L’innovazione, beninteso, non è avvenuta a scapito dei portatori dei valori tradizionali, ed a coloro che sono soliti procedere dal davanti è stato conservato lo spazio usuale, al quale hanno diritto di prelazione da quattro anni. Anzi, tutto lascia supporre che è verso quest’ultimi che vanno le preferenze del Patron, come dimostra l’incoraggiamento ai buoni sentimenti, evidenziato dalla trasformazione in borse di studio per l’Università di Gomel (Bielorussia) di buona parte del ricavato delle iscrizioni.
Poderosa, la sua voce risuonò nella palestra: “Avviatevi ai vostri posti e disponetevi nella giusta posizione!”. La partenza in queste corse “bi-posizionali” è quanto di più educato ci possa essere: ci si guarda in faccia e ci si fissa negli occhi, e non si offrono maleducatamente le spalle. Romantici sono i sorpassi, che avvengono nel classico atteggiamento anteriore e non in quello posteriore, più equivoco.
Si percorse il primo giro, poi il secondo e dal terzo cominciarono i dolori. Nelle corse “mono-posizionali”, giudichi le condizioni di forma di chi ti precede dalla scioltezza degli arti inferiori, dall’ancheggiamento e dal dondolio dei cingoli scapolo-omerali; in quelle “bivalenti”, la stanchezza la vedi stampata sul viso. E quello di quei tre coraggiosi era una maschera di sofferenza inaudita. Luciano Morandin appariva più macilento che mai; per fortuna degli altri concorrenti, non aveva appesa, né avanti né dietro, quella chiassosa radio che non si sintonizza mai con una stazione; le braccia, stancamente mosse, formavano con il corpo la croce di Sant’Andrea. Mi ricordò il Cristo stravolto del “ The Passion”.
Finalmente, dopo cinque giri, questo spettacolo pietoso ebbe termine, e tutti gli altri continuarono a rincorrersi ed a superarsi allegramente da dietro fino al completamento dei dieci giri.
Non è una specialità facile, questa del retrorunning. I muscoli antagonisti diventano agonisti, la biomeccanica delle catene cinetiche viene sconvolta, la postura deve trovare nuovi compensi; stimoli maggiori necessitano per portare a termine la gara. Ed una riprogrammazione motoria e psichica, ad una certa età, non è agevole conseguirla, se non dopo lunghi allenamenti. Praticata per brevi tratti durante gli allenamenti, può essere un’ottima metodica di stretching per alcuni muscoli.
L’appuntamento con questo tipo di corsa innaturale è riuscito solo in parte. Alla maratona si arriverà gradualmente: natura non facit saltus!
Alla San Silvestro, la mia corsa ha seguito le regole della fisiologia umana normale, ed il vedere quella antifisiologica ha fatto apparire più sopportabile la mia fatica, che s’è conclusa in 3:43:11. Non male, come quarantesima di un anno in cui non sono andato per il sottile (due 24ore, Passatore, 100km. di Jesi, Ventasso, 78km. di Davos, Interlaken, 50km. di Palermo, 50km. lungo l’Adda, 50km. di Sanremo).
I due-tre allenamenti infrasettimanali degli ultimi tre mesi hanno cominciato a dare i loro frutti. Chi aveva mai visto il Direttore in passato? Quest’anno per ben tre volte l’ho preceduto al traguardo. Egli ribatte: “Poche, su decine”. Ed io: “Sì, ma da leone!”. Partire dalle retroguardie, raccoglierlo per la via verso il 35km. e superarlo dal deretano, sono sincero, è esilarantissimo, specie a casa sua, in quel di Reggio Emilia, e nella sua gara, nel “Podisti.net challenge”.
I dieci giri di Calderara di Reno sono da considerare un buon aperitivo per i venti del Brembo.


