Maratona ex lege (o fuorilegge?), ex articolo 1 comma f, ex Cina
Non ho diritto di comparire nella nobile lista di quanti disciplinatamente hanno aderito alla proposta del Club rimanendo in casa; e nel dubbio che qualche delatore di regime faccia la spia (attività raccomandata dal governo in queste settimane: siamo ridotti così!)), preferisco rimanere anonimo. Paolo Gino sa chi sono, ha visto le mie foto in azione (da non pubblicare) e la copia del versamento anti-covid effettuato, altri mi riconosceranno … ma io negherò fermamente la mia identità!
Quello che ho fatto è legale o no? I più propendono per il no (specialmente il lugubre commissario ad acta della mia regione, sempre nerovestito e spesso tonante contro “le corsette”); io leggendo e rileggendo decreti, gride e circolari, mi sono convinto che alla fine della pantomima gli avvocati (che adesso chiedono il sussidio di disoccupazione!) si ingrasseranno con le migliaia di cause promosse dagli sportivi multati che non avranno conciliato; e se i giudici non si lasceranno influenzare assolveranno tutti, perché frasi come questa che leggo nell’introduzione all’ultimo (per ora) decreto della vigilia di Pasqua, dicono: “è confermato lo stop per tutte le attività sportive, anche gli dei professionisti, mentre rimane consentita l’attività motoria nei pressi di casa, da soli e mantenendo le distanze”. Però l’art. 1, comma f (cioè quello che ha valore di legge) recita testualmente (compresi gli apostrofi invece degli accenti): “non e’ consentito svolgere attivita’ ludica o ricreativa all’aperto; e’ consentito svolgere individualmente attivita’ motoria in prossimita’ della propria abitazione, purche’ comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona”. E le Faq dello stesso sito governativo ribadiscono: “Si può uscire dal proprio domicilio solo per andare al lavoro, per motivi di salute o per necessità ovvero per svolgere attività sportiva o motoria all’aperto... L’attività motoria all’aperto è consentita solo se è svolta individualmente e in prossimità della propria abitazione. È obbligatorio rispettare la distanza di almeno un metro da ogni altra persona. Sono sempre vietati gli assembramenti”.
Quindi lo stesso sito nella stessa giornata dice una cosa e il suo contrario, niente attività ludica ma sì all’attività sportiva?! D’altronde siamo in Italia, dove le parole ex lege significano (dizionario De Mauro in 6 volumi, anno 2000, voci eslege e ex lege) sia “secondo quanto è stabilito dalla legge” sia “chi non è soggetto a legge; fuorilegge”.
Dunque ho deciso di aderire alla proposta del Club, ma non in casa o nel cortile (sebbene mia moglie avesse misurato il giro trovandolo di 50 metri esatti). Ho trovato un terreno incolto (un ex vigneto, ora un po’ bosco un po’ prato) il cui ingresso è a 100 metri da casa mia: dunque stiamo dentro i 200 metri della vulgata più comune, messa per iscritto in qualche regione. Questo terreno, dopo altri 150 metri, è trasformato in parchetto, teoricamente proibito dalla legge nazionale, sebbene agli ingressi non ci siano cartelli, e comunque ci stazionino o passeggino regolarmente almeno 5 o 6 persone per volta, famiglie, bambini, ragazzotti, gente col cane e perfino qualche podista. Ma si può correre anche sui due argini (con un intervallo di una cinquantina di metri) che separano il parchetto dalla tangenziale, dove il sentiero è ben marcato. All’altro ingresso del parchetto, traversando una strada si entra in un ex terreno agricolo, ora occupato per tre quarti da una grandiosa costruzione di almeno 5 palazzoni (iniziata due settimane dopo le elezioni comunali, in cui il sindaco è stato eletto dopo aver sbandierato il “consumo zero di suolo”), e per il resto da un vialetto contornato da pioppi, per cui si accede a un bosco spontaneo circondato da case. La fine di questo bosco, stando al mio Gps, dista esattamente 1000 metri in linea d’aria da casa mia. Prossimità? A un giudice l’ardua sentenza.
Comunque, dopo qualche settimana di corsette un po’ di qua un po’ di là, saggiando il percorso migliore tra i vari sentierini disponibili, mi sono accorto che facendo un certo giro il Gps mi dava suppergiù 4200 metri. Che idea: facendolo dieci volte… Bè, è prematuro, ma intanto procediamo per gradi: in futuro chissà…
Sabato santo, faccio il quarto di maratona (10,180 segna il Gps): 1 ora e 16 (è un trail, di asfalto ci sono 150 metri al massimo). E viene il lunedì di Pasqua.
Era il lunedì dell’Angelo del secolo scorso quando a Russi feci il mio record di maratona, diciamo pure un’ora e mezzo meno di quello che mi riesce adesso. Ma dunque, partiamo. Una borraccia di tè, una bottiglia di acqua frizzante, un gel e una barretta energetica in un sacchetto appeso a un ramo all’ombra. Primo giro che serve anche da perlustrazione che non ci sia qualche divisa… No, c’è invece un po’ di gente, diciamo una decina sparsa sui 4200 metri; un paio di podiste che però ostinatamente girano per le stradette del parco (al secondo giro, mi avvicino a una e le chiedo se possiamo fotografarci insieme: deve essere sudamericana, acconsente ma “non la mandi mica al giornale!”). L’attraversamento della strada è il punto più pericoloso: sabato un’auto dei vigili girava in su e giù. Ma oggi niente. Nella zona boschetto c’è qualcuno coi cani: chiedo a uno se mi fa qualche foto, lui mi riconosce come un antico compagno di partitacce di calcio nel campetto della chiesa vicina (il vecchio parroco è morto proprio ieri). All’uscita dal bosco, un residente sta sistemando il prato col tosaerba: così un centinaio di metri riesco a correrli su un prato fresco e profumato. Sono le sensazioni cui non facciamo caso quando corriamo nella normalità, ma adesso per noi semireclusi diventano recuperi preziosi.
Giro di boa attorno a un gruppo di villette a schiera, poi di nuovo vado a fiancheggiare il bosco, grosso modo in senso orario: stavolta a sinistra ci sono casermoni stile repubbliche socialiste, e in un gazebo coperto e dotato di panche ci stanno regolarmente 4-5 ragazzotti (evidentemente quella è zona franca, ex lege…). Uno starnutisce vistosamente, gli altri (tutti senza mascherine) lo prendono in giro. A proposito di mascherine: dopo due settimane di viaggio mi è arrivato dalla Cina un pacco “priority” di 500 mascherine, regalo di una conoscente: niente da fare, il postino ha preteso 63 euro di IVA e diritti vari. Ecco una ragione per cui la mia offerta non va a un organismo statale: i soldi me li hanno già presi.
Scacciamo i cattivi pensieri e torniamo al trail-half-marathon. Due fagiani volano via, una lepre entra nel bosco come faccio anch’io, sperando invano di recuperarla. Siamo nella zona di una polisportiva dove fino a una ventina di anni fa si concludeva una 21 km invernale: a un anziano col cane chiedo qualche altra foto, proprio lì dove era il traguardo. Il cane strappa nel guinzaglio e l’improvvisato fotografo ci mette un po’: ma tanto non c’è pericolo che nessun concorrente mi raggiunga.
E così, giro dopo giro, supero la metà gara: siccome ad ogni tornata mi piace fare piccole variazioni (dunque i giri stanno fra i 3,8 e i 4,4), mi accorgo che così facendo potrei finire la gara lontano dal punto di partenza. La soluzione (già studiata nei giorni seguenti) è nell’allungare per un anello di strade dove casa mia è proprio a metà: sono 770 metri misurati, con varie tacche, da un vicino di casa che fa la pista, e qui ci corre le ripetute. Tutto asfaltato, così posso tenere i piedi un po’ più rasente al suolo, senza paura di beccare radici o rovi striscianti, né farmi venire il prurito con l’erba alta; e il percorso con questo nuovo ricciolo diventa di 5 km.
Insomma, quando sto facendo l’ultimo giro mi accorgo che il traguardo verrebbe ad essere proprio dove l’avrei voluto, anzi posso evitare di risalire per la nona o decima volta sui terrapieni di 120 + 450 metri (fatti sempre nell’andata e nel ritorno; alla fine il Gps mi darà 90 metri di dislivello), e mi permetto (tanto, è già passata l’una, in giro non si vede nessuno, tanto meno guardie) di fare tutta la stradetta selciata del parchetto, che prima avevo visto sempre dall’alto salvo quando ero andato a incrociare la podista della foto. Ultimo km, rasento ii marosticani dove trent’anni fa andavo coi figli bambini a raccogliere le piccole susine verdi, nei tramonti d’estate, e dove sabato mi aveva raggiunto la telefonata di un atleta olimpico a Pechino 2008, ora medico. Gli avevo chiesto: dottore, ma se io corro da solo nei prati, sono pericoloso, contagio qualcuno? Risposta: assolutamente no, tieni solo presente che se ti viene l’infarto o ti rompi un osso forse non possiamo prenderti al pronto soccorso!
Occhi aperti, dunque: ultimo prato, ultimo passaggio davanti alla casetta dei colombi, ecco arrivo al sacchetto del mio ristoro: il Gps segna 21,160, il tempo è 2:50:55. Può bastare?


