Maratona di Crevalcore. CARLO, FANNE MEZZA!!

002Vedi, quindi, la festa delle 200 maratone per Silvana Tosolini e le 50 di Thi Lang Huynh con le torte prelibate, categoricamente caserecce, spumante a fiumi e le solite foto di rito. L’avvio della gara è per molti di noi a ritmo lento, dobbiamo smaltire un poco alla volta le troppe calorie accumulate nel periodo natalizio, quindi è ulteriore occasione per rivederci pure in corsa e rivisitare l’anno trascorso insieme. Usciti dal centro abitato ci dirigiamo quasi subito verso la campagna ed è qui che la pattuglia si allunga. I soliti “passerotto qui, passerotto là” alle più o meno avvenenti fanciulle. Le solite “stasera si tr …. ”, oppure “guarda che oggettino c’è oggi, complimenti alla mamma”. Insomma, quello che non ci manca mai in corsa è il fiato, se fosse così pure per le gambe!! ….

Tornando alla corsa, oggi sono arrivato da Prato insieme a Carlo. Due anni orsono questa nuova stella nascente prossima a diventare supermaratoneta pesava 120 kg, oggi 87 kg, ma solo a causa delle festività perché 15 giorni orsono pesava 4 kg in meno. Due anni fa mi ha chiesto aiuto ed io da buon samaritano gli ho fatto scuola dandogli anche i compiti a casa. Nel 2013 ha corso 28 maratone, fra cui due “doppiette”. Era un brutto anatroccolo, ora non sarà un cigno ma un bel papero certamente sì. Nella sua società sportiva era bonariamente preso in giro da questo e quello. Ora, dopo ciò che ha fatto, ha creato problemi di identità ai suoi detrattori, costringendoli psicologicamente a rimisurarsi con sé stessi. “Se lo ha fatto Carlo, lo posso fare anch’io”: da qui, una miriade di nuovi futuri supermaratoneti è pronta fra non molto a tagliare il traguardo fatidico delle 50 gare per potersi fregiarsi a pieno merito del titolo.

003Ma torniamo alla corsa. Verso il decimo chilometro, dopo che mi si era seccata un poco la gola a forza di “cazzeggiare”, intravedo il mio assistito che “se l’era data a gambe”. Passo dopo passo lo raggiungo e provo a fargli la lepre per cercare di portarlo all’arrivo sotto le 4 ore e mezzo. Anche se nelle ultime apparizioni era andato di pochissimo sopra tale limite, sarebbe stato un buon risultato visto che appena 6 mesi fa le cinque ore erano solo un miraggio. In nostra compagnia c’è pure Massimiliano Morelli detto “il Morellino di Scansano”. La prima metà scorre bene in due ore precise. Abbiamo un vantaggio considerevole da gestire, però so che i problemi arriveranno ed abbastanza presto. Al trentesimo siamo ancora in buona proiezione, ma improvvisamente dopo il ristoro la corsa diventa più lenta. Da quel momento comincia il tam-tam continuo che solo io posso fare. “Forza Carlo, forza Carlo, bravo forza”. Gli offro il mix di pozione magica, precedentemente preparato a base di uvetta, nocciole tritate e pinoli. La carta stagna dove è custodito il tutto gli si sbriciola fra le mani gonfie. Cadono pezzi per terra, li raccolgo, lo raggiungo, li mastica. “Un sorso d’acqua, ma non ti fermare, bevi ed ingoia, ingoia e bevi, forza dai, dai!”. I chilometri si allungano, i passi si accorciano, il tempo scorre veloce, le gambe no.

004Al trentacinquesimo chilometro siamo ancora in corsa per centrare l’obbiettivo. Ci riprende la carissima, dolcissima, bellissima Isabella, come al solito orfana del compagno di vita ma non di corsa. Isabella potrebbe impersonare Sisifo e la sua immane fatica, costretto da Giove a spingere per sempre un masso sopra un ripido pendio. Una volta in cima, il masso è destinato a cadere giù e Sisifo deve ricominciare daccapo. Così la nostra eroina Isabella è “costretta” dopo l’arrivo a ripercorrere a ritroso il percorso, per raggiungere ed assistere con dedizione “l’amoroso” in perenne difficoltà. Ma ritorniamo a noi e alle dolenti note che seguono. La presenza di Isabella compensa quella del “Morellino” che fiutando aria di sconfitta, scatta e se ne va. Siamo al trentottesimo chilometro ed è qui che mi gioco la carta della “barzelletta” per cercare di distrarre Carlo e macinare corricchiando qualche centinaia di metri in più. Ad Isabella piacciono le mie barzellette e comincio il racconto con l’ortografia corretta “alla tosco pratese” altrimenti non vien bene! (già vedo Mariolino Liccardi con i capelli ritti!).

BARZELLETTA: La moglie di Mario torna a casa. “Amore, Amore, la mia collega è stata al night con suo marito. È stato così eccitante che poi, con tutta l’adrenalina accumulata, ha passato una notte speciale! Dobbiamo andarci pure noi!”. “Ma che dici cara, non sappiamo niente di questi posti, io non ho bisogno di eccitarmi”. “Lo so caro che tu sei sempre stato casa chiesa e circolo, ma insisto”. Dopo un mese, incalzato pure dai figli maggiorenni, Mario è costretto suo malgrado a cedere. La sera si avviano al locale e appena arrivati alla cassa per richiedere due ingressi, la cassiera gli dice “Ecco i due biglietti, Mario!”. La moglie “Ma quella ti conosce per nome!”. “Ma che, è che Mario è un nome comune!”. “Sarà”, annuisce poco convinta. Entrati nel locale e seduti al tavolo, arriva la coniglietta a chiedere le consumazioni. “Io un gin tonic”, dice lei “E tu Mario?”, dice la coniglietta. La moglie, dopo che quella se ne è andata, comincia a dubitare “Ma allora ti conoscono!”. “Ma che”, risponde lui sempre meno convincente. “È un modo di dire e fraternizzare, il nome Mario è comune!”. 005E così via…… Calmate in qualche modo le acque, arriviamo allo spettacolo dello spogliarello. Appena tolto il reggiseno, una avvenente ragazza comincia a girare fra i tavoli e dire: “Ma questo a chi lo diamo? A chi lo diamo?”. Avvicinandosi al tavolo, alzando la voce dice: “Ma a Mario”, e glielo cinge intorno al collo. La moglie non ne può più e rovesciando il tavolino ed imprecando, si dirige verso l’uscita e chiama: “Taxi! taxi!”. Mario esce fuori appena in tempo per entrare pure lui nell’auto e cercare di salvare il salvabile. Durante il tragitto: “Delinquente, maledetto, e giù borsate in testa, pedate negli stinchi, graffi ed improperi”. Mario è in completa difesa e subisce la furia cieca della moglie. Quando sembra che la tensione si allenti un poco, in un momento di pausa per recuperare forze e fiato, si sente la voce del tassista dire: “Certo Mario, di puttane su questo taxi ne hai caricate tante, ma nervose come questa……….!!”

La sonora risata di Isabella e di un altro maratoneta che nel frattempo si era unito a noi non ha avuto in Carlo l’effetto desiderato. Non un sorriso, solo una smorfia di dolore al basso ventre. Ha bisogno improvvisamente di liberarsi! Questo stimolo non è dovuto alle risate fatte. Preso dall’euforia del racconto non mi sono accorto della sua totale assenza dalla scena, poiché impegnato a “reggere”. “Carlo, non fare il bischero, mancano due chilometri al traguardo e abbiamo 15 minuti, non farla proprio ora!” “Mario, non ce la faccio più!” Lo vediamo scavalcare il bordo del ponte che stiamo attraversando, mimetizzarsi fra l’erba quasi completamente e abbassarsi le brache.

006A questo punto preso dallo sconforto, rendendomi conto di non poter più fare il risultato prefisso, mi viene fuori un’esclamazione spontanea che ricorderò per tutta la vita “CARLO FANNE MEZZA!!” La testolina rispunta fuori e cosi le spalle, la vita e le gambe. Un tentativo goffo per saltare la transenna, vanificato dal cavallo dei pantaloni ancora a mezza gamba. Finalmente si riparte. Nel frattempo sopraggiunge quel mito vivente di Rita Zaniboni ed Isabella corre le ultime centinaia di metri con lei. A 500 metri dall’arrivo, sconsolati per la sosta forzata che sta vanificando il nostro tentativo, scorgiamo un orologio pubblico che indica le 13,27. “Carlo ce la facciamo, forse è il tuo orologio che è avanti!”. Ultima speranza, sprint finale, e lo speaker ci accoglie con generosità di complimenti. Tagliamo il traguardo e di lato appare il cronometro ufficiale: 4 ore e 40. L’orologio del paese non diceva il vero, l’illusione è finita! Carlo si avvia in tutta fretta e senza proferire parole verso il bagno attiguo agli spogliatoi, appena pochi metri più in là. Capisco che è di nuovo in difficoltà. Con un gesto di stizza, mi viene spontaneo dire: “COL SENNO DI POI LA POTEVI FAR TUTTA!”. Carlo, di solito tranquillo, con uno scatto si volta verso di me sibilando: “QUANDO SCAPPA SCAPPA” …. La fortuna ha voluto che fra noi ci fosse una rete di recinzione, io di qua, lui di là, altrimenti me la sarei vista brutta….

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