Arrivo a Ravenna presto e trovo posto in uno dei tanti posteggi gratuiti a quattro passi dal centro. Quest’anno spogliatoi, WC e docce sono ricavati all’interno di una scuola vicino alla partenza. Gli indumenti personali sono custoditi in un locale transennato, ove possono accedere solo gli addetti. Unico neo, il poco spazio a disposizione, con l’immancabile ressa per la consegna delle sacche. Si parte tutti insieme appassionatamente, in una giornata ancora calda nonostante l’autunno inoltrato.
Dal sito della maratona leggo che, per il secondo anno consecutivo, l’affluenza è record: dallo sparo all’ultimo atleta passano 5 minuti e un biscione interminabile si snoda per le vie del centro. Oltre a migliaia di partecipanti non competitivi, tagliano il traguardo della maratona e della mezza rispettivamente 1.041 e 1.353 atleti.
Lo scorso anno, pur con segnaletica insufficiente e carenza di addetti, nonostante la mia cronica difficoltà a seguire la retta via, non avevo sbagliato. Oggi, invece, il percorso è segnalato ottimamente, con tante freccette direzionali e molti volontari piazzati negli incroci chiave.
Come nell’edizione 2014, il tracciato prevede due giri di 10,5 km nel centro cittadino e un ultimo tratto di 21 km circa. Il problema è che io, da un anno all’altro, dimentico tutto. Arrivo al traguardo dei 10,5 km contemporaneamente al vincitore della mezza. Nella confusione degli applausi al vincitore, tiro diritto. Un centinaio di metri dopo, mi sorge il dubbio di avere sbagliato. Alla domanda se sia quello il percorso giusto della maratona, due gentili addetti rispondono perentoriamente in maniera affermativa. Ma intorno a me solo top runners e neppure l’ombra dei tapascioni. Solo quando intravedo in lontananza il cartello dei 22 km, comprendo. Mestamente, senza più velleità e energie, torno al traguardo e volto a sinistra per il secondo giro. In perfetta solitudine, mi trascino corricchiando. Il terzo giro di 21 km non finisce mai. Una noia mortale, ad eccezione del lungo rettilineo da percorrere avanti e indré durante il quale “batto il cinque” con gli amici maratoneti più veloci.
Dietro, solo i pacemaker delle 6 ore. Faccio due conti e scopro che, per non sforare il Tempo limite consentito, devo “correre” alla vertiginosa andatura di almeno 9 minuti al km. Ci riesco per il rotto della cuffia, ma quanta fatica!!
Un plauso all’organizzazione per avere rispettato gli ultimi della classe. I ristori sono sempre provvisti di cibo e bevande. Le strade, anche quelle periferiche, libere dal traffico veicolare. Cosa assai rara, di questi tempi.
Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)


