Maratona delle Città del Vino, Il cuore sulle Colline

Correre bordeggiando la collina è una pacchia. Ci si gode senza fatica il paesaggio sereno e silenziosissimo, tanto da esagerare attutendo il passo fino ad entrare in una dimensione a zero decibel, tra ovatta ed armonia. Attraversando certi paesi senza avvertire il minimo rumore pensiamo alla gente di qui, cordiale ma schiva, gente di frontiera che ha visto tanta storia passare e che finalmente vive in pace rifuggendo dagli estremismi nel giusto mezzo, nel centro della misura.

002Si passano 8 Comuni dei Colli Orientali del Friuli Venezia Giulia, nomi che spesso vediamo nelle etichette delle bottiglie di bianco e rosso: Buttrio, Manzano, Cividale del Friuli, Dolegna del Collio, Corno di Rosazzo, Prepotto, Premariacco e San Giovanni al Natisone. Si percorrono alcune delle strade del vino e dei sapori. Si entra nel centro storico di Cividale del Friuli, le cui vestigia longobarde sono riconosciute dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità. Si entra in un’azienda vitivinicola dall’imprinting industriale.

Leggendo le guide si scopre che la Strada del Vino in provincia di Gorizia si snoda in tre zone DOC:

003– DOC COLLIO, dove abbiamo corso noi, situata nella suggestiva fascia collinare settentrionale della provincia di Gorizia. Questo territorio, altamente votato alla viticoltura di pregio, si estende a ridosso del confine con la Slovenia e si sviluppa, quasi ininterrottamente, lungo una direttrice ideale Est – Ovest, presentando quei dolci rilievi che abbiamo attraversato con ampie superfici esposte a mezzogiorno. Il clima è particolarmente mite e temperato, infatti la prossimità delle Prealpi Giulie costituisce un efficace riparo dai venti freddi e la vicinanza del mare Adriatico contribuisce a limitare le escursioni termiche; i terreni sono formati da strati alternati di marna e arenaria. Questi fattori ambientali hanno favorito la coltivazione della vite, in questo piccolo angolo collinare del Friuli Venezia Giulia, sin da tempi antichissimi. Tra i vini prodotti eccellono i profumatissimi bianchi.

004– DOC CARSO, 20 km verso sud, è il grande altipiano di roccia calcarea, emerso dal mare 30 milioni di anni fa, che si estende prevalentemente nella provincia di Trieste, ma per una piccola parte anche in quella di Gorizia. E’ un territorio unico dal punto di vista naturalistico, si presenta arido, difficile, spazzato spesso da forti raffiche di bora e ogni lembo coltivato è stato sottratto ad una natura forte ma anche accogliente. La vite, presente da secoli, conferisce all’ambiente una forte impronta, i piccoli appezzamenti coltivati sono piani o leggermente declivi (doline), mentre le ripidi pendici che scendono verso il mare sono terrazzate (pastini). I vini prodotti hanno caratteristiche uniche: grande carattere e gusto aspramente deciso per i rossi, fruttati e leggermente aromatici i bianchi.

– DOC FRIULI ISONZO, che abbiamo leggermente lambito a sud, è localizzata nella fascia di territorio che comprende gran parte della provincia di Gorizia, attraversata dalle limpide acque del fiume Isonzo. E’ delimitata a nord-ovest dalle dolci colline del Collio, ad est dalle prime alture dell’Altipiano Carsico, ad ovest dal fiume Judrio, che segna il confine con la provincia di Udine, si protende poi a sud fino al mare con Grado e la sua laguna. E’ una pianura che concentra paesaggi di grande bellezza, testimonianza di una storia antichissima, grandi vini e una gastronomia dai gusti ineguagliabili, risultato dall’intreccio plurisecolare di popoli e culture. La caratteristica alluvionale dei terreni ed il felice microclima, favorito dalla vicinanza del mare, creano un substrato ideale per la cultura della vite ed in particolare sono favorite le varietà a bacca bianca.

“Piccolo compendio dell’universo”, così lo scrittore e poeta Ippolito Nievo definì il Friuli, “alpestre piano e lagunoso in sessanta miglia da tramontana a mezzodì”. Noi di miglia ne abbiamo fatte solo 26 nell’arco collinare tra un susseguirsi di vigne ordinate su colli dolci la cui altezza non raggiunge i duecento metri, intervallati da conche o zone pianeggianti. Questo terreno chiamato “flysch di Cormons” è un alternarsi di marna e arenaria. La marna, che i friulani chiamano ponca, può contenere percentuali diverse di calcare e argilla e si sgretola facilmente in frammenti che mutano l’originario colore grigio-azzurro per assumere via via color giallo ocra dai toni più o meno intensi. Qui sui i colli orientali la marna normalmente prevale sull’arenaria e la roccia impermeabile obbliga l’acqua piovana a scorrere in superficie erodendola. Questo ha formato nel tempo piccole valli ove corsi d’acqua fluiscono ripidi. La fragilità dei terreni facilmente scalzerebbe le viti, per evitare ciò le colline sono state lavorate sino a trasformarle in tante terrazze che degradano dall’alto al piano, definite “ronc” in friulano, ovvero “ronchi” termine che sebbene non esista nel vocabolario della lingua italiana, sottolinea non solo la caratteristica del paesaggio, ma ha assunto anche il significato di collina evocata in da alcuni scrittori come Tomizza e Pasolini.

Siamo runners e dovremmo essere astemi, e non interessarsi all’enologia, ma come si fa….. Il vino è soprattutto cultura e storia. I nomi soprattutto rimandano a ricordi ed emozionano. Verduzzo, Picolìt, Refosco di Faedis, di Torreano o Refosco dal peduncolo rosso, Schioppettino, e infine il Tazzelenghe ovvero taglia lingua per via dell’acidità. Vien voglia di corre più forte e di valicare le colline di questa porzione di Friuli inseguendo e assaggiando vini, rapiti da un profumo o da un colore!

Chiunque abbia corso le famose maratone del vino francesi Medoc, Vignoble d’Alsace, Beaujolais, Cognac, avrà notato come lì il clima è molto più godereccio e festaiolo, i travestimenti e i cori goliardici si sprecano e a certi danno un po’ fastidio. Però anche in Friuli ci si potrebbe lasciare andare un pochettino di più!

L’atmosfera era forse troppo seriosa ed anche se eravamo in pochi (172, mannaggia a Verona) io penso che senza esagerare come in Francia ove si beve e assaggia ogni due km, riuscire a bere solo due “Ombre” durante il percorso è niente, comunque grazie agli organizzatori che hanno fatto davvero i salti mortali, e come ci hanno detto mentre mangiavamo l’ultima pasta, “qui si fa tutto col cuore, il resto vien da solo…”

 

Molti sogni divennero realtà:

da lassù il ragazzo, diventato uomo

iniziò a guardare con serenità

la vita frenetica che (s)correva

ai piedi della collina.

 

Carlo Sgorlon, L’uomo delle Colline

 

Clicca qui per la classifica

Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)

Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche