Maratona del Brembo – Treviolo (BG)

Molteplici sono gli ingredienti per la buona riuscita di una gara podistica: territorio, possibilità economiche, entusiasmo ecc.. Sono convinto che l’elemento vincente è l’essere pensata e gestita non da manager puri, ma da maratoneti che abbiano una predisposizione alla managerialità: Fausto Dellapiana, Gregorio Zucchinali ed Andrea Dinardo hanno le due qualità. Aggiungi la bravura ad ottenere dal cielo una bella giornata, ed il risultato è stato sotto gli occhi di tutti.

In primo luogo, hanno adempiuto con cura tutto ciò che spettava loro fare, e poi hanno preteso che i maratoneti rispettassero alla lettera le disposizioni FIDAL, senza ammettere eccezioni. Anche la quota d’iscrizione, spesso infarcita d’incomprensibili distinguo e nonostante l’inizio del periodo delle liquidazioni, è stata ad un prezzo giusto e fisso per tutti. I supermaratoneti, cui sembra impossibile non fare sconti, sono stati omaggiati con una maglietta “in tema” e non hanno beneficiato di facilitazioni economiche. Ed a mio parere, è la strada giusta da seguire, allorquando si vogliano concedere agevolazioni o riconoscimenti.

All’alba, i tre sono giunti per primi sul luogo della battaglia, come Cesare. Si sono rimboccate le maniche e, giunta l’ora della partenza, date le ultime disposizioni ai legionari, che come quelli di Cesare sapevano cosa fare in assenza del dux, hanno indossato scarpette e pantaloncini e si sono lanciati nella mischia. Non hanno infierito sugli ospiti. Andrea ha sostenuto moralmente valorosi atleti in difficoltà; Fausto ha rinunciato all’irresistibile allungo finale, al quale ci ha abituato negli ultimi tempi; Gregorio non ha abusato del suo smagliante stato di forma. Per ultimi, come il Condottiero, hanno abbandonato il campo. Alle ore 16.00, Fausto era ancora alla disperata ricerca di un combattente dato per disperso, Paolo Gilardi, che non ricordava più in quale strada della metropoli avesse posteggiato la macchina. In Via Montegrappa è avvenuto l’incontro ed il ritrovamento dell’autovettura. E’ stato qui che ho accertato, tirandogli il codino equino, che i lunghi capelli da capo indiano del Nord America sono proprio i suoi: chi non ne ha è portato a ritenere che vengano usati i soliti trucchi.

Dei tre che a Calderara corsero come gamberi, due stanno ancora a letto acciaccati, a maledirsi per essere andati contro natura. Solo Luciano Morandin s’è presentato sulle sponde del Brembo, armato della sua radio, questa volta ben sintonizzata a trasmettere musica e non chiasso. Ha riprogrammato i suoi quadricipiti e tricipiti alla trazione anteriore, ed ha coraggiosamente concluso la maratona.

Approfittando delle festività, ho fatto allenamenti quotidiani per sparare un grande tempo (si fa per dire) alla “prima” dell’anno. Per tal motivo, già alla San Silvestro avevo le gambe appesantite, ed a Treviolo sono giunte ingolfate. Francesco Capecci, Giuseppe Tundo, Roberto Algeri et alii si sono tolte le loro belle soddisfazioni. Ho concluso in 4:06:21 e, considerando l’attuale stato di forma del Direttore, avrebbe tranquillamente potuto doppiarmi due-tre volte: sono stato salvato dalla sua allergia alle corse in circuiti.

Non è stata una super-maratona solo sul piano organizzativo. Tali sono stati anche i concorrenti, che in massa hanno devoluto in beneficenza il buono del pacco gara, dimostrando di avere un cuore grandissimo, oltre che sanissimo, e nessun incidente di percorso può metterlo in discussione.

Super è stato Fabio Rossi. Credo che i tempi siano maturi per stilare una classifica dei super-speaker, in cui conteggiare il numero delle presenze alle nostre gare.

Ed, infine, super è stato il gagliardo leone, Giuseppe Togni, che, sebbene ferito ad una gamba, ha portato a termine la maratona. Dopo 5:47:20 dall’inizio della gara, la zona arrivo era affollata per applaudire con le mani, campanacci, spumante e panettone il più grande di tutti noi.

Il letargo invernale durerà poco. Per renderlo il più breve possibile, andrò verso i luoghi in cui la stagione fredda è corta e la primavera precoce: prima a Ragusa e poi a Parabita.

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