MARATONA DEL VERGANTE BEATO CHI C’ERA

di Mauro Condò

Dopo mesi lontano dalle lunghe,

mi ero deciso a consultare la sibilla “cusiana”, responsabile di zona per il Verbano-Cusio-Ossola.

Potete immaginare, si esprime a mono e plurusillabi:

corsa, maratona, lago d’Orta, giovedì, niente pioggia…..

ok, ok, ho capito, c’è una 42k dalle tue parti e si corre in settimana, bene penso io e ringrazio per la dritta.

Vado sul web e che ti vengo a scoprire??!

Maratona del Vergante !!!!

Giovedì primo giugno, iscrizioni pure la mattina…..uauuuuu !!!!

Sveglia all’alba, colazione, la borsa è quasi pronta dalla sera prima, e però riesco a dimenticare gli occhiali da sole e qualche altra cosa, ingrano la prima, Lido di Gozzano stiamo arrivando.

Belle le vie del mattino, quasi senza nessuno in giro.

Arrivo, il capo-parcheggio, Sergio, è nel pieno delle sue funzioni.

cura l’allineamento delle auto, al centimetro.

E’ un perfezionista, qui sul pratone, come quando dipinge sulla tela, o scatta foto.

Tutti a bordo, navetta, arriviamo in zona partenza. Saluti veloci, iscrizione rapida.

Siamo pronti, sotto lo striscione.

Riconosco alcuni dei bei vecchi tempi, abbracci, buona corsa, mi raccomando.

VIA si parte.

Salitona del 1km con re Giorgio già in testa a tirare il trenino, traversiamo la statale, i commissari di gara sventolano a piene mani, i finestrini alzati ci risparmiano qualche sacramento da parte delle auto ferme, in fila.

Entriamo a Bolzano (no quello tirolese), l’altro, il novarese, terra di pannissa, rubinetti e biscottini 🙂

E si abbassa il passaggio a livello.

Non vi dirò i dettagli, però….siamo passati 😉

Invorio aspettaci, stiamo arrivando.

E riprendo a salire, e poi sali, e ancora sali, discesina per il 5° km e prima, provvidenziale, bottiglia d’acqua della giornata.

Corri, corri e si entra nel bosco, niente cose strane eheehh….un pitstop tecnico, per cambiare l’acqua.

Eccoci in quel di Invorio, terra di gran castagne e funghi, quando è il tempo loro.

Gran bella chiesetta in cima, in frazione superiore.

Siete di queste parti?

I circuiti podistici da tapasciata, Gamba d’Oro in estate e Ammazalinverno, fanno visitare il borgo a tanti, indimenticabile il vin brulè della proloco, a fine gara.

Ok, ricominciamo a correre, direzione Massino, ora siamo proprio nel Vergante.

Di strada, Ghevio, Nebbiuno, famoso per le fragole e la sua festa.

Finalmente, entriamo a Massino; conosco gente in paese, quanti racconti su spazzacamini, taglialegna, arrotini, ombrellai, partigiani. In giro per il mondo a trottare e poi, in inverno, casa è dolce casa. Qualche mese e qualche pancione dopo, è ora di ripartire, i figlioletti qualcuno li deve pur fare.

Sulla pedonale in mezzo al paese rallento, mi volto a sinistra, c’è ancora un piccolo lavatoio, di quelli in muratura e acqua corrente, funziona, una donna diversamente giovane è tutta concentrata, marsiglia e olio di gomito, verrà un bel bucato.

Filo via, leggero, senza disturbare.

Ancora salite e due ponticelli più in là siamo al 20° km.

Quattri simpatici asinelli e un cavallino fanno la guardia al primo (stavolta succulento) ristoro.

Sta per iniziare una gara nella gara, la salita per Nocco !!!!

Non prima di aver superato una ditta di inerti, con cancellone ben aperto e cane tipo lupo siberiano, ovviamente senza giunzaglio.

Per podistica fortuna, come l’anno passato, è rimasto pigro e accovacciato sotto la pianta, a godersi l’ombra.

Si sale, per davvero, almeno tre km di largo, pietroso e ripido tratturo.

Alla fine, Nocco, il suo camposanto, e soprattutto la sua fontanella sono già un traguardo.

Non è acqua corrente, pazienza, sa di cloro, Amen !! E’ fresca e mo’ si schiatta di caldo !

Via, si riparte, dritti per Gignese. Siamo al 25° km e di salite abbiamo fatto abbuffata.

Mai come scalare il Mottarone, d’accordo, ma il nostro onesto 2% circa, di pendenza media fin qui, non ce lo leva nessuno.

Aria fina di montagna. Beati gli aperitivisti.

Un posticino tranquillo, è uscito il sole.

Quando vi capita, accettate un consiglio:

polenta e formaggio di qui, sempre.

E via, giù verso Sovazza, i ciclisti salgono e noi gli andiamo incontro, troppo bella e sudata questa discesa, almeno ci proviamo, a corricchiare.

Al 30° km azzecco un terno al lotto: trovo ancora una merendina, le cavallette che mi precedono avranno avuto pietà? Pazienza se è ammaccata, è B U O N I S S I M A !!!!

La bocca amara, lo stomaco ringhioso, ho fameeeeeeee.

Per fortuna c’è acqua, altrimenti non riesco neppure a deglutire.

Aggancio, nella sosta, un salvifico trenino.

Ora siamo in cinque, ero praticamente solo dal 5° km.

Non li conoscevo, parlano di scuola, di quanto è difficile insegnare.

Ma è un lavoro che non si cambierebbe con nient’altro al mondo, una missione,

come fare il medico, il pompiere, l’infermiere.

Fino al 37° riusciremo a parlottare, tenendoci a vista, perché l’unione ridà la forza, pure da queste parti.

Superato Miasino, occhio a non tirare verso il basso come capitò anni fa a Pandian, che fece il lungolago per tornare al Lido; andiamo verso Vacciago, manca poco alla bella chiesa panoramica:

il Santuario della Madonna della Bocciola.

Sosta obbligatoria.

Come quella delle maestranze, sparse ovunque sul nostro cammino, e all’opera per il ripristino post temporali.

Ora sono sdraiate sotto il portico, in pausa pranzo, all’ombra per un panino.

Nascondete il cronometro, fermatevi.

Gustate il lago e ogni altra bellezza intorno.

Per i trasgressori laici, che tirano diritto:

rimorso cronico, assenza di sollievo, possibile durata fino all’anno prossimo.

Per i credenti, si aggiunge l’obbligo di confessione.

Ok, si riparte, anche perché la meravigliosa fontana, presso il santuario, è buona per le foto, non per la sete.

Non funziona più!!!!

Proseguiamo a mezza costa, siamo rimasti in due, un varesino e un modenese.

Una donna del quintetto è troppo veloce per noi, ci precederà…..al traguardo.

Gli altri due ci seguiranno a breve, ognuno fa come può e come si sente, con il proprio passo, e li ritroveremo…..al traguardo.

Siamo alle ultime svolte, passiamo vicino al parcheggio dove il fotografo-pittore ufficiale della manifestazione ci aveva intimato di lasciare l’auto, pena la squalifica.

Sulla statale litoranea ritroviamo il servizio gara, bandiere al vento, fermano le auto, passiamo e via sulla discesa finale, premio alla fatica, pare infinita, una dilatazione dello spazio-tempo, almeno nella nostra testa, perché le gambe parlano una voce sola…aiaiaiaiaia….olèèè….traguardo….che lascio ben volentieri al compagno di volata.

L’abbiamo portata a casa. Sono passate 5 orette, più una mezz’ora abbondante.

Felici di essere qui.

Foto, controfoto e medaglia, sennò chi lo sente a Sergio Tempera, foto-pittor-parcheggiatore ?!?

Nel dopogara, un evento più unico che raro: sono avanzate le torte 🙂

Così tanti erano i giubilei da festeggiare.

Quattro giganti e cremosissime torte.

Per farci perdonare, non abbiamo avanzato il moscato!!!!

Tante le chiacchere in area party con molti di noi. Un immenso piacere rivedervi.

Buona continuazione, chapeau a chi riesce a farle tutte.

Alla prossima.

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