I quadrati di quegli specchi sono piccoli cieli al contrario e tagliano in mille scacchiere l’orizzonte. Quando si alza il vento il nostro mare sembra cingersi di onde rettilinee e marroni, che riflettono le Alpi ancora cariche di neve. Ricordo ancora la tristezza che mi assaliva dopo un mese di quella bellezza assoluta quando il mio mare spariva per sempre e diventava verde abbagliante e poi giallo, troppo giallo a perdita d’occhio e caldo troppo caldo anche solo per guardarlo. La cosa più potente e paurosa di quei giorni erano le rogge e i canali che suscitavano gli incubi di un piccolo che non sapeva ancora nuotare. Le estati passavano tra le gialle praterie e le strade bianche di polvere, buche, temporali e l’assordante rumore delle rane che cantavano giorno e notte. Il tempo trascorreva tra la caccia ai girini e la pesca alle rane, una cannetta improvvisata con attaccato un povero ranino come esca. Gli aironi cinerini ogni tanto me lo portavano via alzandosi in volo.
Eran tre anni che non tornavo là in mezzo alle risaie. Le vedo ormai solo dall’autostrada. Non sento più il loro odore, il calore, la luce, i rumori di acque e il gracidare che si rinnova ogni anno. Eppure sono nato a pochi chilometri da qui, e fino a vent’anni avevo acqua davanti e dietro. E’ una buona occasione per tornare a casa ogni tanto. La Maratona del Riso o come la chiamano adesso al contrario Del Riso La Maratona è un po’ un po’ come il nuovo percorso anda e rianda che mi fa sentire meno solo fino al giro di boa di Salasco dove si rincontrano tutti: lepri e leprotti, lumaconi e chioccioline, lost and found, mortali e immortali, chi come Vitulus a 1072, chi come Nick a 236 in one year, chi alla prima, chi all’ultima, fino a battere il cinque all’ultimo della fila un Indiano venuto da Mumbai per la “Paniscia”. Lascio Salasco con un l’ amaro in bocca di “Riso Amaro” con Gassman e la Mangano, girato qui nel ‘48, con quelle indimenticabili scene iniziali nell’enorme cascinale e tutte le risaie a perdita d’occhio con l’arrivo delle mondine che sembrava una flotta che entrava in un porto misterioso.
Correre ancora 15 chilometri con il vento in faccia accompagnato da un drappello d’onore: il corazziere Sergio che mi scorta fino all’arrivo, dove Angelo Cappuccio socio del Club e sindaco di Santhià invece di andare a festeggiare le sue 200 Maratone ha la pazienza di aspettarmi. Gran bagarre nel finale di giornata per il festeggiamento di un altro giubileo quello del nostro “guru” alias Roberto Trinelli arrivato a 400 traguardi. Complimenti a tutte e due e a tutto Santhià che ci ha accolto e coccolato.
“Quando la risaia è seminata e tutta la grande piana è calma, silenziosa, un mare d’acqua che non si muove, il quadro è perfetto…” Dante Graziosi,
“Senti le rane che cantano
che gusto che piacere
lasciare la risaia
tornare al mio paese
lasciare la risaia
tornare al mio paese.
Amore mio non piangere
se me ne vado via,
io lascio la risaia
ritorno a casa mia
io lascio la risaia
ritorno a casa mia”
(Canto popolare delle mondine)
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