Maratona di S.Antonio 2007. Fusari clonato

002Doveva essere il giorno della carnevalata a Pietro Alberto Fusari, il famoso “Vescovo”, valente supermaratoneta che, in qualsiasi condizione meteo, gelo o caldo torrido, corre con basco nero, maglietta a mezze maniche e mutandoni. Qualcuno sussurra che questi indumenti siano gli stessi che da chierichetto indossava una trentina di anni fa all’epoca delle sue prime maratone: gli hanno portato bene all’inizio e per ragioni scaramantiche, continua a metterli anche adesso. Ci siamo clonati in una quindicina, tutti con basco nero, maglietta a mezze maniche e mutandoni. Su sette mutandoni campeggiano in caratteri cubitali alcune lettere rosse che messe una vicina all’altra formano la frase: FU.SA.RI CL.ON.AT.O Chi è il buontempone inventore della sceneggiata? Il romagnolo di Sant’Arcangelo Alfio Polidori.

003Doveva essere il giorno della carnevalata a Pietro Alberto Fusari. In realtà l’accurata regia, perfetta nella fase preparatoria, si rivela carente nel prosieguo. La navetta in ritardo ci scarica a Vedelago quindici minuti prima dello start. Perdiamo tempo a ritirare il pettorale e arriviamo trafelati al luogo di partenza ove alcuni Fusariclonati impazienti ci stanno aspettando da circa un’ora: saluti a Gaetano Amadio che, bassotto come Fusari, sembra proprio l’originale, e all’omone Gianfranco Gozzi che più che Fusari sembra Fusarone. Il tempo di indossare sotto un sole torrido basco nero, maglietta a mezze maniche e mutandoni, disporsi in ordine fianco a fianco fino a comporre la fatidica frase, scattare una foto ricordo, e si parte. Siamo non ultimi ma ultimissimi.

E il vero Fusari? Dovrebbe essere con noi ma, per fargli una sorpresa, nessuno lo ha avvertito. È in testa al gruppo che se ne corre beato senza sapere assolutamente nulla dei Cloni delle retrovie, vallo a trovare fra circa 3.500 maratoneti! Ciononostante, la sceneggiata non è un fiasco completo. Alla vista del gruppo di sfigati con mutandoni e basco nero, anche senza conoscere i retroscena, la gente a bordo strada ride e applaude a scena aperta. Ci pensa poi il Clone Alfio di Sant’Arcangelo a strappare ulteriori applausi producendosi in gustose piroette (durante le quali perde ogni volta il basco).

Ma il gran caldo che imperversa consiglia i più a desistere. Mi sento soffocare, sudo copiosamente e per non soccombere sotto il sole cocente mi libero degli orpelli fusariani gettandoli in un canale adiacente. Finalmente respiro. Concludo in 5 ore e 58 minuti senza spendere molte energie, correndo dietro le gonnelle di una ragazza vicentina, bella, spiritosa ed intelligente che si è unita al nostro gruppo e che un maratoneta sanguigno e un po’ rozzo paragona con una battutaccia “ad un maiale”: non c’è niente da buttare via.

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