo e dell’Amministrazione Provinciale. Per giungere poi sulla caratteristica strada che da Piazza Duomo conduce alla Piazza Sant’Oronzo,ove si erge la Chiesa di Sant’Irene, in onore della seconda protettrice della città. La facciata manieristica si abbellisce con lo stemma civico.

008 Basilica di Santa Croce

Si imbocca quindi il lungo rettilineo per dirigersi all’ombra del Faro, guardiano silenzioso della marina leccese, lì dove cielo e mare si fondono nell’abbraccio perenne di due amanti. La costruzione consiste in una torre di forma ottagonale alta poco più di 23 metri, baluardo a difesa di quello che in epoca romana era considerato un importante porto, intitolato all’imperatore Adriano. L’approdo conobbe il suo periodo di maggiore attività nel XVI secolo grazie agli scambi commerciali tra Lecce e la Repubblica di Venezia.

Attraversiamo la Riserva Naturale Biogenetica di San Cataldo, un bosco costituito prevalentemente da pini ed eucalipti. Il sito risale agli inizi del ‘900, quando, per debellare la malaria che infestava le zone paludose estese per buona parte del litorale salentino, in concomitanza con i lavori di bonifica furono effettuati impianti di specie a rapido accrescimento, quali appunto il pino d’aleppo e l’eucalipto.

Lasciato l’incanto del mare, inizia il ritorno verso la città, sferzati da un forte vento lungo tutto il tragitto, con un passaggio lungo lo Stadio Via del Mare, teatro delle gesta sportive del Lecce calcio.

Al 40esimo chilometro ci si perde nuovamente fra i vicoli della città e i palazzi arricchiti dalla luminosità della pietra leccese, con le ricche facciate delle chiese ricche piene di rosoni e ornamenti.

Si percorrono gli ultimi chilometri tra la gente e le vie del centro storico. Una lunga cavalcata finale sino al traguardo di Piazza Sant’Oronzo, elegante e incantevole, per un arrivo da brividi ai piedi del Santo patrono. Vigile e attento, l’Anfiteatro Romano e l’antico Palazzo del Seggio, più conosciuto come “Il Sedile“, negli anni utilizzato per vari usi istituzionali, e oggi destinato a mostre d’arte ed esposizioni.

009 Teatro Romano

Numerosi i ristori lungo il percorso, anche se forniti di sola acqua almeno sino al 35°; è questa forse l’unica pecca dell’organizzazione.

Ad Maiora.

(*) “Messapi”, così chiamavano i greci le popolazioni che abitavano il Salento. Messapia probabilmente dal greco antico Mesos (in mezzo) ap (all’acqua), la terra tra i due mari: Ionio ed Adriatico. La civiltà messapica si è stabilita nel territorio salentino durante l’età del Ferro (X-VI sec. a.c.). [NdR]

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