Domenica, 11 Agosto, si è corsa la Maratona dell’Isola di Man. Partenza da Ramsey nella parte Nord, due giri. 120 iscritti, 104 arrivati. Partenza ore 9. I primi 5 km, spettacolari a fianco del mare, molto ondulati.
Poi all’interno, tra i pascoli e le colline. Arrivo in un piccolo stadio, a Ramsey. Alla partenza, ritrovo alcuni amici irlandesi e Celina, una signora inglese che festeggia la sua 300esima maratona. Dopo mezz’ora parte la mezza, che ravviva il primo giro. Poca gente anche alla mezza. Un clima familiare. Non si attraversano villaggi, solo fattorie e qualche cottage. Ma il paesaggio è stupendo e ci sono 12 gradi e una leggera brezza, ideale per correre. Aiuta anche l’antico emblema che si vede dappertutto nell’Isola di Man, il” Triscele “, una figura formata da tre gambe piegate che corrono partendo da un centro comune, una specie di motore wankel del running. Stranamente è anche l’emblema della Sicilia. Questa figura genera il motto dell’isola: “Quocumque jeceris stabit (dovunque l’avrai gettato (il triscele), starà in piedi).
Si continua a correre così contro gambe, proprio sotto il monte più alto dell’isola, lo Snaefell (621 m). Narra la leggenda che di lassù si possono vedere sei paesi: Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda, l’intera Isola di Man e il Paradiso. Proprio in cima c’è la statua di colui che ha vinto 26 volte il TT (Tourist Trophy), Joey Dunlop, rivolta verso il tramonto e la sua casa in Irlanda del Nord. Io su ci son stato un paio di volte, sempre in moto, sempre per vedere il mitico TT.
La corsa dove si gioca con la morte. Sono quasi 250 le vittime (140 piloti ufficiali) contate finora, anche quest’anno è morto un giapponese famoso durante le prove, più altri due 15 giorni fa. http://www.gazzetta.it/Motori/Altri_Motori/11-07-2013/isola-man-morto-southern-100-20759946967.shtml
I piloti ormai girano a 210 km di media, ma bisogna tenere conto dell’infinità di curve, tornanti, tombini, marciapiedi. Ogni appassionato vuole venire sull’isola a vedere e provare di persona. Sì, perchè il bello è proprio questo. Finite le prove, tutte le sere si può girare un’ora, e la domenica successiva alla gara (MAD SUNDAY) il circuito di 60 km a senso unico diventa di tutti. In pista è normale spingere al massimo, ci sono spazi di fuga dappertutto e puoi commettere un errore senza che accada niente. Sull’Isola di Man occorre guidare in modo completamente diverso, mai troppo vicino al limite, perché ogni sbaglio si paga carissimo. Ecco perché ci sono così pochi specialisti del TT che vanno forte pure su un circuito normale. In quei giorni, migliaia di moto arrivano su traghetti solo per loro da ogni parte del mondo. Tutti possono provare le sensazioni più estreme, si scalano montagne, si costeggiano oceani, si cavalcano onde, e, con un mezzo meccanico tra le mani, si sfreccia a trecento chilometri orari in un centro cittadino. E’ un’esperienza che ogni motociclista che sia degno di questo nome dovrebbe vivere almeno una volta nella vita. Un’isola intera “coperta” di Moto, che vive per la Moto e che sullo sport della Moto ha costruito la sua recente storia e, perché no, la sua fortuna. Adesso, ad agosto, parte il Manx Trophy per moto d’epoca (2013 è giubileo, 25° anno), ho visto già le prove di vecchie BSA, MV Agusta, Norton, Triumph. Ci sono anche italiani, benvisti e rispettati, visto che il grande Giacomo Agostini, quando il circuito faceva parte del campionato mondiale, ha bastonato gli Inglesi 10 volte. E fu proprio lui a fare pressioni perché venisse cancellato dal calendario dopo la morte, nel 1972, del suo amico Gilberto Parlotti.
Correndo a piedi, si vedono attorno strane scritte ed insegne. Si parla una lingua autoctona, il gaelico, con influssi norvegesi, chiamato Manx, e Manx è diventato l’aggettivo per definire ogni cosa che ha origine e vita su quest’isola.
Anche la organizzazione politica è particolare, pur essendo una dipendenza della Corona Britannica, il capo di Stato è la Regina Elisabetta II, ma contemporaneamente ha anche la sua indipendenza dalla Gran Bretagna e dall’Unione Europea. Qui, infatti, c’è il conio di una moneta propria, la stampa di francobolli, oltre ad un governo autonomo basato su leggi antiche e conservatrici, dicono il più antico parlamento del mondo.
Quest’isola è molto amata dagli inglesi facoltosi, grazie alla sua bassa tassazione. Ci sono aliquote generose sulla tassazione del reddito per le singole persone e le coppie sposate. Ad esempio, per una coppia di sposi, i primi £ 17.000 di reddito sono automaticamente esentasse. I seguenti £ 20.600 sono tassati al 10%, e il reddito al di sopra è tassato al 18%. Per attirare più “high-net-worth” individui e imprenditori è stato annunciato, nel febbraio 2006, che il totale di tasse è limitato: nessun residente pagherà più di £ 100.000 al fisco. Sull’isola di Man non ci sono: plusvalenze e imposta di successione
Dopo la maratona ho visitato il Mann Cat Sanctuary, http://www.manncat.com/, un gattile dove, tra gli altri trovatelli, si possono vedere parecchi curiosi gatti di Man.
Il gatto dell’Isola di Man, conosciuto anche come Manx o Kayt Manninagh o Stubbin in lingua mannese: è una razza felina caratterizzata da una naturale mutazione della colonna vertebrale. Non possiede la coda o quest’ultima è di dimensioni ridotte rispetto alle altre varietà di gatti. Il suo caratteristico andamento, poi, molto diverso e distinto da altre specie di gatti, è dato dalla struttura delle zampe posteriori che sono più allungante di quelle anteriori. Il gatto di Man è di due diverse varietà secondo la lunghezza del pelo, lungo o corto. Questa razza ha avuto origine nel XVIII secolo sull’Isola di Man, da cui il nome. La mutazione, casuale, sarebbe avvenuta proprio per l’isolamento del posto, provocando il cosiddetto “effetto del fondatore“, ossia la diffusione prevalente di questa razza felina nell’isola.
Le leggende del Gatto di Man
1) La leggenda vuole che questa razza di gatto abbia origine dagli animali salvati durante il Diluvio Universale da Noè. La mancanza della coda sarebbe dovuta all’improvvisa chiusura della porta dell’arca ove era il gatto. La porta, sbarrandosi, infatti, avrebbe reciso involontariamente la coda con un taglio netto.
2) Un’altra leggenda vuole che la coda del Manx sia stata strappata da un cane indiavolato con un morso.
3) Ancora un’altra storia antica narra che i guerrieri barbari dell’Isola di Man avessero l’abitudine di tagliare le code dei loro gatti, che poi usavano per decorare i loro elmi dopo la vittoria!
4) Si narra che l’isola di Man sia protetta dal suo famoso ed amatissimo gatto, o meglio, ne subisce una certa influenza sin dall’antichità! Si pensa che sia stato proprio lo stesso felino di Man a dare ospitalità ad una fetta di turisti che entrano nelle sue simpatie, suscitando in loro una così forte attrazione da non voler lasciare più l’isola, stabilendosi qui per sempre! Protezione, fortuna e benessere sono solo parte dei poteri magici del gatto di Man!
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