MARATONA DI BOSTON, UNA DELLE 6 MAJORS

di Franco Scarpa

Boston, 17 aprile 2022

Dopo due anni di partecipazione “virtuale”, causa Covid19, finalmente riesco a partecipare “in presenza”. La fatica di fare un tempo gara per avere la qualifica a ricevere il pettorale è finalmente premiata. Boston: la città che ospita il MIT, il Massachussets instituite of Technology, la città dei grandi e famosi atenei di Harvard e Cambridge che sfornano giovani con preparazione super e con docenti annoverati tra le migliori menti del mondo. Ma anche la città che è definita più europea degli Stati Uniti d’America. La città al terzo posto negli USA per reddito pro-capite (dopo New York City e San Francisco), grande polo della Finanza statunitense ed internazionale. Ció ha consentito anche allo sport di decollare con la formazione dei Boston Celtics nel basket (Larry Bird il grande interprete) del baseball con i Red Sox. A Bosto in Museum of Fine Arts (MFA) è noto per avere la collezione di dipinti di Monet, seconda per numero e qualità solo al Museo di Parigi, e tanti capolavori degli artisti europei e di tutto il mondo. Altre specifiche bellezze sono il Tea Party, rievocazione della ribellione al prezzo del tè imposto dalla “madre patri” Inghilterra, il Freedom Trail che attraversa la città, il guardino urbano “greenway” ex autostrada trasformata in verde urbano ed ecosostenibile. In poche parole, è conosciuta, e non solo per gli americani, come la capitale culturale e scientifica degli Stati Uniti.

Ma per i runners non finisce qui: è la città della maratona più antica del mondo, la Boston Marathon, desiderio e timore reverenziale per tutti gli appassionati della “gara regina”. Quest’anno la Boston Marathon celebrava la 126ma edizione, corsa ogni anno e mai interrotta tranne nel 2020 per il sars-cov2, che ha provocato la pandemia da Covid19 e praticamente fermato tutto il mondo. La Maratona è un evento eccezionale per la città di Boston e per il suo circondario. La respiri appena arrivi al Logan International Airport, dove trovi un “welcome runners” su tanti poster ed immagini permanenti, non messi lì solo per il periodo della gara. La maratona in altre città, anche le grandi del circuito della 6 Majors, l’avverti solo quando ti avvicini all’Expo. A Boston lo vedi ovunque, praticamente “in ogni luogo, in ogni lago” (e qui di specchi d’acqua ce ne sono a volontà), praticamente non puoi fare a meno di sapere che qui si corre la Boston Marathon. Non si tratta solo di vedere cartelli, display luminosi che ti ricordano che lunedì 18 aprile si corre la maratona ma lo avverti nella cortesia delle persone, nell’accoglienza degli alberghi, nello sguardo compiaciuto e orgoglioso dei cittadini che sanno di ospitare persone piene di passione che hanno percorso distanze ragguardevoli per venire qui a correre la Boston Marathon. 

La storia della Boston Marathon è ricca di episodi significativi: tra tanti deve essere ricordato che quest’anno è il 50 anniversario della prima donna che ha potuto partecipare ed una maratona (di nascosto e fingendosi uomo e protetta dai runners maschi che si opposero al tentativo dei giudici di farla uscire dal percorso).

Lo spettacolo del giorno si coglie in ogni angolo e momento: una coppia di diversamente giovani con lei che accompagna Il marito alla partenza con la bandierina #1fan di Mark. I genitori che accompagnano la figlia al taxi che la porta alla partenza, con l’aspettativa di concludere la maratona in 3 ore. 

Fatti, emozioni, personaggi dovunque tra i 25.000 runners, ognuno con una propria storia, una motivazione, un’emozione da vivere. Tra l’altro, e non è piaggeria, partecipazione di donne in percentuale numericamente significativa e, come tutti, di grande qualità per avere ottenuto i tempi di qualifica non da poco.

La gara è spettacolare, partenza da Hopkinton dove ci portano gli scuolabus dell’organizzazione (ce ne sono centinaia, avranno mobilitato quelli di tutta la Regione) ed una lunga camminata dal villaggio degli atleti fino alla start-line). Ristori con acqua e sali ogni 2 km e 3-4 postazioni con gel innovativi (per chi piacciono e non vuole abbandonare le proprie certezze). Il cane Spencer che al 4 km aspetta tutti, con il suo amico umano, con una bandierina ed alla fine insignito anche lui della medaglia di partecipazione. Il percorso è ondulato (il mio fedele garmin registrerà m. 341 di salite nonostante si parta in discesa) con la famigerata e temuta Heartbreak Hill, 6-700 metri di salita impegnativa ma posta al 32 km. e ció non fa certo piacere alle gambe già stanche. Ma non mancano altri tratti impegnativi di salita, soprattutto prima della Heartbreak. Tifo caloroso lungo tutto il percorso che passa attraverso boschi, paesini, tra villette con giardino dove tutta la famiglia si gode lo spettacolo e grida, incoraggia, spinge letteralmente a dare il meglio (nel frattempo i barbecues lavorano a mille emanando profumi che stimolano ben altro che il correre). Musica lungo il percorso e soprattutto mani tese a cercare “il cinque”, incoraggiamento personalizzato, cartelli di vario tipo. Emozionante il tratto finale di 500 metri che ti porta alla finish line tra due ali di folla e con la linea di arrivo davanti a te che si avvicina sempre più. La medaglia ed i “congrats”, “well done” “good job” si sprecano. E’ fatta, ci sei you got it. Hai finito la Boston Marathon. Da brividi.

Ci sarebbe tanto da dire in più ma è fondamentale la considerazione di poter rivedere che le grandi Maratone, pur con le misure di attenzione dovute (mascherina fondamentalmente) ritrovano la partecipazione di podisti da ogni parte del mondo. Il covid19 non può sconfiggere lo sport nè altrettanto puó farlo la guerra. Lo sport va oltre gli interessi biechi delle nazioni e dei governi. “All runners are beautiful and love stay in peace”. Il resto è piacere, sorriso, emozione e poi “alla prossima” come piace dire a noi che amiamo la Maratona.

A proposito, non potevo non ricordarlo, Boston è anche nota per essere stata la città dove ha “lavorato“ lo strangolatore di Boston”, ben noto agli studiosi del crimine ( deviazione professionale consentita) 

Franco SCARPA

1 commento

  1. bravo Franco, esperienza vissuta e goduta, tutti gli abitanti amano i maratoneti che vengono coccolati. storia di una maratona vissuta da 126 edizioni fatte da record lutti ed emancipazione femminile. le famiglie compatte, fino alla fine incitano tutti indistintamente. La città sinonimo di cultura (M.I.T.) e culla di J.F.Kennedy. Borghese quanto basta, aperta e rispettosa dei suoi ospiti.

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