Però è davvero bella, molto bella, anche se …. per arrivare a Suviana da Modena occorrono circa due ore e quindi si decide di pernottare sul luogo al solito vetustissimo, quasi irreale, Hotel Luana che ormai è davvero modernariato da esporre al Moma di New York. Ma è comodo, vicinissimo alla partenza, volendo si può arrivare anche a piedi al camping, expo della situazione. E i titolari sono dei personaggi un po’ fuori dal coro.
Quindi, sabato pomeriggio camminata di riscaldamento fino al campeggio, a un paio di km, fiancheggiando il lago che è davvero particolare nonostante sia un bacino artificiale. Vegetazione lussureggiante e profumi di tiglio e fiori. Su al campeggio ritiro del pettorale e chiacchiere con gli amici già arrivati in attesa della cena al ristorante fra i pini. Ci sono Luciano e la sua incredibile moglie, Monica, che ha iniziato a correre da soli 9 mesi ma ne è stata subito stregata, tanto che ha già corso diverse maratone e domenica scorsa la 100 km del Passatore in poco più di 14 ore. Complimenti, io in 20 anni non ho mai trovato il coraggio di farla e adesso, con le mie gambette sgangherate, la vedo proprio una missione impossibile.
Cena e poi di nuovo camminata fino all’albergo dove, entrando, la prima cosa che colpisce è la puzza di fumo che ormai lo impregna. Ma sempre per i motivi di cui sopra, va bene così. A nanna presto ed è già mattina e dopo la colazione e il caffè davvero buono fatto dal padrone fumatore ci incamminiamo alla partenza che sarà alle 9 per la maratonina e alle 9,05 per noi della maratona. Ci sono anche altri percorsi più brevi e non competitivi anche per camminatori con bambini. Infatti ecco anche l’amica Marina, compagna di tanti allenamenti intorno a Castelvetro quando eravamo in forma, che oggi accompagna amici e camminerà per sentieri con un nipotino.
Il cielo è coperto, qualcuno ha messo il giubbino di plastica, teme la pioggia, pare l’abbia detto il meteo. Che palle ‘sto meteo, ma prendiamo quello che viene, come facevamo qualche anno fa, se piove si vedrà. Qualcuno parte coi passeggini, ecco Greta reduce dal Passatore che oggi lascia correre suo marito, ecco anche Gabriella che forse alla prima edizione ha anche vinto. Io temo molto, da ieri è il ginocchio “sano” che mi fa molto male e le discese che ci aspettano mi spaventano. Non so nemmeno se riuscirò a correre. Ma quando si da il via, ecco che le gambe rinascono, via dietro agli altri subito un po’ in salita, a fianco del lago, davanti ai pescatori già posizionati e ai pigri turisti seduti comodamente al bar. Le tende sotto gli alberi di chi ha pernottato qui, le barche che galleggiano. I primi sono già lontani, l’avventura inizia.
Si passa davanti al Luana e subito ci aspetta la prima dura salita ma corro, si può fare, e infatti il primo giro di soli 7 km impegnativi passano in fretta, parlo con Monica carica e leggera e raggiungo anche Libero al primo passaggio sotto l’arco al campeggio e le gambe spingono e reggono fino al giro alla diga dove inizia il primo giro lungo di 14 km. Altra salita e Libero si allontana mentre io rallento, so che non poteva durare ma è stato bello. Arriva Marta, che farà un tratto libero e poi andrà a far servizio al ristoro di Badi (gemellata con New York, dice il cartello!). Arriva Gaetano che si era già perso a mangiare, il sole per fortuna è ancora coperto ma fa già caldino. Salita, salita, salita. Nei tornanti s’intravvede qualche podista che arranca, è dura per tutti. Finalmente eccoci al punto dove si scende per lo sterrato verso il ponte nel tratto più bello, fra gli alberi e la cascatella con continui saliscendi, fino al punto dopo il torrente da cui partirà il tratto forse più ripido, faticoso anche di passo.
Spariti tutti dietro le curve, saremo ultimi? I profumi degli alberi inebriano, la fatica ancora sopportabile. Finalmente in cima, ristoro abbondante come tutti gli altri con bibite, biscotti, uvette e tanta simpatia perché questi volontari sono davvero simpatici. E anche 2 risate aiutano. Poi via verso Badi, 4 lunghissimi km di falsopiano e di nuovo al ristoro dove anche Marta, dopo i suoi 20 km ci aspetta e incoraggia. Discesone fino all’arco che stavolta mi pare più doloroso per le ginocchia e poi ancora fino alla diga ma qui, gran dispiacere, siamo solo a metà dobbiamo percorrere anche un altro giro piccolo non solo quello grande intorno al lago. Cavolo, questo abbatte il mio morale. Mi sembra faccia molto caldo e non esiste lo spugnaggio perché doveva piovere. Nel tratto in salita dentro al boschetto ci raggiunge (già) l’indistruttibile camminatore Giovanni che con le sue lunghissime gambe e la sua determinazione si allontana e sparisce. Cavolo, ma chi gli sta dietro?
Io comincio ad essere stanchina ma siamo di nuovo a Badi al ristoro di Marta e via di nuovo, per la terza volta per il discesone fino all’arco, ancora. Stavolta le ginocchia si lamentano ma, eccoci, ancora alla diga, finalmente si gira verso l’ anello degli ultimi 14 km che sale e sale. E il sole picchia, altro che pioggia. Sono stanchina ma Gaetano chiacchiera, arriva Vito Piero che nonostante i 50 km del giorno prima e i 100 del Passatore ha ancora tantissimo fiato e gambe. Ma che magna ‘sta gente? Sali, sali e finalmente eccoci al sentiero verso il bosco e la cascatella. Ecco ancora il Mulino, il ponte sul torrente e la maledetta salita. Che caldo, sono così stanca che mi metterei a piangere. Sigh, ma Gaetano mi tira un po’ e siamo ancora in cima al ristoro con quelli simpatici che ci offrono coca e i biscotti e ci fanno ridere. Io poco veramente, non ho più fiato, ma in cima ci sono altri amici toscani con cui si condivide la stanchezza. Dai, solo 4 piccoli eterni km fino a Badi, dall’amica Marta che mi bacia (mi avrà visto devastata) e mi spedisce giù per gli ultimi km finalmente nell’ultimo tratto verso l’arrivo.
Mai discesa mi è sembrata più odiosa, io che adoravo le pendenze! Le ginocchia mi fanno tanto male che temo che si spezzino, ma forse ce la faccio, dai andiamo. Gaetano è più in forma di me ma mi aspetta, sarà meglio, se prova ad arrivare prima gli spezzo le gambe. Ecco un tornante, un altro, forse ci siamo, non ancora, ecco finalmente l’ultima curva, sento una vocina lontana, ecco l’arco colorato, dai ci siamo, corriamo con ritrovata energia e passiamo in 6 ore e 23 minuti. Wow! Ecco Gianfranco e Bernagozzi, gli autori di questo massacro. Manca purtroppo l’amico Franco Carati che lo scorso anno era ad applaudirci, sorridente come suo solito. Ma è la vita.
Fine gara, fine energie. Mi trascino al ristoro, al recupero borse, ce ne sono poche ormai. Mi trascino anche da Gianfranco che mi premia per categoria. Un po’ di relax con gli amici già arrivati, Monica in formissima che fa foto, i gattini del campeggio che si strofinano fra le gambe, il sole che filtra tra gli alberi. Ciao a tutti, noi andiamo da Luana che ci ha lasciato la camera per una doccia e poi via, verso casa, sotto una leggera pioggia che finalmente è arrivata. Meteo docet.





