MARATONA DI TORINO, CAPITALE DELL’AUTO E DEI RICORDI

 

002Già l’auto, una città tanto bella, una splendida veloce maratona, grandi viali, grande storia, ma ossessionata dal traffico, con le auto che sfuggono, si dannano, si imbucano, strombazzano, imprecano, sgommano. Poveri vigili che sudano più di noi a contenerli. “Fate presto non li tengo più, è tutta mattina che li abbiamo messi in un imbuto”. Laggiù noi “SLOWFOOT” ce la siamo vista brutta, anche se quest’anno abbiamo fatto uno sforzo corale per stare nelle 5 ore e mezza. Non è facile correre in questo suolo regno del pneumatico, è un affronto non fare passare le auto davanti a Mirafiori. Ma è la stessa impressione che si ha guidando in città, non ci si può fermare mai. Non ci sono stradine ove ripararsi dietro una curva, angolini dove fermarsi, si spera in un rosso per riprender fiato. Se poi si aggiunge la complicazione dei controviali l’attenzione quadruplica e si rimpiange le One Way Newyorkesi. Si guida very relaxed a Times Square, sembra che guidino gli altri, provate!

003Eppure Torino è la città con la più bella posizione naturale, come diceva Le Corbusier. Anche grandi filosofi come Rousseau e Nietzsche si trovavano d’accordo nel definire Torino come una delle città più affascinanti. Si riferivano alla straordinaria scenografia delle Alpi, alle morbide colline a due passi dal centro, al Po e agli altri fiumi la Dora Riparia, la Stura e il Sangone che bagnano il capoluogo. 18 milioni di metri quadrati di verde e 300 chilometri di strade alberate rendono la città una delle più ricche al mondo dal punto di vista ambientale. Quante belle maratone si potrebbero fare nei Parchi della Collina Torinese, nel Bosco del Vaj, sulla Collina di Superga, della Maddalena, nel Parco del Meisino dove non tutti sanno che vi è un’oasi naturalistica in cui vive una delle più importanti colonie europee di aironi cinerini in ambiente urbano. E perché non passare negli storici Giardini Reali, oppure correre solcando le acque del Po nel famoso Parco del Valentino (quest’anno neanche sfiorato) fino a quello d’Italia ’61, o anche solo un giro della Pellerina. Il percorso cittadino scelto è davvero veloce, ma per chi aspira alle sensazioni e ai ricordi, non lascia niente. Una vampata di folla iniziale su via Po, e poi solo asfalto e clacson. Solo negli ultimi 800 metri si torna davvero a “Torino”, a quella che dovrebbe essere una vera maratona cittadina, senza auto, clacson e il fastidio di dar fastidio. Bello il finale con le transenne, col tifo e i monumenti per noi. Bellissimo avere piazza Castello lì che ci aspetta e festeggiare le 200 maratone della dolcissima Carlà e le 450 dell’acciaioso Ferri simpaticississimo IperMario. Si tinge di giallo la sparizione delle Medaglie. Ultimo ad averle viste Mariolino sul quale grava qualche sospetto. Dopo aver d’impeto sganciato il gruppo negli ultimi due chilometri si accaparra l’ultima rimasta. Un comunicato stampa via mail annuncerà poi che un scatola di medaglie è sparita. Le indagini sono in corso. A parte gli scherzi ricorderò il nostro teatrino finale coi festeggiamenti e tutta la bagarre per le medaglie rapite come nota di colore di una giornata un po’ stinta.

Forse adesso che ci penso anche un altro ricordo mi sovviene. E’ molto personale e un po’ Piemontese e ispirata da una persona cara. Bene quest’anno grazie ad un positiva decisione dell’organizzazione si è passati dalla Meravigliosa Palazzina di Caccia di Stupinigi. Dopo aver visto sfilare la fanfara del reggimento 4:45 al comando del Gran Maresciallo di Forlì, sono rimasto solo davanti a tanta bellezza che mi abbracciava. Quasi non volevo andarmene. Poi di lontano nel silenzio verso Nichelino una melodia di lontano. Un valzer un po’ malinconico e triste sul vialone di platani con le ultime foglie. Passo dopo passo mi commuovo senza capire il perché. Mi avvicino e provo a canticchiare senza che mi vengano le parole. Non mi ricordo che cosa sia. E’ qualcosa che prende al cuore e suscita nostalgia senza saperlo. Fa entrare nella terra dei ricordi e degli affetti ormai perduti. Finalmente in fondo al viale sento le prime parole di questo gruppo che canta. Certo ecco perché non la ricordavo. E’ così triste che nessuno può ricordarla. Addio Torino!

 

004Addio bei giorni passati,

mia piccola amica ti devo lasciar,

gli studi son già terminati

abbiamo finito così di sognar.

 

Lontano andrò,

dove non so,

parto col pianto nel cuor,

dammi l’ultimo bacio d’amor.

 

Non ti potrò scordare

piemontesina bella,

sarai la sola stella

che brillerà per me.

 

Ricordi quelle sere

passate al Valentino,

col biondo studentino

che ti stringeva sul cuor.

 

005Rosina il tuo allegro studente,

di un giorno lontano è adesso dottor,

io curo la povera gente

ma pure non riesco a guarire il muio cuor.

 

La gioventù,

non torna più,

quanti ricordi d’amor,

a Torino ho lasciato il mio cuor.

 

Non ti potrò scordare

piemontesina bella,

sarai la sola stella

che brillerà per me.

 

Ricordi quelle sere

passate al Valentino,

col biondo studentino

che ti stringeva sul cuor.

 

Ricordi quelle sere

passate al Valentino,

col biondo studentino

che ti stringeva sul cuor

 

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