La maratona non è stata funestata dalla pioggia, che invece ha rotto le uova nel paniere a tutte le altre manifestazioni in giro per l’Italia. Il cielo sempre nuvoloso ha eliminato i colori forti che caratterizzano il paesaggio in presenza di sole, lasciando spazio a tutte le gradazioni di verde della bella campagna friulana: interrotte dai tenui colori delle cittadine attraversate e dall’azzurro delle limpidissime acque del suggestivo fiume Natisone che abbiamo ammirato almeno 4 volte dall’alto dei suoi caratteristici ponti. Uno dei più belli, il Ponte del Diavolo di Cividale (*), è noto per essere stato costruito a cavallo del 1500 dal Diavolo stesso, che aveva richiesto in cambio l’anima della prima creatura che ci fosse passata: ma i cividalesi fecero transitare un maiale e il povero Diavolo, beffato ma dotato di senso di humour, stette al gioco e si accontentò. Una temperatura di circa 18° ci ha permesso di correre ancora in canotta a mezze maniche, pronti a indossare dalla prossima gara un abbigliamento più consono all’autunno ormai inoltrato.
La scarsa affluenza di maratoneti (all’arrivo 172) è spiegabile dalla concomitanza della Verona Marathon (1202 arrivati) e dell’Ultramaratona di Fano, ma anche dalla posizione geografica periferica del Friuli, un po’ fuori mano per la maggior parte degli italiani. Dotata di un percorso gradevolissimo, la manifestazione è provvista di tutto ciò che serve per imporsi nel panorama delle maratone italiane degne di nota, far cui calore e simpatia degli addetti, docce bollenti, pasta party, premi ai primi tre di ogni categoria e sostanzioso pacco gara contenente fra l’altro formaggio e vino locale.
La pioggia, assente durante la gara, si è scatenata nel viaggio di ritorno, contribuendo a farci perdere più volte in aperta campagna: complice il famoso navigatore non aggiornato, che qualcuno di noi avrebbe volentieri fatto volare fuori dal finestrino.
(*) Foto da Wikipedia
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