Città con tipico stile americano (la frontiera USA è a pochi km), cosmopolita dalle tante nazionalità di provenienza, tutte fortemente integrate, ma caratterizzata da un passato imbevuto dalla cultura e dai simboli degli indiani, primi abitatori della Regione (totem, sculture, disegni tipici sui tessuti e nei locali). Non è un caso che i cosiddetti “nativi indiani” siano anche denominati First Nation, Prima Nazione.
Domenica, 4 maggio, la maratona è segnata da una giornata freddina e di pioggia, a tratti anche intensa, che non rallenta le operazioni perfettamente organizzate per i 5.000 partenti.
Ce ne sono almeno altrettanto per la mezza maratona (percorsi e orari leggermente differenziati). Il percorso inizia dal Queen Elizabeth Park e ne attraversa altri due, in parte piatto ed in parte ondulato, con saliscendi non prolungati ma impegnativi.
Ristori abbondanti ogni 2,5 km, una quantità impressionante di volontari per sostegno ed incoraggiamento ad ogni tavolo, ogni incrocio, bande musicali sparse lungo il percorso.
Gli ultimi km attraversano lo Stanley Park, lungo la riva dell’oceano e subito dopo il traguardo al centro della città, in una cornice di folla che ti spinge con l’incitamento negli ultimi 200 metri e rende davvero emozionante l’arrivo.
Non è per fare paragoni ma non ha niente da invidiare alla New York Marathon o ad altre rinomate.
Vale la pena anche per la cortesia e disponibilità trovata ad ogni angolo.


