Arriviamo a destinazione. Rieti è il centro geografico d’Italia, e per questo indicata comeUmbilicus Italiae, sorge su una fertile pianura alle pendici del Monte Terminillo e sulle sponde del fiume Velino, pianura chiamata Piana Reatina, dove correremo.
Dopo aver temuto un ritardo per la partenza a causa della insolita fila per il ritiro dei pettorali, inaspettatamente, ci poniamo sotto l’arco e partiamo. Si attraversa inizialmente la pista di atletica, il cui suolo è stato solcato da gente come Mennea, Cova, Simeoni, ecc. in occasione dell’omonimo meeting di atletica leggera, e questo pensiero mi fa subito accapponare la pelle e al tempo stesso venire il magone ripensando al mai domo Barlettano Volante.
Si attraversa il bel centro storico passando sul fiume che penetra in città e, dopo una salita tosta incrociando le varie chiese e palazzi di spicco, costeggiamo le ben conservate mura di cinta e poi inizia la campagna attorniata dai monti Reatini, tra i quali si erge imponente il Terminillo, che presenta in cima una leggera spruzzata di neve.

La pianura si offre alla meditazione più profonda; i campi arati si alternano a case coloniche dalle quali si affacciano, per accoglierci con un sorriso, gli abitanti e, soprattutto, i bambini; gli animali al pascolo ci allietano la vista e ci fanno dimenticare un pò la fatica. Si rientra in città attraversando un bel ponte di ferro e solcando di nuovo la pista di atletica per l’arrivo dei partecipanti della 8 km prima e 20 poi, ma per noi maratoneti la strada è ancora lunga.
Riattraversiamo di nuovo la piana e ci dirigiamo verso la pista ciclabile che costeggia un alberato rio. Ad un certo punto incrociamo una lapide con una fotografia; mi riferisce un maratoneta, che affianco, trattarsi di uno di noi che durante un allenamento non ce l’ha fatta; si tratta di Mattucci, cui è stata dedicata la gara. E’ forse un monito?
La stradina prosegue serpeggiando, le gambe già da tempo hanno cominciato a chiedere pietà. Mi conforta l’incontro con un ragazzo – sì perchè io non lo sono più da quel che dice mia moglie, e perciò dovrei un pò ridurre le maratone ma soprattutto le ultra – che mi sprona raccontandomi le sue esperienze di corse, e vado al suo ritmo sperando di mantenerlo per un pò.
Vado oltre le previsioni e finalmente si rientra al Guidobaldi, ove mi accoglie il sorriso dei miei compagni già arrivati e del fotografo Pietro che ci siamo portati dietro, e… scusate la rima.
Che altro c’è da dire? Organizzazione, ristori, percorso e pacco gara tutto al meglio, e ci fa ben sperare per la prossima edizione.
Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)
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