Eravamo in sette, come i cavalieri dell’Apocalisse. Il mare era grosso, il vento teso e le raffiche portavano una pioggia acuminata sul lungomare degli Eroi. Si replica sullo stesso percorso del giorno precedente. I primi giri veleggiamo con il forte libeccio al traverso che arriva dal mare; dopo la metà cerchiamo di ripararci correndo sul marciapiede a ridosso degli stabilimenti balneari vuoti.
Siam partiti alle nove. Oltre al sottoscritto e Piero Vito Ancora, ci onora della sua presenza Iulius Ianniti, i lavellesi Felice Russo e Michele Carlone, Raffaele Perrone di Santeramo e Michele Calabrese di Lucera. Massimo Faleo anche oggi non riesce a raggiungerci per fare il giudice. Michele Calabrese, con estremo senso di sacrificio, si offre di stare 6 ore e passa sotto un chioschetto svolazzante battuto dalla pioggia a contarci i giri: anche i doppiettisti hanno un’anima.
Difficile interpretare una gara del genere, avanti e indietro con la faccia trafitta dalla pioggia e dal vento in attesa di un possibile miglioramento. Ma niente, solo qualche urlo lanciato in mezzo alle onde all’incrociarsi con gli altri sei naufraghi. Ripensavo se mai qui, nei primi anni di vita, fosse mai passato Rodolfo Valentino, quando questo mare non era stato ancora cementificato e forse le dune di sabbia erano un paesaggio arabo. Ripensavo al piccolo museo a lui dedicato visto il giorno prima, a tutte quelle vecchie foto che davano l’idea di quanto sia ancora veramente venerato per il fascino magnetico ed ambiguo che ne faceva un latin lover e un tombeur de femme perfetto per la sua epoca. Rigenerò l’italico mito di Casanova e di Don Giovanni creando il primo caso di sex symbol destinato ad un culto di massa.
In quel Museo ci sono tanti ninnoli e ricordi della belle epoque e di un ragazzo che nacque qui, rimase orfano e attraversò il mondo intero diventando una stella. Aveva un nome intero che era tutto un programma: Rodolfo Alfonso Raffaello Pierre Filibert Guglielmi di Valentina D’Antonguella. Terzo di 4 figli, naque a Castellaneta il 6 maggio 1895 e morì giovane a 31 anni a New York il 23 agosto 1926 per una peritonite. Tutti questi strani nomi gli venivano dal padre Giovanni Guglielmi, un veterinario ex capitano di cavalleria che aggiunse al proprio cognome il titolo “di Valentina D’Antonguella” per darsi un blasone. La madre era francese, Marie Gabrielle Bardin, dama di compagnia della marchesa di Castellaneta. Era nata in Francia da genitori nobili di origini piemontesi al servizio dei Savoia, trasferitisi in Francia per lavoro. I primi nove anni di vita, Rodolfo li passò qui a Castellaneta fino al 1904 quando si trasferirono a Taranto sul lungomare. A 11anni restò orfano di padre e la famiglia cade in rovina. Venne mandato per tre anni a Perugia in collegio presso l’Opera Nazionale Assistenza Orfani Sanitari Italiani. Dicono che in collegio lo beffeggiassero per la forma a punta delle orecchie e, stranamente, ricordato come brutto anatroccolo. Per indisciplina fu espulso. Nel 1909 tentò di entrare nel Collegio Navale Morosini della Marina a Venezia, e anche qui, stranamente, fu scartato per problemi fisici e di vista. Finì a studiare Agraria a Genova e, dopo il diploma, partì in vacanza per Parigi e dopo breve per New York, seguendo il sogno e i racconti dei successi del musicista tarantino Domenico Savino, amico di famiglia. Come tanti, nel 1913 a soli 18 anni, si imbarcò sul mercantile Cleveland e raggiunse New York, e il resto è Storia. Il piccolo museo lascia un bel ricordo di Valentino come se fosse ancora qui un eroe romantico e mascalzone che prendeva in giro tutti con Il suo fascino magnetico ipnotizzante, un po’ triste, prigioniero del suo personaggio .
Certo in una giornataccia del genere, Rodolfo Valentino si sarebbe suicidato. Cercavo di superare i momenti difficili ambientando qui uno dei film le cui immagini avevo visto rapidamente scorrere ieri nel piccolo museo. Correvo con Elinor Glyn, autrice del romanzo “Oltre gli scogli” (Beyond the Rocks), da cui venne tratto il film “L’età di amare”. Un’idea romantica, ma che pur serve ai sette cavalieri dell’Apocalisse per portare a termine l’impresa. Scomparso per più di 50 anni una copia del film è stata ritrovata nel 2004 in Olanda. L’età di amare è un film muto del 1922 diretto da Sam Wood. Interpretato da Gloria Swanson e appunto da Rodolfo Valentino, è l’adattamento cinematografico del romanzo omonimo del 1906 della celebre (all’epoca) scrittrice inglese Elinor Glyn. Il libro uscì anche in Italia nel 1926 pubblicato da Salani con il titolo “Oltre gli scogli”. Una storia d’amore tormentata di quelle che facevano piangere le platee.
Oltre gli scogli passano le ore e i cavalieri arrivano anche stavolta senza suicidarsi. Sono le 15,30 di domenica, 18 Gennaio. Ci aspetta la lunga strada del ritorno. Solo alle 10,00 di lunedì saremo a Milano. Rodolfo è rimasto laggiù Oltre gli Scogli…
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


