Maratona di Pescara 2012

I 42,195 km sono stati la somma di un giro di 21 km e di due giri speculari di poco più di 10 km. Mare e viali rettilinei alberati sono stati gli elementi caratterizzanti.

La giornata estiva ha fatto brillare il mare d’Abruzzo, che lascio descrivere al poeta: “Il mare si stendea in una serenità quasi verginale lungo la costa lievemente lunata verso austro, avendo nello splendore la vivezza della turchese della Persia. Qua e là, segnando il passaggio delle correnti, alcune zone di più cupa tinta serpeggiavano”.

foto 2Le strade geometriche di Pescara hanno fatto dimenticare la Regione come terra di tratturi e di antichi mestieri ed evidenziato un territorio in grande trasformazione. Un piccolo assaggio del quadro arcaizzante dell’Abruzzo è rivissuto sulle bancarelle del modernissimo Corso Umberto I, che portava al Centro Maratona di Piazza della Rinascita. Grossi grappoli di peperoncino, che la cucina locale mette su ogni cosa salvo dolci e frutta, facevano bella mostra di sé; c’era la chitarra, che non è uno strumento musicale, ma un telaio per fare maccheroni; non mancava il parrozzo (pan rozzo), un dolce che rassomiglia nella forma e nel colore all’antico pane rustico contadino.

Piatto, come oggi era il mare, il percorso, se si eccettua quel ponte agile e sinuoso sul porto canale, che è la foce del fiume Pescara, da salire e scendere due volte. A proposito del porto canale, do ancora una volta la parola al Vate: “Una torma di barche passare la foce e navigar lentamente contro la forza dell’acqua; le due rive si rispecchiavano in fondo abbracciandosi”. L’attuale città di Pescara è la somma di due piccoli borghi esistenti sulle due sponde, che lo sviluppo impetuoso ne ha fatto un’unica città.

Percorso veloce, dunque. Ma le cinque ore di tempo massimo concesse non sono bastate a Felice Russo e Raffaele Perrone per portarlo a termine. Siate clementi, giudici! Inseriteli in classifica! Ne va di mezzo un punticino!

E’ stato un piacere vedere Massimo Faleo correre la mezzamaratona. Non c’era modo migliore per onorare la memoria del padre venuto a mancare qualche giorno fa.

Gli organizzatori hanno fatto salti mortali per farci dimenticare la crisi economica che ci attanaglia. Uno zaino-trolley di buona qualità, ripieno di prodotti locali, è stato distribuito a tutti. Premiati i primi cinque di ogni categoria. Per quanto riguarda la pasta ed il vino, molti hanno riempito la credenza, per cui la Coop dovrà attendere qualche mese, prima che li riveda presso le sue casse. Non è stato servito cibo per il solo corpo; s’è pensato anche a quello dell’anima, inserendo nel pacco gara un volume su D’Annunzio. Tutto questo, non vi dico con quale quota d’iscrizione!

A fine corsa si è stanchi. Si beve, ci si riprende e si va al pasta party. Tra una forchettata e l’altra, fra un morso alla fetta di pane imbevuto di olio ed un sorso di vino, qualcuno ha fatto notare non la scarsa assistenza ai Supermaratoneti nel ritiro dei pettorali, ma la totale assenza.

Altri, soci storici del Club dall’anima pura e critica, hanno ricordato che di un famoso Albo d’Oro si fa un gran parlare, ma non lo si realizza mai. Una risposta fattiva bisogna pur darla!

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