Maratona di Lubiana: una scoperta vicino a casa di Fabio Marri

Le ultime volte in cui ero andato per maratone in pullman organizzati fu per le trasferte francesi eno-maratoniche da Milano, guidate dal presidente Paolo Gino. Andando più indietro nel tempo, mi sovviene una gita a Terni “dell’amore” con l’allora presidente Gozzi; molto, molto più indietro, addirittura nel 1992, un viaggio da Modena a Monaco di Baviera, quando il nostro pullman dell’agenzia Ovunque ospitò addirittura Ivano Barbolini, ideatore della maratona d’Italia, che veniva in Germania … per imparare.

L’occasione si è ripresentata questo 19 ottobre: data già occupata, in campo internazionale, dalla maratona di Amsterdam (che ha fatto quasi 17mila arrivati, più 13300 nella mezza), e in patria, da quella di Parma, con cifre molto più modeste (duemila in tutto su 4 percorsi, di cui 442 nella maratona). Ma tanto per fare qualcosa di nuovo (l’età avanza e se non ci si sbriga si finirà per non andare più in tanti posti), ho pensato di profittare di un pullman (che poi sono diventati due) da Bologna allestito dal vulcanico Alessio Guidi da S. Agata Bolognese (già perseguitato dall’invidia del podismo tradizionale – che riuscì ad aizzare persino la cosiddetta giustizia federale – ma per fortuna Alessio non ha perso la passione). Trasferta meticolosamente preparata: partenza il sabato mattina per essere al centro maratona di Lubiana poco dopo mezzogiorno e usufruire del pomeriggio libero per il turismo individuale o collettivo.

E passo alla maratona, arrivata alla 29^ edizione, con abbinamento alla mezza e alla 10 km per un totale di quasi ventimila partecipanti (ovviamente, senza bisogno di certificati medici, tesseramenti ecc.): il tutto favorito anche da prezzi modici (non più di 50 euro per la lunghezza maggiore), cui corrispondeva uno zaino, una maglietta da partecipante e una da finisher, un pasta party (solo di sabato); più la gratuità dei mezzi pubblici, sabato e domenica, per i podisti.

Il centro maratona (con annessa Expo) è collocato nell’area sportiva, circa tre km a nord del centro pedonale da cui muoverà la gara, e funge anche da parcheggio, con servizio sia di bus di linea sia di navette dedicate per la zona partenza, e dopo l’arrivo (almeno in teoria) per il rientro.

Il percorso è a petali di margherita, con sei o sette passaggi dal centro (molto bello: da incorniciare gli ultimi 3 km tra il ponte dei draghi e il triplo ponte, con le due chiese principali e gli storici palazzi pubblici), e lunghi tratti nelle periferie dai casermoni nel tipico stile sovietico su cui si innestano le novità “europee” (ristoranti, supermercati, concessionarie auto; la benzina costa meno di 1,50); molti passaggi anche attraverso ampi parchi, tra cui due vasti, circa a un terzo e a due terzi del tragitto, in prossimità delle colline ai due lati della città. Mi ha ricordato un po’ la maratona di Dresda e un po’ la prima parte di quella di Nashville, anche per i continui alternarsi di pendenze che stupidamente si sogliono chiamare “mangia e bevi”: alla fine il Gps darà un dislivello di 140 metri. E a proposito di Gps: già una sottopagina del sito ufficiale ammetteva che la lunghezza totale della maratona era di 42,5; misurazione ottimistica secondo i nostri cronometri, che hanno valutato distanze tra 42,600 e 43,300: fin verso il km 25 i nostri km coincidevano o quasi con le tabelle chilometriche, poi il km 27, giusto nel passaggio dal centro maratona, è risultato scandalosamente di 1200 metri, e da lì si è andati in “progresso”.

Siamo partiti insieme, noi della maratona e quelli della mezza, cioè ben più di diecimila persone, divise in cinque griglie: e malgrado il viale di partenza fosse largo una quindicina di metri, il nostro cosiddetto serpentone era tanto lungo che le griglie D ed E finivano in una via perpendicolare, e tra lo sparo e il mio passaggio sotto l’arco di partenza sono passati quasi nove minuti. Tutto normale, direste, e abituale nelle grandi maratone frazionate in wawes, da New York a Berlino ecc. Salvo che lì la tua classifica viene data dal tempo netto documentato dal chip, e invece a Lubiana noi 2832 finisher (di cui 598 donne, più 7400 nella mezza e 6400 nei 10 km) siamo ordinati secondo il tempo lordo. Solo il diploma elenca, a fondo pagina, il “netto” prima del “brutto”, perché ovviamente i passaggi ogni 5 km sono attestati dai chip; ma il piazzamento è deciso dal tuo transito sul traguardo, e così sia.

Se non altro, la rigorosa chiusura al traffico del percorso ci ha consentito di tagliare le curve come volevamo, sicuri che anche stringendo una curva a sinistra non ti saresti imbattuto in un’auto (come spesso capita in Italia); inutile rifugiarsi nelle piste ciclabili, peraltro molto estese, perché lì passano non solo le biciclette ma anche i motorini.

Grande civiltà delle auto bloccate agli incroci (non ho sentito un solo strombazzamento), grande tifo del pubblico a margine, punteggiato dalle grida “Bravo!” e “demo!” (mica sarà un residuo del veneziano “andemo”?); centinaia di volontari agli incroci e ai servizi, numerose le bande e i complessini dislocati lungo il tracciato. Ristori puntuali e abbondanti, dall’acqua al tè agli idrosalini, più banane, mandarini, cioccolata e gel energetico: semmai, visto che siamo partiti con 4 gradi, non avrebbe sfigurato qualcosa di caldo.

Partecipazione anche qualitativamente di ottimo livello, se pensiamo che il vincitore Haftamu Abadi Gebresilase etiope ha finito in 2.06:52 (netto 2.06:51), con sei africani da Etiopia, Eritrea, Kenia nei primi sei posti; esattamente come tra le donne, dove ha primeggiato l’etiope Tigist Gezahagn Menigstu in 2.22:46 (netto 2.22:45: loro non hanno mica problemi di wawe).

Primi italiani, almeno a giudicare dalle classifiche ufficiose (le uniche presenti sul sito della corsa, ancora 5 giorni dopo), Giovanni Tufani, 66° uomo in 2.51:10, seguito da Lorenzo Lasagna in 2.58:34, e da Michele Camasta in 3.09:09; tra le donne, Michela Tironzelli da Umbertide, 40^ in 3.22:34.

Purtroppo non esistono classifiche suddivise per nazioni, dunque non so quanti italiani ci fossero (certo che solo dai pullman di Alessio Guidi sono usciti 43 maratoneti (più 35 della mezza e 16 dei 10 km); con una miniricerca online vedo che il supermaratoneta croato Franjo Loncar ha chiuso 862° in 3.44:19 (netto 3:42:22), mentre dei due concittadini Malavasi, il figlio Mauro se l’è cavata con 4.35:32 e papà Paolo in 5.01:21 (a entrambi vanno detratti 6 minuti di “tara”, e vogliamo toglierne altri 4 o 5 per il km in più?); mentre i coniugi Assunta Fava e Nunzio Pellicelli hanno camminato la 21 in 3.37. Non è del Club, ma è un caro amico milanese dei Road Runners Antonio Brillo, più bravo di tutti noi con 4.10:10 (alias 4.05:35).

Ristori puntuali e abbondanti; scenografico l’arrivo, nella piazza del teatro d’Opera con vista sul castello, e il tabellone elettronico che proietta immediatamente il tuo nome; bella e originale la medaglia coi simboli della città. Dicono che il sindaco di Lubiana Zoran Jankovic sia rimasto a lungo al traguardo, dando la mano agli arrivati non solo d’élite. Ristoro finale così così ma comprendente anche un brodino caldo, salutare visto il clima freschino (4 gradi alla partenza, 12 nell’ora più calda); finita presto invece la birra analcoolica che sponsorizzava l’evento, mentre ti mettevano in mano cespi di banane cui potevi aggiungere qualche wafer. Ampie tavolate e panche consentivano di mangiare e bere altro (a pagamento). Bella medaglia, e consegna immediata del diploma (dal sito, oltre che da un QR code in loco, si possono scaricare le proprie foto e il video dell’arrivo con tanto di speaker multilingue che fa il tuo nome).

Per noi attorno alle 5 ore il ritiro delle borse è avvenuto “real time”, mentre dicono che nei momenti di punta, specie per la 21, ci fossero code di centinaia di metri. Disponibilità di massaggi gratuiti prima e dopo la gara, numerose le toilette mobili (da queste parti, non saprei se sia consigliabile farla contro una siepe).

Magari, qualche cartello segnaletico in più non avrebbe guastato, per dirigerci ai luoghi dove prendere i bus per il ritorno (e non è facile informarsi dai passanti che ti sanno dire solo di uliça o cesta, desno o levo o naravnost): le strade rimaste chiuse ancora per ore ci hanno costretto a girare a casaccio (perché Google maps ti indicava le fermate normali, quando il traffico è aperto), alla ricerca del “nostro” bus, a non meno di un km dal ritrovo, finché molti hanno optato per taxi dai prezzi più o meno contrattabili (e Paolo Malavasi si è sciroppato altri 3 km a piedi fino al nostro hotel, dove era stato concesso il late checkout per la doccia).

Tutto è bene quel che finisce bene; malgrado qualche tratto di autostrada (italiana) chiuso fra Trieste e Venezia, in cinque ore siamo a Bologna: se ci fossimo intruppati fra i 18400 della mezza di Roma, forse a mezzanotte saremmo stati ancora per strada.

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